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Elezioni amministrative e referendum del 12 giugno

Teresa Noce by Teresa Noce
Luglio 24, 2024
in Comunicati nazionali | 2024
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Usiamoli per rafforzare l’organizzazione e la mobilitazione popolare per cacciare il governo Draghi!

Il 12-13 giugno si svolgono le elezioni amministrative e il 12 giugno i referendum sulla giustizia.

Tre considerazioni (e una conclusione) sui referendum

1. Chi ha provato a comprendere “la posta in gioco” attraverso il testo dei cinque quesiti referendari si è necessariamente imbattuto nella tortuosità della formulazione: i testi sono strettamente tecnici, incomprensibili per la grande maggioranza della popolazione; tre dei quesiti inoltre sarebbero superati dai decreti attuativi della riforma Cartabia.
Ammettendo i quesiti sulla giustizia e rigettando quelli sulla legalizzazione della cannabis e sull’eutanasia (il primo per non pestare i piedi alle organizzazioni criminali, il secondo per non pestarli al Vaticano), la Corte Costituzionale ha dato ulteriore dimostrazione di come funziona il teatrino della politica borghese: le masse popolari sono escluse dalle decisioni che riguardano questioni di loro interesse , mentre è incoraggiata la loro partecipazione come massa di manovra nella guerra per bande fra le fazioni della classe dominante.

2. Chi si è sforzato di superare le difficoltà di comprensione del contenuto dei referendum sulla giustizia (abbiamo dato un contributo in questo senso con una Tribuna di discussione) ha riscontrato che si tratta di cavilli che non intaccano l’impostazione di fondo del sistema giudiziario, basato sull’oppressione di classe e sull’impunità dei ricchi, una “giustizia forte contro i poveri e debole e collusa con i ricchi” .
Facciamo due esempi.

Cosa significa “ritoccare la legge Severino” (che dispone l’incandidabilità, l’ineleggibilità e la decadenza da cariche elettive e di governo dei condannati in via definitiva a più di due anni per reati di mafia, terrorismo e altri come schiavitù, prostituzione minorile e traffico internazionale di droga, per reati contro la pubblica amministrazione, per reati puniti con una pena massima non inferiore a quattro anni) in un paese in cui i principali esponenti politici legati alla mafia e i principali promotori di reati contro la pubblica amministrazione sono nelle condizioni di eludere leggi, processi e condanne? Un esempio per tutti: Berlusconi.
Che senso ha impedire la candidatura ai “condannati per terrorismo” quando i principali promotori della devastazione e del saccheggio del paese esprimono già governi, giunte regionali e comunali e quando, nello stesso tempo, la classe dominante accusa per questo reato organizzazioni e movimenti che incarnano la resistenza delle masse popolari al vero terrorismo (che provoca stragi e morti ogni giorno) che è quello della classe dominante?

Cosa significa eliminare dalle condizioni per le misure della custodia cautelare la reiterazione del reato in un paese in cui i responsabili del crollo del ponte Morandi nel 2018 non solo non fanno un giorno di galera, ma continuano tranquillamente a fare affari con lo Stato? I padroni del ponte Morandi, i Benetton, erano padroni anche di altri ponti, di gallerie, di autostrade… altro che “reiterazione del reato”! Il reato lo hanno reiterato in anni di speculazioni, mancati controlli, risparmio sui materiali e sulle tecnologie, ecc.
Mauro Moretti era amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, era il responsabile materiale e legale – vedi sentenza del 31 gennaio 2017 – della strage della stazione di Viareggio del 2010. Non ha fatto nemmeno 3 giorni di “misure cautelari”: è stato, anzi, nominato amministratore di Leonardo nel 2014 ed eletto sindaco di Mompeo (provincia di Rieti).

Certo, parliamo di capibastone della Repubblica Pontificia, non dei militanti e degli attivisti NO TAV o degli studenti che si mobilitano contro l’alternanza scuola lavoro e gli omicidi sul lavoro oppure, ancora, dei tanti compagni e delle tante compagne sottoposti a sorveglianza speciale, DASPO urbano, ecc. Per loro una qualunque Procura può formulare accuse di “terrorismo” per cercare di intimidire e soffocare la mobilitazione; per loro la reiterazione del reato consiste semplicemente nel fatto di non sottomettersi alla barbarie e al degrado materiale e morale che la classe dominante impone alle masse popolari.

3. A partire dai cinque quesiti dei referendum sulla giustizia, il ragionamento sul funzionamento del teatrino della politica borghese e sul sistema di potere (quello reale, riservato agli addetti ai lavori) a cui il teatrino è annesso, può essere allargato e approfondito, anzi, i referendum sono un’occasione per farlo.


