martedì, Luglio 21, 2026
  • Login
Partito dei CARC
  • P.CARC
    • Chi siamo
    • Tesseramento
    • Contatti
    • Documenti approvati dal VI Congresso Nazionale (2023)
    • Approfondimenti
    • (nuovo)PCI
  • Resistenza
    • Abbonamento
    • Archivio
  • Propaganda
    • Comunicati nazionali
    • Dai territori
    • Locandine e manifesti
    • Volantini nazionali
  • Relazioni Internazionali
  • Fai una donazione
    • Dai un sostegno economico
    • 5X1000 all’Associazione Resistenza
  • Edizioni Rapporti Sociali
    • Catalogo on line
  • Newsletter
No Result
View All Result
  • P.CARC
    • Chi siamo
    • Tesseramento
    • Contatti
    • Documenti approvati dal VI Congresso Nazionale (2023)
    • Approfondimenti
    • (nuovo)PCI
  • Resistenza
    • Abbonamento
    • Archivio
  • Propaganda
    • Comunicati nazionali
    • Dai territori
    • Locandine e manifesti
    • Volantini nazionali
  • Relazioni Internazionali
  • Fai una donazione
    • Dai un sostegno economico
    • 5X1000 all’Associazione Resistenza
  • Edizioni Rapporti Sociali
    • Catalogo on line
  • Newsletter
No Result
View All Result
Partito dei CARC
No Result
View All Result

[Firenze] 9 maggio 1945 – 9 maggio 2025 Le masse popolari possono liberare il paese!

Sezione di Firenze - Rifredi by Sezione di Firenze - Rifredi
Maggio 10, 2025
in Sezione di Firenze - Rifredi, Sezione di Rifredi
A A
0
0
SHARES
16
VIEWS
CondividiShare on TwitterInvia

L’8 maggio, il giorno prima delle celebrazioni della Grande Guerra Patriottica culminata con la vittoria sul nazifascismo da parte dell’Armata Rossa, la Sezione di Firenze Rifredi ha organizzato un momento di confronto sul senso politico e organizzativo di questa importante data. Oggi come ieri il nemico di classe, la borghesia imperialista, può essere sconfitta dalle masse popolari organizzate se guidate dal suo partito comunista all’altezza del suo compito. Già oggi abbiamo diversi esempi nel nostro territorio che dimostrano quanto la forza e l’organizzazione popolare possono mettere intanto un freno al vortice di guerra e distruzione imposto dalla borghesia imperialista. Organizzazioni come il collettivo di fabbrica della ex GKN, i portuali di Livorno e di Genova, i tanti comitati cittadini come “Firenze per la Palestina”, “Sanitari per Gaza” e il “Comitato NO Comando NATO né a Firenze né altrove”, passando dai collettivi studenteschi, alle associazioni e  ai sindacati di base sono già oggi quel nucleo organizzato delle masse popolari che di prospettiva possono mandare a casa il Governo Meloni, le amministrazioni locali del PD e tutti i guerrafondai al potere per imporre i loro interessi di classe alla borghesia del nostro paese. Movimenti internazionali come la resistenza del popolo palestinese ci insegnano che il nemico è debole e che la resistenza popolare può avanzare nell’attacco al nemico.

Che questo 9 maggio sia di ispirazione per i tanti che oggi vogliono mettere fine al corso disastroso delle cose imposto dalla borghesia.

Che questo 9 maggio sia una tappa della lotta per imporre gli interessi delle masse popolari organizzate.

Che questo 9 maggio sia un invito ai tanti comunisti a legarsi di più e meglio al Movimento Comunista Cosciente e Organizzato, per riprendere la strada della rivoluzione socialista venutasi ad esaurire negli ultimi decenni del secolo scorso.

Il socialismo non è solo necessario, è possibile!

Avanti compagni e compagne!

Di seguito pubblichiamo per intero il discorso di un nostro simpatizzante che descrive i principali fatti storici del 9 maggio 1945.

“Unione Sovietica, se insieme raccogliessimo

tutto il sangue che hai versato nella lotta,

tutto quello che hai dato, come una madre, al mondo

perché la libertà agonizzante riavesse vita,

un nuovo oceano noi avremmo,

di tutti il più grande,

di tutti il più profondo.”

