Rilanciamo lo sciopero chiamato da USB e Cobas Sanità per il prossimo 28 gennaio, al quale parteciperemo.

Il presidio si terrà in Via Alderotti alle 10.30 sotto l’assessorato regionale, che da due anni a questa parte non ha fatto niente per rafforzare il Sistema Sanitario Nazionale. È un processo di tagli continui che risale dalla fine degli anni ’90: solo i posti letto sono passati dai 530.000 del 1981 ai 191.000 del 2017.

La pandemia del Covid 19 ha smascherato una situazione su cui in questi anni il governo Conte II, e tantomeno il governo Draghi, non hanno messo minimamente mano. Anzi, è proseguito lo smantellamento degli altri servizi come le cure e la prevenzione oncologica e della salute mentale, appalti e subappalti sono la norma per quelli residui mentre quelli più lucrosi sono affidati ai privati, abbiamo visto lo sporco gioco delle speculazioni su tamponi, visite e Dispositivi di Protezione Individuali.

Ma ancor più grave è stata la repressione attutata sui lavoratori che denunciavano pubblicamente le carenze del Sistema Sanitario, come nel caso di Marco Lenzoni, infermiere dell’ospedale di Pontremoli, le mancate assunzioni di personale, o che osavano protestare contro l’obbligo vaccinale venendo sospesi

Per questo lo sciopero del 28 gennaio è un passo in avanti nella resistenza di lavoratori e masse popolari, deve proseguire nella direzione della mobilitazione e nell’organizzazione. La forza per rispedire al mittente il blocco delle assunzioni e molte altre misure sta nella forza dei lavoratori organizzati, come ha dimostrato nella storia il Comitato di Lotta degli Operai Riuniti, che ha visto negli Anni Settanta medici, infermieri e utenti all’interno degli Ospedali Riuniti di Bergamo organizzarsi per la difesa e la gestione della struttura: un esempio da riprendere e attualizzare, allargandolo agli studenti che vengono sbattuti senza tanti complimenti in corsia.

Organizzarsi dal basso, intervenendo su quello che è necessario fare per migliorare il Sistema Sanitario Nazionale, permette di denunciare e smascherare ulteriormente Giani, il PD e la sua giunta, ma ci permette di andare anche oltre. La forza dei comitati può e deve andare nella direzione di attuare, fin da subito, le misure più urgenti e necessarie, alimentando così la lotta per cacciare il governo Draghi (che prevede il taglio di ulteriori 6 miliardi di euro per il 2023 a danno della Sanità) e la giunta regionale, instaurando un governo e un’amministrazione regionale d’emergenza: il Governo di Blocco Popolare. Costruire organizzazioni operaie e popolari negli ospedali, nelle RSA, nelle cliniche private e coordinarsi con le associazioni, comitati e collettivi di utenti e studenti è un passo fondamentale per contrastare la vera e propria guerra, con tanto di morti e feriti, che ci viene condotta ogni giorno, è un passo fondamentale per avanzare verso il socialismo: la società nella quale la Sanità è realmente pubblica, gratuita e universale come dimostrano paesi come Cuba, il futuro per cui mobilitarsi e combattere.

Avanziamo nella costruzione di organizzazioni operaie e popolari in ogni ospedale, nei quartieri, nelle RSA e cliniche private, nelle facoltà universitarie!

Avanziamo nella costruzione di un governo che sia diretta espressione dei lavoratori e del resto delle masse popolari, un Governo di Emergenza Popolare che imponga un nuovo SSN al servizio delle masse popolari e dei lavoratori e lo tolga dalle grinfie di speculatori di ogni genere!

La sezione di Rifredi del P.CARC

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