Banca Monte dei Paschi di Siena affronta nuovamente il dilemma sul suo futuro, tra possibili e smentite fusioni, soluzioni ‘‘spezzatino’’ tra più attori bancari e un progetto stand alone che è stato visto sempre come poco convincente dal mercato e dallo stesso governo, le cui intenzioni sono quelle di creare un terzo grande polo bancario italiano con l’intervento di Banco BPM.

La banca nel sistema capitalistico di mercato ha operato per molto tempo sotto forte influsso delle logiche politiche locali del polo PD allora al governo della provincia e di quelle nazionali.

Il controllo era esercitato dalla Fondazione MPS, i cui eletti erano a maggioranza espressione della regione, della provincia e del comune di Siena. Gli interessi politici nel finanziare i progetti sul territorio sono stati decisivi per orientare lo sviluppo economico del territorio senese.

Le scelte intraprese per soddisfare interessi elettorali ed appetiti politici hanno portato la banca a scelte economiche discutibili e onerose, che negli ultimi 15 anni hanno richiesto continue ricapitalizzazioni, creato difficoltà di gestione dei crediti deteriorati e inizialmente bilanci falsati e prodotti derivati per nascondere il bagno di sangue nell’acquisizione della Banca Antonveneta nel 2009. Fusione avvallata dal precedente governatore di Banca d’Italia, Mario Draghi, da una politica avventuristica e sconsiderata del potere politico del PD nella provincia e che ha portato la Fondazione MPS a distruggere gran parte del suo patrimonio per tentare di mantenere le redini della banca.

Con il nuovo corso del amministratore delegato Luigi Lovaglio, la banca è riuscita ad affrontare a novembre un aumento di capitale a condizioni di mercato per 2,5 miliardi di euro per rispettare i requisiti di capitale richiesti dalla BCE accompagnato dall’esodo incentivato di 4125 dipendenti. Le scelte si inquadrano nei paletti imposti dalla Direzione Generale sulla Concorrenza dell’UE post-salvataggio di stato, ma che nei fatti portano a un progressivo smantellamento della banca in una logica di forzata razionalizzazione, “in linea” con lo smantellamento generale dell’apparato produttivo del paese, oltre alle pesanti difficoltà operative e organizzative che il piano ha generato per i colleghi e le carenze formative da affrontare per mantenere un buon livello di servizio per la clientela retail e per le imprese.

All’incertezza sul futuro, i sindacati devono rinsaldare i rapporti con i propri iscritti e tutti i lavoratori, ritornare con maggior presenza nelle filiali e nelle strutture per far sentire la loro vicinanza e costruire insieme un futuro che possa garantire l’integrità del gruppo.

La riconferma dell’amministratore delegato segue il sentiero tracciato dall’agenda Draghi nel rispetto dei vincoli europei e dalla capacità di trovare in questi vincoli delle leve di rilancio commerciale, ad esempio nei campi dei finanziamenti e della digitalizzazione.

Lo Stato, partecipando pro-quota all’aumento di capitale, ha versato 1,6 miliardi, raggiungendo un contributo complessivo di 8 miliardi da quando è azionista principale della banca, nel tentativo di cedere rapidamente la banca in mano a privati. Questa volontà di cessione al momento si è rivelata per le masse popolari un bagno di sangue di lunga durata senza che il governo raggiungesse il suo intento. Aumento che ha visto una forte moral suasion da parte del governo Draghi verso i partners commerciali AXA e Anima, fondi di previdenza, fondazioni bancarie, fondi internazionali, banche dealers dell’operazione per evitare lo spettro di un nuovo ‘‘bail-in’’. Per alcuni degli attori principali come il colosso assicurativo francese AXA e Enpam l’investimento è stato di mero carattere finanziario e di breve termine.

Aumento di capitale, esodo del 20% della forza lavoro, razionalizzazione delle partecipate del gruppo nel progetto di ‘‘banca unica’’ sono volte a creare una struttura snella ed efficiente, appetibile a nuovi investitori o realtà bancarie, che possono ricavare nuovi profitti dopo la collettivizzazione delle perdite a danno di Stato e cittadini. Il mercato ha apprezzato gli sforzi e la banca è ritornata a una redditività trainata dai maggiori margini di interesse su prestiti e mutui, rafforzati dalla politica aggressiva della BCE di incremento dei tassi interbancari per contrastare un’inflazione esogena.

Questa, però, è la logica del mercato, di investitori privati e di chi cerca nuove fonti per speculare, puntando nel rendimento del proprio capitale finanziario. Noi come P.CARC non possiamo accettare la logica del mercato. Questa è una logica da rigettare, una logica secondo cui i profitti sono dei privati e dei padroni e le perdite e i costi di ristrutturazione sono delle masse popolari.

Serve una banca a favore delle masse popolari, che per quanto la collettività ha speso e contribuito per tenerla in piedi dovrebbe essere di fatto di proprietà delle masse popolari, presente capillarmente sul territorio in quanto è un servizio indispensabile per la comunità nell’accesso al credito e al risparmio.

Non si può tollerare che intere periferie e paesi rimangano sguarniti dal presidio delle filiali bancarie. Non è raro il caso in cui l’assenza delle filiali rende impossibile la vita delle persone più anziane, costrette a muoversi per decine di km prima di trovare uno sportello aperto.

Serve imporre un governo di emergenza popolare che sia in grado di realizzare una banca nazionale presente su tutto il territorio nazionale a supporto di cittadini e imprese, che necessitano di liquidità, soluzioni di risparmio per crescere, per affrontare le difficoltà economiche, realizzare i propri progetti e affrontare con fiducia il futuro.

In un Governo di Blocco Popolare, le banche nazionali devono avere un consiglio di amministrazione espressione e di fiducia del governo, che esercita uno stretto controllo sull’operato e con l’obbligo di continuare l’operatività bancaria indipendentemente dalle sanzioni e blocchi che l’UE potrà prevedere sul sistema bancario nazionale. Ci devono essere leggi nazionali che vanno a comminare sanzioni e pene severe per i managers che portano al dissesto le banche e tutele maggiori e forti per i cittadini nel collocamento di prodotti di investimento/assicurativi. In un GBP i finanziamenti dovranno prevedere tassi agevolati per le classi meno abbienti, valutando nel caso la garanzia statale per l’accesso al credito.

LOTTIAMO PER UNA BANCA STATALE PER LA CRESCITA INDUSTRIALE DEL NOSTRO PAESE E PER UN SUPPORTO REALE ALLE FAMIGLIE DELLE CLASSI LAVORATRICI !

Partito dei CARC – Sezione Siena-Val d’Elsa

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