Su Resistenza n.7-8/22 abbiamo pubblicato un articolo sulla recente vittoria di Gustavo Petro alle presidenziali: “Colombia, storica vittoria elettorale della sinistra”. Riprendiamo la questione sulla base di un’osservazione critica mossa all’articolo.

In un passaggio affermavamo quanto segue: “Questa vittoria mostra la difficoltà della borghesia imperialista nell’arginare la nuova ondata di rinnovamento politico in America Latina, che potrebbe trovare un nuovo sbocco in ottobre con la probabile rielezione di Lula in Brasile. L’attenzione dovrà comunque essere massima a fronte di una borghesia locale criminale, spalleggiata dagli USA, che non abbandonerà pacificamente il potere politico e che è abituata a farsi valere attraverso gli squadroni della morte o con l’impiego diretto dell’esercito.”

Questa formulazione è effettivamente fuorviante, perché afferma che la borghesia colombiana dominerebbe spalleggiata dagli imperialisti USA. La realtà è invece che il dominio criminale è direttamente degli USA, che per esercitarlo si avvalgono di pezzi della borghesia colombiana.

In Colombia, come negli altri paesi oppressi dall’imperialismo, non esiste una borghesia nazionale capace di imporre il proprio dominio con un’azione storica indipendente.

La fase delle rivoluzioni borghesi si è chiusa con l’avvento della fase imperialista alla fine del XIX secolo. Da allora gli esponenti della borghesia nazionale di un paese come la Colombia o si mettono al servizio degli imperialisti USA per reprimere e depredare le masse popolari e il paese, oppure si mettono al servizio e sotto la guida del movimento comunista per puntare all’indipendenza nazionale.

Fare la rivoluzione socialista in paesi oppressi dall’imperialismo significa applicare la linea della rivoluzione di nuova democrazia, uno degli apporti teorici, elaborato sulla base dell’esperienza diretta della rivoluzione cinese, con cui Mao ha contribuito a innovare la teoria marxista-leninista. La conquista della sovranità e dell’indipendenza è il principale fronte in cui si esprime la lotta di classe per la presa del potere in questi paesi. è un processo che può giungere a compimento solo se a condurlo ci sono comunisti che si pongono l’obiettivo della trasformazione socialista, come conferma la storia di tutti i movimenti di liberazione nazionale, dall’Africa all’Asia fino all’America Latina.

Capire bene chi è il principale nemico per il popolo colombiano rende anche più chiara l’importanza della vittoria di Petro alle presidenziali. Non sono tante le notizie in merito, ma alcuni provvedimenti già rendono evidente che il tentativo di cambiamento è reale.

Il nuovo presidente si è insediato il 7 agosto e in meno di un mese ha già avviato importanti processi:

– ha riallacciato le relazioni diplomatiche con il vicino Venezuela bolivariano, interrotte nel 2019 dal predecessore Duque, che su mandato degli USA non riconobbe la vittoria di Maduro per sostenere il fantoccio Guaidò;

– ha raccolto la disponibilità a un nuovo processo di pace, sia da parte dell’ELN (Esercito di Liberazione Nazionale), che da parte della fazione dissidente delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia), che non hanno avallato il precedente accordo di pace del 2016. In particolare le FARC hanno riconosciuto pubblicamente nella presidenza di Petro “una reale espressione della volontà popolare” (fonte: Agenzia di Stampa Nazionale DIRE);

– ha avviato un’epocale epurazione nei vertici dell’esercito e della polizia, rimuovendo 55 alti ufficiali (Peacelink la definisce la più grande ristrutturazione mai avvenuta nelle forze armate del paese);

– ha posto fine alla “lotta al narcotraffico” in cui era impegnato l’esercito colombiano con il sostegno diretto dell’esercito USA, che in realtà era lotta senza quartiere alla guerriglia popolare a suon di massacri e deforestazione selvaggia con agenti chimici, sullo stile della guerra del Vietnam.

Misure simili sono passi coraggiosi verso un’indipendenza nazionale che è diritto teoricamente riconosciuto a ogni popolo, ma sono anche passi che pongono l’attuale governo in rotta di collisione con i padroni a stelle e strisce. Il radicato e capillare potere popolare che si sta sviluppando nel paese crescerà ulteriormente nella lotta di difesa della propria indipendenza.

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