Pablo Neruda

Compagni e compagne,

oggi ci troviamo in questa sede a celebrare, come due settimane fa, quanti caddero per la liberazione dell’Europa dal nazifascismo. Il 30 aprile di ottant’anni fa, dopo quattordici giorni estenuanti di lotta casa per casa, Hitler si suicidava, rintanato nel suo bunker, e due soldati dell’Armata Rossa, Mikhail Egorov e Meliton Kantaria, innalzavano la bandiera rossa con falce e martello sulle rovine fumanti del Reichstag. Poi, la mezzanotte di otto giorni dopo, i massimi ufficiali della Wehrmacht firmarono la resa di fronte alle delegazioni alleate. La notizia a Mosca arrivò solo qualche ora dopo, ed è per questo che in Russia, e più in generale nello spazio (ormai) post-sovietico, si celebra la vittoria il 9 maggio.

“Presto ci scorderemo dell’odio che ci ha riservato Berlino, non preoccuparti…” diceva Lydia Spivak, giovane vigilessa dell’Armata Rossa, divenuta una delle icone di quelle ultime settimane della Grande Guerra Patriottica. Ma l’odio e il dolore, come dimostra la solennità e l’ampia partecipazione delle celebrazioni che si tengono ogni 9 maggio, non sono stati dimenticati da quei cittadini (ex) sovietici con un parente o un amico caduto nella lotta contro il fascismo.

L’aggressione nazifascista all’Unione Sovietica ebbe inizio il 22 giugno 1941. “Barbarossa” fu chiamata dai vertici del 3° Reich, che rievocarono il mito medievale del “Drang nach Osten”. L’obiettivo era chiaro: dopo aver sostenuto le armate bianche, imposto un embargo economico e agitato tentativi di cospirazione, la borghesia imperialista tentò di usare la Germania hitleriana come testa di punta contro lo Stato sovietico. Non è un caso che i diplomatici e l’élite politica anglosassoni celebrassero Hitler come “grande statista” e “baluardo antisovietico”; culmine di questa politica di collaborazione furono gli accordi di Monaco, usati dalle borghesie imperialiste francese e inglese per far sfogare l’imperialismo nazista a est, in funzione antisovietica e a scapito di paesi come Polonia, Jugoslavia e Cecoslovacchia.

La guerra d’aggressione nazifascista ebbe due principali caratteri: uno di “crociata” contro il “giudeo-bolscevismo”, per soffocare una volta per tutte l’esperienza della Rivoluzione d’ottobre; ma anche uno di “guerra coloniale”. Fin dalla prima stesura del Mein Kampf, Hitler teorizzava la creazione di un “Lebensraum”: la Russia Europea doveva divenire terra d’insediamento per i “coloni” tedeschi. Le popolazioni slave, definite dalla propaganda nazista come “untermenschen” sarebbero invece andate incontro o allo sterminio o alla riduzione in schiavitù.

Per invadere l’Unione Sovietica, il regime hitleriano impiegò il 75% del proprio potenziale militare: 5 milioni di soldati, seimila aerei e cinquemila carri armati su un fronte di tremila chilometri. Le forze armate tedesche e i loro alleati (Ungheria, Romania, Italia, Slovacchia e vari collaborazionisti) penetrarono fino a 500 chilometri oltre il confine, occupando le repubbliche baltiche, la Bielorussia, l’Ucraina e la Crimea. Leningrado fu posta sotto assedio, nel tentativo di prendere i suoi cittadini per fame, e Mosca fu sul punto di essere conquistata.

Ma i nazisti non tenevano una cosa in conto: dopo la Guerra Civile, l’URSS aveva iniziato a prepararsi in vista di un’eventuale aggressione della borghesia imperialista. L’industrializzazione, i piani quinquennali, la collettivizzazione e la mobilitazione delle masse popolari avevano permesso al paese di costruire grandi impianti e un’imponente industria degli armamenti. Gran parte di questi, approfittando del tempo guadagnato con la firma del Patto di non-aggressione, erano poi stati evacuati sugli Urali e nell’estremo oriente siberiano, al riparo da un’eventuale invasione. Inoltre da ben prima del 1941, erano molto popolari tra i cittadini sovietici i corsi di tiro a segno, paracadutismo e aeronautica.

Quando la Germania invase l’Unione Sovietica, si trovò davanti un paese industrializzato, con una popolazione istruita e preparata alla guerra, sotto la guida del PCUS. La presenza in ogni kolchoz, in ogni fabbrica di una brigata di lavoro, permise ai cittadini delle zone occupate di organizzare con disciplina la guerriglia partigiana. I militanti del Partito e del Komsomol nelle zone occupate, nonostante le delazioni e il collaborazionismo di alcuni gruppi nazionalisti, riuscirono con tenacia e immediatezza a organizzarsi nella clandestinità e da là condurre una guerriglia contro gli occupanti.

