Relazione di Pablo Bonuccelli al VI Congresso Nazionale

La differenza fra informare e formare e il ruolo dei comunisti

Per la classe dominante è decisivo ostacolare il più a lungo possibile l’organizzazione cosciente delle masse popolari. Ne va della sua stessa esistenza.

Non può evitare che le masse popolari si organizzino – anche se cerca di impedirlo in ogni modo e a questo proposito restringe continuamente gli spazi di agibilità politica – quindi cerca di incanalare la mobilitazione in un vicolo cieco, su un binario morto.

Lo fa ponendo continuamente ostacoli all’elevazione della coscienza delle masse popolari, cercando di impedire che le masse popolari si impadroniscano della conoscenza e della comprensione delle leggi che regolano il corso delle cose.

È per questo che fa un largo uso della disinformazione, dell’intossicazione dell’opinione pubblica, della diversione dalla realtà e dalla lotta di classe.

Quanto più si aggrava la crisi generale del capitalismo e quanto più emerge dalla realtà e dall’esperienza pratica di milioni di persone l’esigenza di un superiore ordinamento economico, politico e sociale, tanto più le larghe masse si interrogano su “come va il mondo” e tanto più la classe dominante alimenta confusione e diversione.

A ognuno di noi è capitato di avere a che fare con lavoratori, operai, elementi fra i più disparati delle masse popolari che sono sfiduciati di fronte alla prospettiva di cambiare le cose perché “le masse popolari sono bombardate dalla propaganda di regime”, “ci fanno il lavaggio del cervello”, “l’informazione è manipolata”.

È tutto vero! Gli sforzi della classe dominante su questo fronte aumentano in continuazione perché aumenta in continuazione l’esigenza delle masse popolari di capire come va il mondo, di capire dove la borghesia imperialista sta portando il mondo. E di capire qual è l’alternativa.

Tuttavia, proprio nell’epoca della menzogna, della manipolazione, dell’intossicazione delle coscienze, il problema NON è l’attacco alla libertà di informazione e la battaglia principale NON è rivendicare il diritto a un’informazione libera.

La questione principale è la formazione, cioè avere accesso agli strumenti per capire la realtà e i processi che la trasformano, per conoscere quei processi e per determinarli.

Per questo motivo la lotta dei comunisti, la nostra lotta, non è sull’informazione, ma principalmente sulla formazione.

Oggi la grande massa della popolazione, e soprattutto gli elementi d’avanguardia della classe operaia e delle masse popolari, non hanno principalmente bisogno di “media indipendenti”, ma di scuole che insegnano a ragionare in modo coerente con i loro interessi e ad agire di conseguenza. I comunisti devono essere quella scuola.

Faccio un esempio. Julian Assange è detenuto in Inghilterra e rischia l’estradizione negli Usa dove sarà con ogni probabilità condannato a 175 anni di carcere. Per evitare la stessa sorte – o persino peggiore – Edward Snowden ha dovuto rifugiarsi in Russia.

Sia Assange che Snowden sono perseguitati per aver diffuso “notizie segrete” sui crimini degli imperialisti Usa e sui loro sistemi di controllo e spionaggio di massa.

Le loro vicende mostrano quanto costa oggi praticare la libertà di informazione nei paesi imperialisti. Tuttavia quello che mi interessa sottolineare è un altro aspetto. Neppure gli elementi d’avanguardia delle masse popolari hanno potuto sfruttare appieno il coraggioso lavoro di Assange e Snowden: non erano né formati per comprendere molte delle informazioni che Assange e Snowden hanno diffuso né organizzati per usarle al meglio.

Ecco una dimostrazione lampante che è principale la formazione rispetto all’informazione.

Dunque noi parliamo di informazione e di formazione. Di informazione che è funzionale alla formazione, all’elevazione delle coscienze, che è strumento per l’organizzazione delle masse popolari. Stiamo quindi parlando di propaganda. Di propaganda comunista, che ovviamente non ha nulla a che vedere con il ruolo, il contenuto e la funzione della propaganda di regime.

Io nel P.CARC mi occupo di propaganda, a partire dalla direzione di Resistenza, che è il nostro principale strumento di propaganda.

Cosa vuol dire fare della propaganda una scuola che insegna a ragionare in modo coerente con gli interessi delle masse popolari e insegna ad agire di conseguenza? Faccio tre esempi.

Le cose vanno talmente male e su così tanti fronti, che la denuncia del cattivo presente abbonda. Non solo la sinistra borghese denuncia puntualmente e continuamente le cose che non vanno – per la verità possiamo dire che la denuncia è la sua principale occupazione, insieme al chiedere alla classe dominante delle soluzioni, insieme cioè alla rivendicazione -, ma anche singoli esponenti della classe dominante più o meno preoccupati dalla situazione denunciano di continuo “le cose che non vanno”, le contraddizioni della società capitalista, le brutture, la tendenza alla guerra, ecc.

Se i comunisti si limitassero alla denuncia, cosa farebbero di diverso dalla sinistra borghese e persino da una parte della classe dominante?

