- Mobilitarsi in massa per sostenere lo sciopero del 15 dicembre -

Bilancio, insegnamenti e prospettive degli scioperi di novembre e dicembre

Dopo la manifestazione nazionale del 7 ottobre della Cgil e associazioni varie, in cui 200 mila persone sono scese in piazza per “attuare la Costituzione” e in cui la parola d’ordine più diffusa era “sciopero generale”, e dopo le anticipazioni sulle misure antipopolari contenute nella manovra finanziaria del governo Meloni che hanno suscitato proteste spontanee da parte di alcuni lavoratori e categorie, la Cgil e la Uil hanno indetto uno sciopero generale “per contrastare una legge di bilancio che non ferma il drammatico impoverimento di lavoratori e pensionati e non offre futuro ai giovani, a sostegno di un’altra politica economica, sociale e contrattuale che non è solo possibile, ma necessaria e urgente”. In sostanza, uno sciopero per indurre il governo Meloni a cambiare la manovra finanziaria e la politica economica e sociale.


Ciò dimostra che persino le organizzazioni sindacali di regime non solo possono, ma di fronte alla crisi del capitalismo devono mobilitare su larga scala i lavoratori sempre più insofferenti e malcontenti (e la Cgil ha 6 milioni di iscritti dichiarati…), altrimenti perdono terreno e lasciano spazio ai banditi promotori della mobilitazione reazionaria. Il Pd e gli altri “oppositori parlamentari” del governo Meloni cercano e cercheranno di approfittare del malcontento e della mobilitazione montante, ma neanche l’azione delle grandi organizzazioni di massa (Cgil, Anpi e Arci in testa) che sempre più a fatica dirigono o comunque influenzano, riesce a nascondere che il Pd, ora all’opposizione, denuncia Meloni e C. di attuare misure che lui stesso ha attuato quando è stato al governo.

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La prescrizione della Commissione “di garanzia sugli scioperi” e la decisione di Salvini di precettare i lavoratori del trasporti per il 17 dicembre hanno fatto diventare lo sciopero generale contro la manovra finanziaria indetto da Cgil e Uil uno sciopero politico di fatto: contro il governo Meloni, le sue misure antipopolari, l’attacco al diritto di sciopero; contro la guerra e l’economia di guerra e più in generale contro il corso catastrofico delle cose che i vertici della Repubblica Pontificia e i loro compari della Comunità Internazionale degli imperialisti europei, Usa e sionisti impongono al nostro paese e al resto del mondo.
Dopo che lo sciopero generale ha assunto il carattere di sciopero politico, le manifestazioni che ci sono state in varie città il 17, il 20, il 24, il 27 novembre e il 1° dicembre hanno visto una partecipazione di operai, altri lavoratori e pensionati molto più ampia di quella avuta a iniziative di questo genere indette dalla Cgil insieme ad altri sindacati di regime.

Ciò dimostra che quando un centro autorevole (autorevole per il ruolo svolto e le relazioni stabilite nel corso della storia che abbiamo alle spalle, quindi per il prestigio di cui gode e i legami che ha con le masse) chiama alla lotta contro i vertici della Repubblica Pontificia e i loro governi, su obiettivi coerenti con gli interessi delle masse e dà una qualche garanzia di continuità, allora una parte importante delle masse popolari del nostro paese risponde e si mobilita. È la conferma della lezione data dalla Fiom quando promosse la manifestazione del 16 ottobre 2010, con cui sviluppò l’opposizione degli operai di Pomigliano al ricatto di Marchionne negli stabilimenti Fca in un movimento generale di lotta contro il sistema Marchionne nell’intero paese, ma anche, più in piccolo, dalle iniziative del movimento No Tav in passato e di centri autorevoli “di nuova generazione” come il CdF della ex Gkn e il Calp di Genova, come Ultima Generazione ed Extinction Rebellion.
Questa lezione smentisce tutte le teorie e i discorsi elaborati e diffusi per anni da esponenti della sinistra borghese e persino da sedicenti comunisti riguardo al fatto che la rivoluzione socialista è impossibile, che le masse popolari sono arretrate, che gli operai sono imborghesiti, reazionari o sfiduciati. A indebolire la resistenza delle masse popolari quando è iniziata la nuova crisi generale del capitalismo non è stata la “scomparsa della classe operaia”, la degenerazione delle masse popolari, la loro indisponibilità a lottare o la loro corruzione a opera del “piano del capitale”, ma la mancanza di una direzione già autorevole che le chiamasse alla mobilitazione: la scomparsa della direzione autorevole che il movimento comunista aveva costruito con la lunga resistenza e la vittoria sul fascismo; una direzione autorevole che, si è protratta per alcuni decenni, mentre degradava nelle mani dei revisionisti moderni. Ma alcuni centri autorevoli storici come la Fiom e la Cgil rimangono; altri se ne sono formati nella lotta degli anni passati contro la linea della compatibilità e della concertazione, come i sindacati alternativi e di base; altri ancora, su scala più ridotta, si sono formati e si possono formare in ognuno dei campi in cui si articola oggi la resistenza delle masse popolari.