La spietatezza della macchina bellica nazista, che assunse il volto di una vera e propria guerra di sterminio, stimolò la resistenza sul piano militare ma anche e soprattutto ideologico. L’Unione Sovietica, già base rossa mondiale, divenne un punto di riferimento per tutte le forze democratiche che, anche se non comuniste, avversavano il fascismo. Non è un caso che in America cominciano allora a circolare volantini e poster che invitano i cittadini a sostenere lo sforzo sovietico contro l’imperialismo nazista.

Dopo che Mosca era scampata all’offensiva nazista e il maresciallo Georgij Zhukov aveva saputo attestare l’esercito su posizioni di difesa, l’esercito tedesco mostrò i primi segnali di debolezza. La resistenza del popolo sovietico e le dure condizioni climatiche, che già a suo tempo avevano deter-minato la sconfitta di Napoleone, resero nullo ogni sforzo del Blitzkrieg. Fu allora che, bloccato sul fronte nord, Hitler decise di concentrare le sue forze a sud. A Stalingrado, nodo strategico sul Volga, si tenne la più cruenta battaglia nel Secondo Conflitto (secondo alcuni nella storia intera dell’umanità). Fu una battaglia quartiere per quartiere, casa per casa, stanza per stanza, combattuta con ogni genere di arma. I nazisti annunciarono più volte la vittoria, senza aver mai in realtà preso tutta la città. Nessun edificio rimase in piedi sotto i bombardamenti tedeschi, e ogni maceria divenne un rifugio per cecchini e mitraglieri. Dopo 182 giorni di estenuante difesa, la VI Armata tedesca fu circondata e costretta alla resa. Come recita un poster di esuli antifascisti spagnoli, Stalingrado era diventata la “estrella de la libertad”, l’inizio della riscossa sul nazismo.

Dopo la vittoria sul Volga, l’Armata Rossa passò al contrattacco. In luglio, a Kursk, l’Armata Rossa vinse la più grande battaglia di mezzi pesanti nella storia; in Agosto fu poi liberato il Donbass. Era l’inizio della grande Controffensiva. A sud l’esercito sovietico procedette verso i Balcani, dove i regimi collaborazionisti di Romania e Bulgaria furono detronizzati e con l’appoggio delle forze democratiche locali istituite democrazie popolari.

Il 27 gennaio 1944 l’Armata Rossa ruppe definitivamente l’assedio su Leningrado, la cui popola-zione era stremata dalla fame e dai bombardamenti, ma che nonostante tutto aveva resistito. La Finlandia, alleato della Germania, fu costretta alla resa e alla neutralità, mentre poi anche le repubbliche baltiche vennero progressivamente liberate e i collaboratori locali giustiziati.

L’Operazione Bagration, iniziata il 22 giugno 1944, portò alla liberazione della Bielorussia, all’avanzata verso la Polonia e al crollo del fronte tedesco. Questa controffensiva, oscurata dallo sbarco in Normandia per merito del revisionismo storico borghese, fu importante anche per l’Italia e per la lotta di liberazione partigiana: infatti fu proprio grazie allo sfondamento sovietico sul fronte orientale che su quello italiano, nell’agosto del ’44, le brigate partigiane liberarono città come Firenze, Pesaro, Ravenna e Rimini.

La vittoria sovietica sul nazismo è stata forse uno dei maggiori traguardi nella Prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale. Essa non sarebbe stata possibile senza la mobilitazione rivoluzionaria delle masse sovietiche e senza la guida del PCUS. Come disse il maresciallo Zhukov, «Un’industria sviluppata, un’agricoltura collettivizzata, l’istruzione pubblica estesa a tutta la popolazione, l’unità della nazione, la potenza dello Stato socialista, il livello elevato di patriottismo del popolo, la direzio-ne che, attraverso il Partito, era pronta a realizzare l’unità tra il fronte e le retrovie, tutto questo insieme di fattori fu la causa prima della grande vittoria che doveva coronare la nostra lotta contro il fascismo. Il solo fatto che l’industria sovietica avesse potuto produrre una quantità colossale di armamenti prova che le basi dell’economia, dal punto di vista militare, erano state poste nel modo dovuto e che erano solide… In tutto ciò che era essenziale e fondamentale, il Partito e il popolo hanno saputo preparare la difesa della patria».

