L’installazione del governo Draghi ha alimentato le spinte all’unità e rende possibile fare passi avanti laddove fino ad ora, in termini di partecipazione, i tanti appelli sono andati poco oltre la cerchia degli organismi che li hanno lanciati.
Contribuiamo al dibattito in corso con alcune riflessioni utili a individuare i percorsi pratici attraverso cui dare gambe alle aspirazioni di unità che provengono da più parti.

Anzitutto, è necessario distinguere se trattiamo dell’unità “della sinistra” o dell’unità dei comunisti. La distinzione è condizione preliminare affinché l’unità, sia del primo tipo che del secondo tipo, abbia prospettive concrete di realizzarsi.
Per “unità della sinistra” intendiamo il coordinamento e l’unità d’azione di tutti coloro che si oppongono alla classe dominante, quali che siano il terreno in cui operano e gli strumenti che usano. Intendiamo un fronte comune anti Larghe Intese, cioè anti PD, polo Berlusconi, Lega, FdI, imperialisti UE e USA, Vaticano, ecc. (a cui si è associata la parte del M5S capeggiata da Grillo, Di Maio e Crimi). Ogni organismo, partito, forza politica, sindacale e sociale può assumere un ruolo conforme alle proprie caratteristiche e alla propria natura, ma deve agire in accordo con tutte le altre.

Nel fronte anti Larghe Intese deve (non solo “può”) esserci spazio per chi si presenta alle elezioni e per chi rifiuta il teatrino della politica borghese, per gli attivisti dei partiti della sinistra borghese tradizionale (dal PRC a Sinistra Italiana, ecc.) e per quelli della sinistra borghese di nuovo tipo (i promotori del “ritorno alle origini” del M5S), per gli iscritti ai sindacati di regime e per gli iscritti ai sindacati di base (ovviamente anche per chi non è iscritto a nessun sindacato), per gli animatori delle associazioni, dei comitati locali dei movimenti, ecc. Deve esserci spazio anche per tutti i partiti e le organizzazioni comuniste.
Il fronte anti Larghe Intese è composto da tutti coloro che si oppongono al governo Draghi. E a ben vedere esiste già! Ma opera in ordine sparso e il coordinamento è ostacolato dalla logica della concorrenza: concorrenza fra partiti che si presentano alle elezioni e concorrenza fra organizzazioni sindacali.
La logica della concorrenza è spesso camuffata (malamente) da “inconciliabili differenze ideologiche” o “insormontabili differenze di pratica politica” e si esprime in un vortice di accuse, scomuniche e attacchi inutili e nocivi.

Noi siamo per il criterio che chi ha un nemico comune deve combattere unito contro di esso.
Quindi il P.CARC ha partecipato e partecipa a tutti i tentativi di costruire coordinamenti, anche a quelli i cui promotori hanno fatto carte false per impedirlo (vedi Patto d’Azione).
Non solo, il P.CARC – che si distingue per non fare alcun appello generale all’unità – sostiene attivamente tutti gli appelli all’unità: non siamo in concorrenza con nessuno né sul piano elettorale, né su quello sindacale, né su quello politico (“che cento fiori fioriscano, che cento scuole gareggino”). Anche durante le campagne elettorali interveniamo per sostenere i candidati che, al di là della lista in cui si presentano, hanno un ruolo positivo rispetto alla mobilitazione delle masse popolari.
Chi persegue la strada dell’unità d’azione, del coordinamento e della reciproca solidarietà di classe contro il nemico comune ha trovato e trova nel P.CARC un alleato e un sostenitore.

Discorso diverso attiene all’unità dei comunisti. La diversità rispetto alla “unità della sinistra” riguarda il ruolo e il compito storico che hanno i comunisti.
Per essere contro le Larghe Intese e contro il capitalismo non è necessario essere comunisti, ma per abbattere il sistema borghese e instaurare il socialismo, sì. L’unità dei comunisti è necessariamente più profonda e organica: è unità sulla concezione del mondo, sull’analisi, sulla strategia, sulla tattica e sugli obiettivi.
Il movimento comunista non si trova più nella situazione di 100 anni fa, quando la strada per la vittoria della rivoluzione socialista doveva essere scoperta e quando la società socialista era stata un’idea astratta fino alla Rivoluzione d’Ottobre.
Il bilancio positivo dell’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale e dei primi paesi socialisti è base indispensabile per l’unità dei comunisti.

Per lo stesso motivo (in 100 anni molte condizioni sono cambiate) il confronto sulla situazione attuale alla luce del materialismo dialettico e storico deve necessariamente convergere su alcuni punti: la natura della crisi generale in cui siamo immersi, le caratteristiche del regime politico in cui viviamo, la forma e il contenuto della rivoluzione socialista. Senza unità su questi punti non si può condividere una strategia e una tattica per la rivoluzione socialista.
L’unità dei comunisti, quindi, non può avvenire sulla base della sommatoria e dell’unione di chi genericamente è “per il socialismo”, ma soltanto come unità ideologica e pratica nel partito comunista.
Non esiste nessuna possibilità di “sedersi al tavolo e non alzarsi finché non si è d’accordo” con tutti i partiti e le organizzazioni comuniste perché le idee giuste non vengono dalle discussioni teoriche, ma dal bilancio dell’esperienza pratica.
Pertanto l’unità dei comunisti si persegue combinando l’unità di azione (ad esempio nel fronte anti Larghe Intese, nel sostegno alle mobilitazioni dei lavoratori e delle masse popolari, ecc.) con il dibattito ideologico in cui le differenze e le divergenze aiutano a conoscersi e a capirsi (a parlare la stessa lingua) e vanno trattate apertamente e approfonditamente anziché liquidate.
Senza aspettare di “essere d’accordo” i comunisti di diversi partiti e organizzazioni possono già cooperare nella pratica e devono farlo per dare contenuto e prospettiva al dibattito teorico e politico.

Anche in questo campo, chi vuole confrontarsi ha trovato, trova e troverà nel P.CARC un interlocutore serio. Serietà significa tanto non censurarsi nel dibattito, che deve essere franco e aperto, quanto non censurarsi nelle attività pratiche (ognuno deve essere libero di fare ciò che è coerente con la propria linea senza paura di “rompere”).
L’unità al ribasso indebolisce il movimento comunista e tutto il movimento delle masse popolari (lo dimostra bene la storia dei bolscevichi), non è unità, ma una forma di opportunismo.
In definitiva e fuor di polemica: tanto per “l’unità della sinistra” che per l’unità dei comunisti vale più un grammo di pratica che un quintale di appelli.

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A. Gramsci

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