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Lo sciopero generale in cinque tappe e le altre mobilitazioni indette da Cgil e Uil si sono combinate e si combinano con le mobilitazioni contro la partecipazione del nostro paese alla guerra Usa-Nato in Ucraina e la collaborazione con la rappresaglia di stampo nazista che i sionisti stanno conducendo nella Striscia di Gaza, con le mobilitazioni studentesche contro la riforma della scuola targata Valditara e la privatizzazione e i tagli alla scuola pubblica, con le mobilitazioni contro i femminicidi, con le mobilitazioni contro il riscaldamento climatico e la crisi ambientale, contro lo smantellamento dell’apparato produttivo (sono a rischio interi settori produttivi come l’acciaio, gli autoveicoli, il trasporto aereo, le telecomunicazioni: ex Ilva ed ex Lucchini, Stellantis e annessi, ex Alitalia, Tim), con le mobilitazioni di medici e infermieri contro la privatizzazione della sanità, con le iniziative antifasciste, ecc.

Ciò indica che il regime politico della borghesia è debole: dipende dalle masse popolari e gli interessi immediati di queste sono oramai irrimediabilmente antagonisti a quelli della borghesia perfino in base al comune buon senso. I tentativi del governo Meloni di promuovere campagne di “unità nazionale” intorno a esso e al suo operato gli si ritorcono contro: emblematico a questo proposito quanto avvenuto per l’uccisione di Giulia Cecchettin. Gli attacchi repressivi, la criminalizzazione delle lotte e dei loro promotori, le iniziative di stampo apertamente razzista e fascista di esponenti dei partiti al governo diventano ulteriore motivo di mobilitazione. Lo scontro aperto con il governo Meloni sul diritto di sciopero anziché seminare timore ha suscitato fermento tra gli operai e gli altri lavoratori, testimoniato non solo dall’ampia partecipazione alle manifestazioni per lo sciopero generale di Cgil e Uil, ma anche dalla presenza di spezzoni di azienda. L’Usb e altri sindacati alternativi e di base, che hanno rinviato al 15 dicembre lo sciopero del trasporto pubblico locale indetto per il 27 novembre e precettato da Salvini, adesso sono posti apertamente di fronte alla seguente alternativa: mettersi alla testa della lotta di tutti i lavoratori (compresi quelli iscritti ai sindacati di regime) contro l’attacco al diritto di sciopero oppure limitarsi ad accusare i confederali per la collaborazione prestata alla messa a punto delle normative antisciopero e indietreggiare. Il malcontento e l’insofferenza delle masse popolari per il corso delle cose che i vertici della Repubblica Pontificia e la loro Comunità Internazionale, capeggiata dagli imperialisti Usa, impongono al nostro paese e il loro distacco dalle istituzioni, dai partiti e dagli esponenti politici delle Larghe Intese non solo sono cresciuti, ma si stanno anche traducendo in un movimento generale di opposizione, protesta e lotta contro il governo Meloni.

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Fattori interni e internazionali fanno sì che nel nostro paese si stia ricreando una situazione analoga a quella del 2010-2011 contro il governo della banda Berlusconi. La questione centrale in questa situazione è dare uno sbocco politico a questo movimento generale, fare in modo che porti alla costituzione del GBP anziché, come avvenuto nel 2011 con Monti, all’installazione di un governo ancora in mano ai vertici della Repubblica Pontificia.

Ciò dimostra che senza la costituzione di un governo deciso e capace di cambiare le cose la mobilitazione o non ottiene risultati, e quindi rifluisce, oppure ne consegue di precari. I governi Conte 1 e Conte 2 del 2018-2021 hanno confermato la lezione del governo Tsipras del 2015 in Grecia: pensare di porre rimedio agli effetti della crisi cercando di trovare un qualche accordo con le istituzioni della Comunità Internazionale non porta da nessuna parte. La debolezza di quei governi era dovuta al fatto che essi proclamavano (e in parte hanno attuato) misure che rispondevano alle aspirazioni delle masse popolari, senza avere però l’appoggio della loro parte più organizzata.
Senza organizzare e mobilitare le masse popolari contro i pescicani della finanza internazionale e i loro complici nel paese, anche le migliori intenzioni sono velleitarie e anche se si raccolgono voti sufficienti per andare al governo, ne risulta un governo impotente: perché non c’è una struttura di organismi operai e popolari in grado di imporre l’attuazione delle misure decise dal governo contro il sabotaggio e l’ostruzione della borghesia, del clero e delle istituzioni civili e militari del vecchio Stato sulla quale il nuovo governo fa affidamento.

