martedì, Luglio 21, 2026
  • Login
Partito dei CARC
  • P.CARC
    • Chi siamo
    • Tesseramento
    • Contatti
    • Documenti approvati dal VI Congresso Nazionale (2023)
    • Approfondimenti
    • (nuovo)PCI
  • Resistenza
    • Abbonamento
    • Archivio
  • Propaganda
    • Comunicati nazionali
    • Dai territori
    • Locandine e manifesti
    • Volantini nazionali
  • Relazioni Internazionali
  • Fai una donazione
    • Dai un sostegno economico
    • 5X1000 all’Associazione Resistenza
  • Edizioni Rapporti Sociali
    • Catalogo on line
  • Newsletter
No Result
View All Result
  • P.CARC
    • Chi siamo
    • Tesseramento
    • Contatti
    • Documenti approvati dal VI Congresso Nazionale (2023)
    • Approfondimenti
    • (nuovo)PCI
  • Resistenza
    • Abbonamento
    • Archivio
  • Propaganda
    • Comunicati nazionali
    • Dai territori
    • Locandine e manifesti
    • Volantini nazionali
  • Relazioni Internazionali
  • Fai una donazione
    • Dai un sostegno economico
    • 5X1000 all’Associazione Resistenza
  • Edizioni Rapporti Sociali
    • Catalogo on line
  • Newsletter
No Result
View All Result
Partito dei CARC
No Result
View All Result

Electrolux: il costo del lavoro lo pagano i lavoratori?

Compagno P by Compagno P
Luglio 2, 2016
in Resistenza n. 2/2014
A A
0
carc
0
SHARES
20
VIEWS
CondividiShare on TwitterInvia

La Electrolux è diventata la capofila della crociata padronale contro gli operai, Ernesto Ferrario, amministratore delegato di Electrolux Italia, è sceso in campo a fianco di Marchionne. Quattro stabilimenti, a Porcia (Pordenone), a Forlì, a Susegana (Treviso) e a Solaro (Milano), 6.500 operai più quelli dell’indotto, tutti di fronte al ricatto come in FIAT. Chiusura dello stabilimento di Porcia, licenziamento di altri 850 operai, diminuzione per tutti del salario (meno tre euro all’ora, fanno 130 euro in meno al mese, quindi un salario di poco più di 800 euro), blocco degli scatti di anzianità, dimezzamento di pause e permessi sindacali, congelamento degli aumenti del CCNL, aumento dei carichi di lavoro (meno linee di montaggio che producono più pezzi): o così o la produzione si sposta in Polonia. Il costo del lavoro va ridotto per far fronte alla concorrenza dei marchi asiatici come LG e Samsung, parola di Electrolux.

Il costo del lavoro e i diritti dei lavoratori come ostacolo da rimuovere per rilanciare la crescita sta diventando un’arma sempre più spesso usata contro i lavoratori, in parallelo con l’eliminazione delle regole di protezione della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro e antinquinamento (di protezione della popolazione e del territorio) e con i contributi pubblici e le agevolazioni fiscali ai capitalisti. Ci concentriamo sul costo del lavoro, che è la questione principale, perché isola la classe operaia e la divide (quindi per i padroni, le loro autorità e i sindacalisti complici è più facile da imporre).

“L’idea che una qualche riduzione del salario e dei diritti sul posto di lavoro o un qualche alleggerimento fiscale e contributo pubblico sia una soluzione, è da miopi, è non vedere oltre il proprio naso. È la strada della morte lenta, serve solo a tirare in lungo e ad isolare gli operai perché siano liquidati dai padroni fabbrica per fabbrica, un caso alla volta, un po’ per volta, meglio ancora se mettendo una fabbrica contro un’altra.