Nella Grande Guerra Patriottica si palesarono i successi della rivoluzione d’Ottobre, non solo per quanto riguarda l’industrializzazione: la presenza nell’Armata Rossa di membri di ogni popolo delle repubbliche (nonostante il collaborazionismo nei paesi baltici o in Ucraina), testimonia come la Rivoluzione avesse superato lo sciovinismo di epoca zarista, in nome della fratellanza e dell’uguaglianza di tutte le nazioni (cosa che persino De Gasperi lodò come “eminentemente universali-stico nel senso del cattolicesimo”); esempi come le Streghe della Notte o cecchine come Ljudmila Pavličenko e Roza Šanina, dimostrano poi i traguardi del socialismo nell’emancipazione femminile, qualcosa che distingueva l’Unione Sovietica dai paesi imperialisti, che fossero “democratici” o regimi fascisti.

Al contempo, Stalin dimostrò saggezza e acume nel riprendere elementi del patriottismo russo per motivare i soldati: figure come Aleksandr Nevskij o Mikhajl Kutuzov furono riprese in quanto condottieri che difesero la Russia dalle invasioni da Occidente, mentre la Chiesa ortodossa fu riabilitata. Non si trattò di passi indietro nella costruzione del socialismo, ma di scelte accurate, compromessi ideologici dettati dalla necessità e che comunque danno esempio su come il patriottismo vada interpretato in una prospettiva socialista.

Il 9 maggio si celebra la vittoria di tutti noi: dei popoli sovietici contro la guerra di sterminio hitle-riana, delle forze democratiche e progressiste contro il fascismo, e soprattutto delle masse popolari contro la reazione capitalista. Oggi la propaganda borghese, dalla russofobia imperante al revisionismo storico più sfacciato, tenta di oscurare tale vittoria. A Berlino hanno vietato l’esposizione di bandiere russe e sovietiche, mentre qualcuno ha auspicato il divieto del Reggimento Immortale. Ma niente e nessuno potranno cancellare la memoria di quel sacrificio; memoria che vive nei discendenti di quei 28 milioni di sovietici caduti e nella lotta delle masse popolari organizzate.

С праздником, товарищей

С днём великой победы,

Ура

Condividi:

  • Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa

Mi piace:

Mi piace Caricamento in corso…
ShareTweetSendShareShareSend
Previous Post

Migliaia in piazza a Napoli per la Taverna Santa Chiara e il popolo palestinese

Next Post

Intervento di Laura Baiano del P.Carc

Related Posts

Sezione di Firenze - Rifredi

[Firenze] Oltre i loro divieti, dentro i loro uffici: strappato l’incontro per cacciare Carrai!

by Sezione di Firenze - Rifredi
Aprile 15, 2026
0

...

[FIRENZE] Dal 1° aprile un segnale di riscossa: sabotare la guerra della NATO e dei sionisti per imporre il Governo di Blocco Popolare
Sezione di Firenze - Rifredi

[FIRENZE] Dal 1° aprile un segnale di riscossa: sabotare la guerra della NATO e dei sionisti per imporre il Governo di Blocco Popolare

by Sezione di Firenze - Rifredi
Aprile 9, 2026
0

...

[Firenze] I lavoratori organizzati possono difendere la Sanità

[Firenze] I lavoratori organizzati possono difendere la Sanità

Febbraio 25, 2026
[Firenze] Ancora Student Hotel di lusso. Ora basta! 

[Firenze] Ancora Student Hotel di lusso. Ora basta! 

Gennaio 29, 2026
[Firenze] La storia di Ieri, per il futuro di Oggi!

[Firenze] La storia di Ieri, per il futuro di Oggi!

Gennaio 23, 2026
[FIRENZE] Contestiamo l’iniziativa del 1 dicembre alla CdP il Campino “Sicurezza urbana nell’area fiorentina…”

[FIRENZE] Sulla due giorni “L’ora della riscossa popolare è ora!”

Dicembre 26, 2025

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Partito dei CARC
  • Resistenza
  • Tesseramento
  • Fai una sottoscrizione
  • Newsletter
  • Edizioni Rapporti Sociali

2025 P.Carc

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In
Gestisci Consenso Cookie

Usiamo cookie per ottimizzare il nostro sito web ed i nostri servizi.

Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}
No Result
View All Result
  • Partito dei CARC
  • Resistenza
  • Tesseramento
  • Fai una sottoscrizione
  • Newsletter
  • Edizioni Rapporti Sociali
  • Log in

2025 P.Carc

%d