Sulla fondazione del Movimento per la Rinascita Comunista

La rinascita del Movimento comunista cosciente e organizzato avanza!

Che la fondazione del Movimento per la Rinascita Comunista e della rivista Futura Società ne siano protagonisti!

Uno dei tratti distintivi della Carovana del (n)PCI è aver elaborato il bilancio del vecchio movimento comunista, italiano e internazionale, e aver impostato la propria linea sulla base degli insegnamenti che ne ha tratto. L’elaborazione è contenuta nella ricca letteratura prodotta nel tempo e una sintesi è raccolta nel Manifesto Programma del (n)PCI, pubblicato nel 2008. Ovviamente, nel bilancio è compresa per intero l’esperienza del vecchio Pci.
Il 21 gennaio ricorre il 103° anniversario del Pci e riteniamo particolarmente utile riproporre alcuni stralci dell’Avviso ai Naviganti n. 134 del (n)PCI dell’11 dicembre 2023 per inquadrare le questioni principali da trattare ai fini della rinascita del Movimento comunista cosciente e organizzato in Italia.

***

(…) La nascita del Movimento per la Rinascita Comunista (MpRC) si inserisce nel quadro più ampio della rinascita del Movimento comunista cosciente e organizzato (Mcco) in Italia. Il MpRC raccoglie principalmente gruppi di comunisti formatisi a seguito della fuoriuscita di tesserati dal Partito Comunista (Pc) di Alberto Lombardo e Marco Rizzo e riviste formatesi negli scorsi anni sulla spinta di gruppi di comunisti provenienti chi dal Partito della Rifondazione Comunista (Prc), chi dal Partito Comunista Italiano (Pci) di Mauro Alboresi. (…) Due sono i principali aspetti positivi della formazione del MpRC.

Il primo, è un tentativo di raccogliere e organizzare a livello nazionale gruppi e singoli delusi da alcuni dei progetti messi in campo finora di ricostruzione di un partito comunista che però di fatto

1. non hanno dato sviluppo alla spinta realmente unitaria diffusa tra la base rossa in Italia (…);

2. hanno limitato la propria attività alla partecipazione alle elezioni, senza neanche promuovere liste unitarie e che si attivassero con iniziative di rottura con il regime politico delle Larghe Intese, anziché cercare ognuna di coltivare un proprio orticello elettorale.

(…) Il secondo aspetto riguarda la volontà di lottare contro il settarismo e l’isolamento di alcuni gruppi e partiti che si dichiarano comunisti: MpRC, sia tramite la rivista Futura Società sia tramite le proprie iniziative, si pone nell’ottica di sviluppare lo scambio, il confronto, il coordinamento con altre forze comuniste.

Sviluppare energicamente il dibattito franco e aperto contro le concezioni sbagliate e per affermare le concezioni giuste è un’opera indispensabile per far avanzare la rinascita del movimento comunista, anche se Fosco Giannini nei suoi appelli e richiami all’unità si rivolge principalmente a quei partiti che, a suo avviso, hanno una qualche rappresentanza (quantitativa) di tipo nazionale, ossia il Prc, il Pci di Mauro Alboresi e il Pc di Alberto Lombardo e Marco Rizzo, escludendo centinaia e migliaia di altri comunisti organizzati in disparate organizzazioni e partiti: P.CARC, Rete dei Comunisti – Cambiare Rotta – Organizzazione Studentesca d’Alternativa, Fronte Comunista e Fronte della Gioventù Comunista, ecc. e in particolare ignora il (n)PCI.

A fronte di questi importanti aspetti positivi, l’assemblea di fondazione del MpRC, le iniziative propedeutiche e gli scritti e interventi dei comunisti che vi hanno partecipato non hanno ancora sostanzialmente affrontato il compito che già Gramsci individuava nel 1923, a fronte dell’instaurazione del fascismo, con il Psi e poi il PCd’I risultati inadeguati a prendere il potere e sconfitti: “Fare una spietata autocritica della nostra debolezza, incominciare dal domandarsi perché abbiamo perso, chi eravamo, cosa volevamo, dove volevamo arrivare” (A. Gramsci, Che fare? – 1923).

