Giornalismo d’assalto a Reggio Emilia: ovvero di come, rotta la diga, impetuosamente la melma scende a valle

In Italia, uno sciame di guitti di regime si spellano le mani per applaudire la “libertà d’informazione e il pluralismo” per cui si distingue il nostro paese.

Sono gli stessi che denunciano in coro “gli orrori dell’oscurantismo e della censura in Russia”.

Sono gli stessi che credono (idioti) o fanno finta di credere (utili idioti) che spacciare menzogne sui giornali e in TV abbia a che vedere con l’informazione e la libertà d’informazione.

Appartenere agli alti ranghi dei venditori di fuffa garantisce fama, denaro, notorietà. Quindi anche fra i venditori di fuffa infuria la lotta: chi appartiene ai ranghi bassi sgomita per conquistare posizioni. Come? Con scoop e inchieste scomode e “pericolose”? Ma va’! Per quello ci vogliono ideali, testa, cuore, coraggio, fonti e deontologia professionale…

La testata Reggio on line / TeleReggio è una brillante dimostrazione di come funziona la lotta per il successo fra i venditori di fuffa. Vediamo.

Cercando di cavalcare il clamore suscitato dall’inchiesta contro la P38 Gang e il presidente dell’ARCI Tunnel per il concerto del Primo Maggio a Reggio Emilia – vedi articolo a pag. 12 – Reggio on line propone “un’inchiesta” a puntate per indagare (e rivelare al pubblico) “chi sono i CARC”.

L’inchiesta si basa sulla pubblicazione di articoli e video male assortiti, un taglia e cuci di estratti di testi, discorsi e interventi pubblici decontestualizzati, selezionati per “fare notizia”, caricati di intenti minacciosi e di sfumature “sinistre”. Vedere per credere. All’autore del polpettone, tale Michele Angella, ci sentiamo di dire tre cose.

La prima è che anziché smanettare con il programma di montaggio video, se vuole fare il giornalista e sapere chi sono i CARC, venga serenamente e seriamente a chiederci un’intervista. Se, invece, lo diverte così tanto plasmare le cose a suo piacimento, gli consigliamo il pongo: ne ricaverebbe maggiore successo e, forse, soddisfazione.

La seconda è che mentre lui gioca ad assemblare video per far dire a questo o quel compagno del P.CARC “cose compromettenti”, c’è un tizio di nome Assange, che di cose che compromettono sul serio l’apparato politico e militare degli USA ne ha pubblicate tante, senza manipolazioni di sorta, e per questo rischia 175 anni di carcere.

La terza è che spacciare questi suoi “lavoretti” per giornalismo d’inchiesta e libertà di informazione è un insulto. Ma mica a noi o ai giornalisti incarcerati, ma a lui stesso, che quei lavoretti li firma.

Qui puoi leggere l’inchiesta di Reggio on line.

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