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10mila stivali per cacciare il partito del cemento

Teresa Noce by Teresa Noce
Luglio 6, 2023
in Resistenza n. 7-8/2023
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Sabato 17 giugno 2023 si è tenuta a Bologna la manifestazione “Fermiamoli!”, una marcia popolare per manifestare contro il governo regionale del Pd.

Quello che è accaduto in Emilia Romagna con le alluvioni di maggio ha precise responsabilità, non è colpa del fato o di fenomeni imprevedibili e ingestibili. Le cause del disastro affondano nella gestione criminale e speculativa dei territori cementificati, deturpati e abbandonati. Ne sono responsabili Bonaccini, Schlein e tutto il Pd che, non a caso, in Emilia Romagna è meglio conosciuto come il “partito del cemento”. Ne sono responsabili le multinazionali, i capitalisti e gli affaristi nostrani e stranieri che fanno affari devastando i territori.

Ne sono responsabili i governi che, al di là del loro colore politico, negli ultimi decenni non solo li hanno lasciati agire impunemente, ma li hanno addirittura favoriti. Ne è responsabile, in ultima analisi, la classe dominante che alimenta la crisi ambientale che è conseguenza diretta della gestione criminale dei territori e che con questa si combina ulteriormente dando vita a simili catastrofi.

A fronte di queste responsabilità, il disastro in Emilia Romagna ha fatto emergere, come al solito, il meglio dalle masse popolari della zona e dell’intera nazione. Brigate volontarie, organizzazioni operaie, comitati, associazioni, arrivati da ogni dove, si sono rimboccati le maniche per iniziare a ricostruire il territorio.

Una parte del fango che è stato spalato da migliaia di volontarie e volontari dopo l’alluvione è stato portato davanti alla sede della Regione Emilia-Romagna al termine della manifestazione.

Il 17 a Bologna la parola d’ordine è stata: ricostruire il territorio, ma non per tornare a come era prima. Le realtà che hanno organizzato la manifestazione hanno chiaro che della ricostruzione “nuova”, “sociale”, non fa parte il rigassificatore di Ravenna e nemmeno il passante di Bologna.

Solo chi abita i territori, chi ha lavorato per ricostruirli in questa emergenza, chi da anni si mobilita per la salvaguardia dell’ambiente e della salute delle masse popolari sa come devono funzionare e come devono essere gestite le città e i paesi.

La soluzione ancora una volta non verrà dal Pd, come non verrà dal governo Meloni. La soluzione la possono trovare e attuare solo le masse popolari.

Servono 10, 100, 1000 comitati che vigilino sulla gestione dei territori, sulle speculazioni, sulla ricostruzione; che si mobilitino per boicottare le manovre criminali e cacciare il partito del cemento!

Servono 10, 100, 1000 comitati che impongano dal basso le soluzioni, che diano il via a un tavolo permanente che si occupi di gestire il territorio nell’interesse delle masse popolari, in alternativa alla gestione criminale delle attuali istituzioni!

Questa è la prospettiva su cui lavorare per dare alla protesta un obiettivo che ne valorizzi tutte le potenzialità. Organizzarsi per individuare e attuare le soluzioni che servono è il solo modo per farlo!

La Protezione Civile si è mossa con estremo ritardo e lentezza e le istituzioni stanno gestendo l’emergenza assegnando appalti a ditte private, pretendendo che i volontari accorsi si facciano da parte o si mettano a disposizione per offrire il loro aiuto.
A gestire il tutto è stato nominato commissario lo stesso generale Figliuolo che si è distinto nella gestione criminale della pandemia da Covid-19, a rimarcare un atteggiamento militaresco propedeutico alla repressione dello slancio e della spinta all’autorganizzazione popolare che ha caratterizzato la prima fase dell’emergenza.

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