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Intervista a un giovane palestinese in Italia

Teresa Noce by Teresa Noce
Dicembre 30, 2023
in Resistenza n. 1/2024
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Questa breve intervista è stata raccolta alla manifestazione in solidarietà con il popolo palestinese del 18 novembre a Bologna. La pubblichiamo come testimonianza di una tendenza che si fa strada: la mobilitazione della classe operaia italiana sul terreno della solidarietà di classe internazionalista.
L’intervistato, uno dei giovani palestinesi che promuovono la mobilitazione in Emilia Romagna, ha espressamente chiesto di rimanere anonimo. Questo è indice del clima repressivo e persecutorio che le autorità borghesi hanno creato nel paese, ma un discorso particolare va fatto per l’Emilia Romagna, regione che si è contraddistinta per la lunga e vasta campagna di criminalizzazione e repressione contro gli iscritti e dirigenti del Si Cobas, con arresti, denunce, processi, fogli di via e mille altre forme di ricatto.

Perché sei qua oggi, perché manifestate?
Questa manifestazione, a differenza di quelle che abbiamo organizzato in precedenza, è espressamente caratterizzata dalla presenza dei lavoratori in sciopero per la Palestina e noi palestinesi che scendiamo in piazza per il cessate il fuoco. È una forma di sostegno alla nostra resistenza popolare palestinese.

In che modo una manifestazione come questa aiuta i lavoratori italiani nella lotta che devono condurre contro i capitalisti e i guerrafondai che li affamano e li sfruttano nel loro paese?
Credo che da questo punto di vista la resistenza palestinese debba essere d’esempio: occorre organizzarsi, trovare la necessaria unità e lottare, perché la resistenza unita tiene testa anche all’esercito più forte del mondo. Quindi, se penso ai lavoratori italiani, credo che questo discorso sull’unità sia la cosa principale in questo momento.
Gli interessi e le dinamiche che nel corso della storia hanno alimentato il colonialismo israeliano e hanno portato alla formazione dello Stato di Israele sono gli stessi su cui oggi poggia lo sfruttamento dei lavoratori in ogni paese e sono gli stessi su cui si basa la repressione dei lavoratori, anche sul piano dell’organizzazione e della lotta sindacale.
Ci sono molte somiglianze tra quello che subiscono i nostri resistenti in Palestina e i sindacalisti in Italia – mi riferisco ovviamente al sindacalismo di base. E il sindacalismo di base è sotto attacco da ogni punto di vista, sia sotto il punto di vista del diritto di sciopero sia a livello personale, dei singoli sindacalisti. Alla stessa maniera, in Palestina c’è un attacco a ogni forma di resistenza e un attacco ai capi della resistenza. Questo fa vedere le somiglianze che ci sono nel sistema repressivo israeliano e nel sistema repressivo di tutti i paesi occidentali.
Quindi anche le nostre contromisure devono essere comuni: dobbiamo combattere uniti, tutti, lavoratori, immigrati, realtà presenti sul territorio… insieme possiamo raggiungere grandi risultati.
Il contrattacco del 7 ottobre è un messaggio per tutti gli oppressi del mondo: tutto è possibile. Noi dobbiamo interiorizzare questa cosa per contrastare la sfiducia e renderci conto che lottare è necessario e vincere è possibile.

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