“La borghesia abbandona la difesa dei diritti democratici e pone la “sicurezza nazionale” (cioè la stabilità e la conservazione del regime) al di sopra dei diritti individuali, civili e politici. Lo Stato non si subordina più al rispetto di essi. Non c’è niente di ciò che è riconosciuto dalle leggi o dall’uso e dal costume come diritto che la borghesia rispetta se nuoce (se reputa che nuoccia) alla stabilità e conservazione del suo regime. Essa non si arresta di fronte a nessuna legge e a nessun delitto. (…) La dottrina della sicurezza nazionale sostituisce per la borghesia la dottrina della democrazia e dei diritti civili e politici dell’individuo” – da “Regime di controrivoluzione preventiva: non è moderno fascismo, ma non è democrazia”, Resistenza n. 5/2022

I referendum del 12 giugno servono ad alimentare l’illusione che sia possibile riformare la giustizia borghese, che possa esistere una “giustizia giusta” in un sistema basato sulla divisione della società in classi, sull’oppressione di classe, sullo sfruttamento. Non si può verniciare di nuovo un palazzo marcio e fatiscente dalle fondamenta al tetto: chi lo lascia credere è un imbroglione, chi ci crede è un illuso.
Sono un tentativo di distogliere l’attenzione dalle violazioni sistematiche della Costituzione del 1948 ancora formalmente in vigore. L’invio di armi in Ucraina, di cui il “popolo sovrano” sa poco e nulla, e la partecipazione del nostro paese alla guerra per procura degli imperialisti USA contro la Federazione Russa è solo l’ultima in ordine di tempo. Ci sono pure, ad esempio, l’esautorazione non solo del Parlamento a favore del Governo, ma anche del Governo stesso (che con l’installazione di Draghi è diventato la camera di ratifica di decisioni prese in sede UE e USA o la trasformazione dei partiti politici in partiti-azienda e personali.
I referendum sulla “giustizia” sono uno dei modi in cui i vertici della Repubblica Pontificia cercano di frenare il distacco e la contrapposizione delle masse popolari dai vertici stessi, dalle loro istituzioni e dai loro partiti: distacco e contrapposizione che sono espressioni dello sviluppo crescente ed estensione del movimento per farla finita con il vortice di miseria, devastazione ambientale, ingiustizia e guerra in cui i vertici della Repubblica Pontificia, le loro istituzione e i loro partiti hanno sprofondato le masse popolari e il nostro paese.

In ragione di queste considerazioni, il P.CARC indica ai lavoratori e alle masse popolari di astenersi dal voto sui referendum del 12 giugno (non ritirare le schede per evitare anche il raggiungimento del quorum).

Tre considerazioni (e una conclusione) sulle elezioni amministrative

1. Una considerazione di carattere generale. Le elezioni indette dalla borghesia NON sono il principale strumento per cambiare il corso disastroso che essa impone al paese. Lo strumento e la via principale sono l’organizzazione, la mobilitazione e l’iniziativa delle masse popolari nel solco della lotta per imporre un governo di emergenza popolare e per imporre amministrazioni locali di emergenza.
Ma le elezioni possono avere una funzione positiva: a. se i risultati riescono ad aprire una breccia nel sistema politico (come nel caso del 2018 con la costituzione del Governo Conte 1); b. se sono usate come mezzo per favorire l’organizzazione e la mobilitazione dei lavoratori e delle masse popolari.
Dei due aspetti il secondo è il principale: ne è esempio il fallimento dei governi M5S, frutto non del “tradimento” del M5S, ma del fatto che il M5S si è sempre rifiutato di mobilitare gli 11 milioni di elettori per difendere il governo Conte 1 e attuare quelle parti del programma di governo che il sistema politico delle Larghe Intese ha boicottato e sabotato – leggi il “Documento di aggiornamento della Dichiarazione Generale del V Congresso”, gennaio 2022.
Ne deriva che per i comunisti la partecipazione alle elezioni borghesi (sia attiva, cioè attraverso la presentazione di liste e candidature, sia passiva, cioè con il sostegno a liste, con le indicazioni di voto e il voto) è sempre finalizzata al rafforzamento e allo sviluppo del movimento operaio e popolare, al protagonismo delle masse popolari, al rafforzamento della rete di organismi operai e popolari esistenti o alla nascita di nuovi organismi, al coordinamento di tutti gli organismi operai e popolari. Essa deve servire, in sintesi, a rafforzare il potere delle masse popolari organizzate, fino a rovesciare il sistema di potere della borghesia e instaurare un proprio governo di emergenza, un Governo di Blocco Popolare (GBP).