Questo è il principale compito a cui oggi ogni comunista, individuo e gruppo, che intende risalire la china della rinascita del Mcco, deve dedicarsi: il bilancio della prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria, il bilancio del fallimento nei paesi imperialisti di partiti comunisti grandi, forti e ben organizzati e radicati.

La causa principale della sconfitta del partito comunista di ognuno dei paesi imperialisti dobbiamo cercarla all’interno del partito stesso e attiene

1. alla comprensione delle condizioni, della forma e dei risultati della lotta di classe, quindi all’analisi del movimento economico della società e alla strategia che il partito comunista deve seguire per mobilitare le masse popolari alla conquista del potere;

2. alla concezione della natura e dell’organizzazione del partito;

3. alla linea particolare che ha seguito.

Ma nessuna delle formazioni nate dallo scioglimento del vecchio Pci e per scissione dal Prc si è messa all’opera negli scorsi anni per affrontare nei termini sopra indicati il bilancio della prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria. (…) L’esperienza della prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria insegna tre questioni decisive per la rinascita comunista, ossia:

– 1. che il partito comunista è l’avanguardia della classe operaia e delle masse popolari non principalmente perché nelle sue file si trovano gran parte – o almeno una parte importante – degli operai e neanche perché gran parte dei suoi membri sono o sono stati operai. Nemmeno perché si pone come arduo promotore delle lotte rivendicative, come raccoglitore del malcontento popolare e dell’insofferenza diffusa. È l’avanguardia della classe operaia principalmente perché è depositario della scienza delle attività con le quali gli uomini possono fare consapevolmente la loro storia (oggi il marxismo-leninismo-maoismo), la porta alla classe operaia che è la classe che può e deve assumere la direzione della guerra delle masse popolari contro la borghesia imperialista e le altre residue classi dominanti, mobilita la classe operaia a far propria nella sua pratica questa scienza e a compiere l’opera della quale le masse popolari hanno bisogno: superare il modo di produzione capitalista e costruire la società comunista;

– 2. che l’unità di un partito comunista non si costruisce sulla base dell’affinità ideologica: la sua unità ideologica deve basarsi sul bilancio della prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria, sull’analisi della fase e del corso delle cose, sulla strategia per instaurare il socialismo; (…)

– 3. che un partito comunista autenticamente rivoluzionario deve essere un’organizzazione composta di quadri e di rivoluzionari di professione. Questo è anche uno dei principali apporti di Lenin alla concezione comunista del mondo, esposta con la pubblicazione del Che fare? nel 1902 e poi nel 1904 con la pubblicazione di Un passo avanti e due indietro.

Oggi si tratta di riprendere l’opera che i comunisti non sono riusciti a portare a compimento: la rivoluzione socialista nei paesi imperialisti, strutturalmente diversi dai paesi coloniali e semicoloniali dove i comunisti hanno instaurato il socialismo durante la prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria (1917-1976).

La storia del nostro paese e dei paesi imperialisti infatti è piena di esperienze di organizzazioni che hanno portato a grandi numeri in termini elettorali, anche a grandi conquiste tramite le lotte rivendicative, ma che in definitiva si sono arenate di fronte al problema della conquista del potere politico da parte della classe operaia e delle masse popolari, perché la loro azione non era guidata dalla scienza comunista (il marxismo-leninismo-maoismo) e da una strategia corretta. Quanto più il MpRC imboccherà questa strada, tanto più contribuirà alla rinascita del Movimento comunista cosciente e organizzato.

Avanti quindi nello sviluppo del dibattito franco e aperto sul bilancio del Movimento comunista cosciente e organizzato dei paesi imperialisti!

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