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Sul processo contro il compagno Lino Parra

Teresa Noce by Teresa Noce
Febbraio 9, 2024
in Resistenza n. 2/2024
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L’1 marzo si svolge a Lanciano la seconda udienza del processo contro il nostro compagno Lino Parra.
È accusato di oltraggio a pubblico ufficiale. Durante un volantinaggio che denunciava la strage di lavoratori sul posto di lavoro alla Sevel di Atessa, proprio pochi giorni dopo l’omicidio di Luana d’Orazio a Prato, un poliziotto sostiene di averlo sentito dire al megafono: “Voi della Polizia siete la morte degli operai! Perché non andate a indagare su chi ha ammazzato Luana a Prato? La Polizia ammazza gli operai. Voi siete contro gli operai”.

Ovviamente, sarebbe tutto più semplice se Lino giurasse di non aver detto quella frase, anche se questo non garantirebbe affatto la sua assoluzione. Ma occorre rimettere le cose al posto in cui devono stare in un paese come il nostro in cui si fa fatica ad aggiornare il numero di lavoratori uccisi in nome del profitto e si fa ancora più fatica a vedere condannati i responsabili. Non è un’esagerazione dire che i morti sul lavoro sono stati “assassinati dai padroni e dalla legge del profitto” e l’omicidio di Luana d’Orazio è emblematico di ciò: il padrone aveva manomesso la macchina che l’ha straziata in modo che si producesse di più in meno tempo. Il padrone ha disattivato per questo i sistemi di sicurezza. Quante volte sarà successo prima che Luana perdesse la vita? Quante volte succede ancora?
In una società in cui la produttività e il profitto vengono prima della sicurezza e della vita dei lavoratori anche la giustizia si adegua. E infatti i padroni restano impuniti – o se la cavano con poco – mentre tutti quelli che alzano la voce vengono zittiti, multati, processati, condannati.

Ovviamente, il problema non si pone nei termini di quello che sarebbe più comodo per Lino. La questione la poniamo nell’unico modo in cui può essere affrontato un processo che ha l’obiettivo di punire chi va a parlare di sicurezza agli operai, chi porta la linea dell’organizzazione, della mobilitazione, della riscossa: ne facciamo un’occasione per sviluppare il lavoro politico.
Già la prima udienza è stata occasione per stringere relazioni con operai della Sevel e di altre aziende del territorio e con esponenti dei sindacati di base, per organizzare un presidio sotto il tribunale e fare volantinaggio alle fabbriche.
Non solo, il piccolo processo per oltraggio a pubblico ufficiale contro Lino Parra è diventato un ingranaggio della più generale mobilitazione per la sicurezza sui luoghi di lavoro.

Rilanciamo l’appello a sostenere questa mobilitazione anche sul piano economico, a partire dal semplice fatto che pure gli spostamenti per sostenere un processo che si tiene a Lanciano rientrano nelle tante forme di “repressione economica”. Ai padroni e agli apparati repressivi non importa nulla se un proletario deve attraversare l’Italia per affrontare un processo, anzi…
Non sappiamo dire quanti siano a oggi i lavoratori assassinati dal giorno in cui è stata uccisa Luana d’Orazio. Sono morti lavoratori che avrebbero dovuto essere in pensione, ragazzi, giovani donne, padri di famiglia. La strage di Brandizzo ha fatto scalpore – e le istituzioni hanno versato fiumi di lacrime di coccodrillo – ma solo a metà gennaio sono morti, in una sola settimana, ben dieci lavoratori.
I mandanti, gli esecutori, chi ha omesso di controllare, chi ha manomesso i dispositivi di sicurezza, chi ha chiuso un occhio – o anche tutti e due – è sempre al suo posto.

La Polizia denuncia Lino Parra. Il governo inasprisce le pene per i ragazzi di Ultima Generazione perché imbrattano i monumenti con vernice lavabile. La Digos controlla quello che scriviamo sui social e se non è d’accordo ci perquisisce casa e ci fa licenziare… non è uno scherzo, è successo davvero, a metà gennaio, a un insegnante di Roma che ha pubblicato una foto in solidarietà con la resistenza palestinese: perquisito e licenziato.
Non sappiamo dire quanti lavoratori sono stati uccisi, ma sappiamo che ognuna di quelle morti “grida vendetta”. E chi pensa di risolvere la questione con una denuncia per diffamazione dimostra di non avere il senso della vergogna e, allo stesso momento, di servire un sistema al collasso la cui salvezza non arriverà dalla repressione.

Per sostenere Lino Parra e la lotta per la sua assoluzione fai un versamento sul Conto Corrente Bancario intestato a Gemmi Renzo IBAN: IT79 M030 6909 5511 0000 0003 018

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