Non è il costo del lavoro che induce i capitalisti a chiudere, ridimensionare o delocalizzare le aziende: è la crisi generale del capitalismo. Non è il costo del lavoro il fattore principale che determina la convenienza per un capitalista di mantenere aperta un’azienda in un paese piuttosto che investire il suo capitale nel mercato finanziario o trasferire l’azienda in altri paesi. Non è il costo del lavoro il fattore principale che determina la sua convenienza di investire in un paese piuttosto che in un altro. Il costo del lavoro è solo uno dei fattori e neanche il principale. Ancora più che dal costo del lavoro, la convenienza del capitalista dipende dalle prospettive del mercato finanziario, dal livello generale dei prezzi, dalle rendite (affitti di terreni e immobili, interessi, vitalizi e appannaggi, rendite finanziarie, ecc.) e dalle tasse, dal servizio del debito pubblico, dagli interessi bancari, dal corso dei cambi monetari, dai regolamenti vigenti. A sua volta il costo del lavoro non è più determinato principalmente dalla quantità di beni e servizi di cui dispone il singolo operaio: sul salario di ogni operaio gravano gli affitti, le rendite, gli interessi, i profitti, le tasse, le tariffe e il livello generale dei prezzi su cui i monopoli, i brevetti, la pubblicità, le spese generali, il cambio delle monete e altre voci incidono più che il tempo di lavoro.

Gli operai che accettano riduzioni di salario, aumenti di orario e cancellazione di diritti o che ottengono contributi pubblici e sgravi fiscali per il padrone della loro azienda, al massimo guadagnano un po’ di tempo. Non è la competitività dell’azienda impiantata in Italia rispetto ad altri paesi che salva gli operai del nostro paese: prima o poi qualche azienda di un altro paese prenderà a sua volta il sopravvento.

D’altra parte non sono solo il salario e i diritti sul posto di lavoro che fanno la vita degli operai: l’inquinamento, la devastazione del territorio, il dissesto idrogeologico, la mancanza di prevenzione dei disastri naturali, le guerre, la decadenza del servizio sanitario, della scuola, dei trasporti, dei servizi per anziani e bambini e degli altri servizi pubblici, la riduzione dei diritti democratici e civili, l’abbrutimento e l’insicurezza generali incidono sulla vita degli operai quanto il salario e i diritti sul posto di lavoro.

Da tempo la fonte principale della ricchezza non è più il tempo di lavoro, ma l’applicazione della scienza e della tecnica alla produzione. Quindi il furto del tempo di lavoro degli operai, la riduzione di salario e l’aumento del tempo di lavoro (la soppressione delle pause di cui Marchionne si è fatto vanto), non è più e non può più essere la legge della produzione. Ostinarsi in un sistema di relazioni sociali che si basa ancora su quella legge, porta a scontrarsi ogni giorno con problemi più gravi” (dal Comunicato (n)PCI n. 3, 21.01.14).

Qualche esempio per chiarire il concetto.

Dove gli affitti delle case o gli interessi sui mutui (la rendita fondiaria) sono più alti, a un costo del lavoro più alto non corrisponde un maggiore quantità di beni e servizi a disposizione dell’operaio (cioè al salario).

Una rendita immobiliare (su terreno, costruzioni e altri immobili) o finanziaria più alta che subiscono i produttori dei beni e dei servizi che entrano nel consumo dell’operaio, si traduce in prezzi più alti che l’operaio paga per essi e quindi (per una via o l’altra, prima o poi) in un costo del lavoro più alto per il capitalista che lo impiega, senza che l’operaio ne abbia alcun vantaggio.

Lo stesso vale per il carico fiscale con cui lo Stato paga il suo debito pubblico, per le rendite (ad esempio la pensione di 91.000€ al mese che l’INPS paga a Giuliano Amato), i vitalizi e le commissioni per i vari profittatori di regime, per le spese per mantenere il Vaticano e la Chiesa, per le spese per il riarmo e le spedizioni militari, ecc. Questo carico fiscale grava direttamente sull’operaio (quindi sul costo del lavoro del capitalista che lo impiega), grava indirettamente sul costo del lavoro perché le imposte e tasse pagate dai produttori dei beni e dei servizi che entrano nel consumo dell’operaio si traducono in prezzi più alti che l’operaio paga per essi e quindi (per una via o l’altra, prima o poi) in un costo del lavoro più alto per il capitalista che lo impiega, senza che l’operaio ne abbia alcun vantaggio.