Per noi comunisti la denuncia del cattivo presente è importante e dobbiamo avvalercene. Ma dobbiamo aggiungere un pezzo, dobbiamo soprattutto sviluppare la prospettiva: opporre la soluzione al problema, mostrare che la soluzione esiste, mostrare che la soluzione dipende da quello che fanno o non fanno le masse popolari organizzate, cioè mostrare che le masse popolari organizzate hanno la possibilità – e non solo la necessità – di cambiare le cose e dobbiamo indicare i passi per imboccare quella strada. Questo è il compito della propaganda comunista.

Siamo talmente immersi nel regime di intossicazione dell’opinione pubblica e diversione dalla realtà che è certamente più facile sapere dai media vita morte e miracoli di chi ha vinto Masterchef l’anno scorso che il modo in cui si sono organizzati i lavoratori della Gkn per resistere un anno e mezzo o come è organizzato il coordinamento intersindacale dei lavoratori francesi che sono in lotta da tre mesi – ininterrottamente – contro la riforma delle pensioni.

Noi comunisti dobbiamo dare notizie, certo. Ma soprattutto dobbiamo far emergere le esperienze di lotta e di organizzazione, dobbiamo promuovere un ragionamento su quelle, dobbiamo spingere a fare un bilancio, dobbiamo promuovere il bilancio di quelle esperienze.

Non sono “racconti”. Sono anche “racconti”, ma dobbiamo usarli per far emergere gli insegnamenti! Perché le masse popolari imparano principalmente dalla loro pratica, la pratica è maestra e se i comunisti vogliono essere una scuola per le masse popolari, il primo passo è creare le migliori condizioni affinché le masse popolari imparino dalla loro esperienza.

Non serve a niente dire “facciamo come in Francia!” se per primi i comunisti non si pongono nella condizione di capire “come stanno facendo in Francia?”. Il come, non il cosa.

Cosa stanno facendo ce lo dice, più o meno anche la televisione; come lo stanno facendo non lo dice nessuno. Sia mai che, appunto, sia di insegnamento.

Non siamo un circolo di opinionisti. Senza incidere nella realtà, i comunisti non se ne fanno nulla di “avere ragione”. Certo, per incidere sulla realtà bisogna in qualche modo raccogliere consensi su quello che si pensa, sulle analisi che si promuovono e sulle prospettive che si indicano, tuttavia l’aspetto principale per valutare l’esito della nostra propaganda NON è quanta gente è d’accordo con noi, ma quale contributo diamo affinché i lavoratori e le masse popolari superino gli ostacoli che incontrano nell’organizzarsi. La nostra propaganda è efficace se dà soluzioni ai problemi che i lavoratori e le masse popolari incontrano nell’organizzarsi.

La nostra propaganda deve essere quindi funzionale all’organizzazione dei lavoratori e delle masse popolari. Deve orientare le masse popolari. Deve guidarle. Deve sollecitarle a ragionare della loro esperienza. Deve far emergere insegnamenti. E deve indicare chiaramente e precisamente l’obiettivo per cui mobilitarsi, l’obiettivo immediato e contingente e l’obiettivo di prospettiva.

(…) Forse è superfluo dirlo, ma un lavoro di propaganda sistematicamente impostato su questi cardini ci espone anche a varie critiche.

Ad esempio che siamo “troppo ottimisti”, cioè dipingiamo la realtà meno oscura di quella che è in verità. Beh, questa critica non è vera, compagni. Di ogni cosa si può decidere di concentrarsi sui suoi aspetti negativi o sui suoi aspetti positivi, cioè di prospettiva. Siamo nella fase imperialista del capitalismo, siamo nella fase acuta e terminale della crisi generale del capitalismo: abbiamo coscientemente scelto di non limitarci a descrivere la nera realtà, c’è già tanta denuncia, e di concentrarci con la nostra propaganda a mostrare le contraddizioni e le crepe del sistema politico della classe dominante, le debolezze della classe dominante, gli appigli che si possono afferrare, le forze su cui contare, le tendenze da sostenere anche se oggi sono piccole e sembrano piccolissime… Non siamo ottimisti, usiamo la concezione comunista del mondo!

Mi avvio alle conclusioni. In particolare nel corso degli ultimi tre anni abbiamo toccato con mano cosa significa che i comunisti devono contendere alla classe dominante l’influenza sul cuore e la mente delle masse popolari. Abbiamo toccato con mano le nuove responsabilità che la situazione ci pone. I nuovi compiti, anche, e pertanto anche la trasformazione di noi stessi che dobbiamo dirigere e compiere per essere i promotori della lotta per il Governo di Blocco Popolare.

Se per la classe dominante è decisivo ostacolare l’organizzazione cosciente delle masse popolari, per noi comunisti è invece un obiettivo impellente. E in definitiva è ciò di cui siamo responsabili, dobbiamo sentirci responsabili ed esserlo fino in fondo, anche attraverso la nostra propaganda.

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