2. Il 12 giugno si vota per il rinnovo dei Consigli comunali e per l’elezione del sindaco in 971 Comuni su un totale di 7.904 (quindi nel 12,3% dei comuni italiani), di cui 142 con più di 15.000 abitanti e 26 dei quali capoluoghi di provincia (4 anche capoluoghi di regione: Genova, L’Aquila, Palermo e Catanzaro) [fonte: Ministero dell’Interno]. Benché queste elezioni coinvolgano solo una parte circoscritta delle masse popolari (circa 9 milioni di persone su 46 milioni di elettori), esse hanno un valore politico specifico dato il contesto in cui si svolgono: a. per le contraddizioni fra i poli delle Larghe Intese che sostengono Draghi, acuite dalla partecipazione imposta dal governo Draghi alla guerra contro la Federazione Russa al servizio degli USA-NATO; b. per il crescente scollamento fra le larghe masse e le istituzioni borghesi; c. per la crescente mobilitazione delle masse popolari che resistono agli effetti della crisi.
A ciò si aggiunge che queste elezioni aprono, di fatto, la lunga campagna elettorale per le politiche previste per il 2023.
Per questi motivi, benché non incidano direttamente sul governo del paese, sono uno strumento che può e deve essere usato contro il governo Draghi, i suoi padrini e sostenitori.

3. Fra i Comuni in cui si vota, il P.CARC è presente solo in due, Sesto San Giovanni (MI) e Pistoia. Per questi due Comuni le Sezioni del Partito daranno specifiche indicazioni di voto. Di seguito forniamo un orientamento generale per consentire ai lavoratori e alle masse popolari di votare coerentemente con l’obiettivo di usare le elezioni per
– rafforzare la rete di organismi operai e popolari,
– dare una legnata al governo Draghi e ai partiti che lo sostengono;
– avanzare nella costruzione di un ampio fronte anti Larghe Intese che punta a governare il paese.

a. In ogni caso, NON votare per i partiti delle Larghe Intese (PD e alleati, FI, Lega, FdI) e per partiti e liste che sostengono il governo Draghi (M5S). Non esiste alcuna possibilità che a livello locale tali partiti o liste facciano qualcosa di diverso da quello che fanno a livello nazionale: sostenere gli interessi dei capitalisti, degli speculatori, della NATO e della UE. Non esistono “programmi locali” credibili, realmente alternativi: possono esistere sulla carta, ma sono menzogne o illusioni. Chi sostiene il governo della guerra e dell’economia di guerra o chi fiancheggia i partiti che lo sostengono è nemico dei lavoratori e delle masse popolari.

b. Nelle liste alternative alle Larghe Intese, votare i candidati che hanno avuto un ruolo positivo per l’organizzazione e la mobilitazione delle masse popolari, in particolare – dove è possibile – favorire i candidati che hanno già iniziato a fare, mettendosi al servizio delle varie battaglie dei lavoratori e delle masse popolari, ciò che hanno detto che faranno una volta eletti. Per orientarsi in questo modo non bisogna analizzare i candidati, ma bisogna partire dagli organismi operai e popolari: di chi si fidano? Chi ha risposto positivamente alle loro richieste e sollecitazioni? Chi li ha sostenuti e come?

c. Votare quei candidati che hanno dimostrato di mettere al centro della loro campagna elettorale gli interessi dei lavoratori e delle masse popolari, ad esempio collaborando con candidati di altre liste anti Larghe Intese (mettendo in secondo piano la “concorrenza elettorale” in favore dell’unità d’azione).

In conclusione, le elezioni amministrative del 12 giugno, al di là degli esiti, mettono all’ordine del giorno la necessità di avanzare nella costruzione di un fronte anti Larghe Intese che si pone in alternativa ai servi della NATO, della UE e del Vaticano: non in ottica di testimonianza, ma alla guida del governo del paese.
Le forze che costituiscono questo fronte oggi marciano ancora in ordine sparso e spesso sono in concorrenza fra loro: devono unirsi in un fronte ampio contro il governo Draghi e le Larghe Intese, un fronte che lavori per costruire l’alternativa di governo capace di attuare le misure di emergenza che servono alle masse popolari.

Unire quello che l’elettoralismo divide è l’obiettivo che ci poniamo, la strada per accelerare e sviluppare la lotta per imporre un governo di emergenza delle masse popolari organizzate.

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