Rendite e carichi fiscali pagati direttamente dalle aziende e prezzi dei beni e servizi che le aziende acquistano (su cui incidono rendite, imposte e tasse pagate dai rispettivi produttori) incidono sulla convenienza del capitalista a investire il suo capitale in una data azienda piuttosto che altrove o nel mercato finanziario.

Lo stesso vale per regolamenti e leggi che costringono il capitalista a spese aggiuntive e a spese generali che non sono mezzi di produzione, materie prime o forza lavoro direttamente impiegate nella produzione delle merci che l’azienda vende.

Quindi? “Solo con la lotta per instaurare il socialismo è possibile far fronte alla crisi del capitalismo. Mobilitarsi e organizzarsi per costituire il Governo di Blocco Popolare è un passo su questa strada. Tra tutte le classi sfruttate e oppresse la classe operaia (i lavoratori delle imprese capitaliste) sono più degli altri in grado di porsi alla testa della mobilitazione e organizzazione delle masse popolari per cambiare il corso delle cose.

Gli operai avanzati devono formare in ogni azienda organismi operai che si occupino sistematicamente della salvaguardia delle fabbriche prevenendo con lungimiranza le manovre padronali per ridurle o delocalizzarle. Ma proprio per questo, oltre che occuparsi della loro fabbrica, devono contemporaneamente proiettare la loro azione sulle masse popolari della zona circostante per mobilitarle e organizzarle a formare organizzazioni popolari e stabilire collegamenti con le organizzazioni operaie delle altre aziende per arrivare a creare un loro governo d’emergenza” (dal Comunicato (n)PCI n. 3, 21.01.14).

Landini scrive a Letta di intervenire perché “la vertenza Electrolux travalica il normale confronto tra le parti”, la CGIL gli fa eco che “questa vertenza non è confinabile all’interno di una normale vertenza sindacale”. Vero, non è un problema sindacale, è una questione politica e non solo l’Electrolux, ma la sorte di tutto l’apparato produttivo del paese. Però non si tratta di chiedere al governo Letta-Napolitano di fare qualcosa e cambiare strada, ma di cambiare proprio governo!

carc

Condividi:

  • Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa

Mi piace:

Mi piace Caricamento in corso…
ShareTweetSendShareShareSend
Previous Post

L’accordo FIAT – Chrysler e il gioco delle tre carte di Marchionne

Next Post

La situazione politica: manovre eversive in un clima da fine impero

Related Posts

klutsis
Resistenza n. 2/2014

La costruzione del mondo nuovo. Vista dall’alto. Osare lottare, osare vincere… osare imparare

by Compagno P
Luglio 2, 2016
0

...

carc
Resistenza n. 2/2014

Il primo gradino: il Governo di Blocco Popolare

by Compagno P
Luglio 2, 2016
0

...

renzi

La situazione politica: manovre eversive in un clima da fine impero

Luglio 2, 2016
aaafca

L’accordo FIAT – Chrysler e il gioco delle tre carte di Marchionne

Luglio 2, 2016
land

Congresso CGIL: infuria la bufera

Luglio 2, 2016
carc

A Qualiano una nuova sezione del P.CARC!

Luglio 2, 2016

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Partito dei CARC
  • Resistenza
  • Tesseramento
  • Fai una sottoscrizione
  • Newsletter
  • Edizioni Rapporti Sociali

2025 P.Carc

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In
Gestisci Consenso Cookie

Usiamo cookie per ottimizzare il nostro sito web ed i nostri servizi.

Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}
No Result
View All Result
  • Partito dei CARC
  • Resistenza
  • Tesseramento
  • Fai una sottoscrizione
  • Newsletter
  • Edizioni Rapporti Sociali
  • Log in

2025 P.Carc

%d