In questa situazione…

In questa situazione le organizzazioni sindacali di regime e i sindacati alternativi e di base sono chiamati direttamente e immediatamente in causa su tre fronti:

1. lo scontro sulle precettazioni e la limitazione del diritto di sciopero,

2. il seguito della lotta contro la manovra finanziaria,

3. lo smantellamento dell’apparato produttivo, che nell’immediato riguarda la liquidazione dell’ex Ilva (produzione di acciaio) e di Stellantis e annessi (produzione di autoveicoli), il licenziamento di 2.700 lavoratori della ex Alitalia (trasporto aereo), la vendita di Tim (telecomunicazioni).

1. Lo scontro sulle precettazioni e le altre limitazioni del diritto di sciopero ha assunto un ruolo centrale, è diventato un braccio di ferro il cui esito può far fare un salto avanti a tutto il movimento di opposizione, protesta e lotta contro il governo Meloni e far assumere a Usb e agli altri sindacati alternativi e di base il ruolo di centro promotore della lotta non solo contro il governo Meloni, ma per la sua cacciata.
Dopo l’ordinanza di Salvini che riduce da 24 a 4 ore la durata dello sciopero del trasporto pubblico locale indetto da Usb Lavoro Privato, Cub Trasporti, Cobas, Adl Cobas, Sgb per il 15 dicembre, Usb Lavoro Privato ha comunicato che “provvederà a richiedere al Tar di competenza la sospensiva dell’ordinanza, ma, in ogni caso, disobbedirà alla riduzione imposta dal ministro, confermando lo sciopero nazionale di 24 ore (e che ha convocato d’urgenza) insieme ad altre forze politiche, movimenti sociali e studenteschi e una manifestazione a difesa del diritto di sciopero e contro l’arroganza del ministro che partirà venerdì 15 dicembre prossimo dalle h. 17.00 da Piazza Aldo Moro per concludersi sotto le finestre del ministero a Porta Pia”.

2. Per quanto riguarda il seguito della lotta contro la manovra finanziaria Cgil e Uil si sono impegnate a “proseguire la mobilitazione fino a quando non porteremo a casa dei risultati” e sicuramente non possono essere considerati risultati né le convocazioni dei giorni scorsi a tavoli e incontri con esponenti del governo né il finto aggiustamento sul taglio delle pensioni di medici e infermieri (che dopo quello del 5 dicembre, hanno confermato un nuovo sciopero per il 18 dicembre). Lo sciopero generale in 5 tappe ha suscitato aspettative in alcuni lavoratori, che adesso si domandano e domandano “come proseguiamo la lotta?” e scontento in altri, perché lo sciopero era diluito in più giornate. Bisogna fare leva su tutto questo (impegno dichiarato da Cgil e Uil, aspettative di alcuni lavoratori, scontento di altri) per alimentare la mobilitazione per costruire uno sciopero unico che fermi il paese, riempia la capitale e assedi il palazzo.

3. Lo smantellamento dell’apparato produttivo è un processo che va avanti da anni, ma nel prossimo periodo, e in alcuni casi nei prossimi giorni, verranno al pettine i nodi relativi all’ ex Ilva, all’ex Alitalia, a Stellantis e annessi, a Tim.
Bisogna legare ognuna di queste mobilitazioni, non solo idealmente ma anche praticamente, alla mobilitazione degli operai ex Gkn che hanno lanciato un fitto programma di iniziative contro i licenziamenti collettivi del 1 gennaio 2024 – leggi “Il P.CARC aderisce e rilancia l’appello lanciato dal Collettivo di Fabbrica degli operai ex Gkn!”.

Mobilitarsi in massa per sostenere lo sciopero del 15 dicembre!

Facciamo appello

– agli iscritti di Cub Trasporti, Cobas, Adl Cobas, Sgb perché seguano la linea di Usb e confermino pubblicamente lo sciopero di 24 ore,

-agli iscritti a Cgil e Uil perché aderiscano allo sciopero del 15 dicembre, apertamente o anche “indirettamente” [con sciopero delle mansioni, sciopero dello straordinario, sciopero di rendimento, sciopero a singhiozzo e a scacchiera – vedi Comunicato del (n)PCI del 13.12.2023 “Non sottomettere il diritto di sciopero alla volontà del governo Meloni! Violare la precettazione: per difendere il diritto di sciopero bisogna praticarlo!

– ad aderire e partecipare alla manifestazione del 15 dicembre a Roma.

Lo sciopero è sempre legittimo
ma se pensi che per coinvolgere i tuoi colleghi serva un “appiglio legale”, eccolo!

Articolo 2 comma 7 della Legge 146/90, secondo cui le disposizioni in tema di preavviso minimo dello sciopero e di indicazione della durata “non si applicano” nei casi di astensione dal lavoro in difesa dell’ordine costituzionale o “di protesta per gravi eventi lesivi dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratori”. È l’articolo che hanno usato i sindacati per indire sciopero dei trasporti il 30 novembre, dopo l’incidente del 28 novembre al passaggio a livello di Corigliano Rossano (CS) che ha causato la morte di due macchinisti. Ma giusto l’11 dicembre a Faenza (Ravenna) c’è stato un altro incidente, con 17 feriti in uno scontro tra un Frecciarossa e un regionale.

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