Dalla Segreteria Federale Campania

Castellammare di Stabia (NA). 50 giorni di presidio permanente, h24, giorno e notte. 81 operai alle intemperie e al freddo dei giorni della merla, nell’incazzatura di giorni di merda. Una tenda a presidio dei cancelli della MeridBulloni chiusa da un giorno all’altro, lo scorso 18 dicembre e un falò intorno al quale organizzare la resistenza operaia contro un licenziamento travestito da richiesta di trasferimento collettivo, su due piedi, nello stabilimento a Susa, in Piemonte, a partire dal 1 febbraio.
La rabbia, ma la coscienza di una lotta dura che vale la pena combattere fintanto che sarà necessario per vincerla. Resistere un minuto in più del padrone è la parola d’ordine di fatto. Senza fretta, dunque, ma senza tregua. Allora, picchettaggio dei cancelli per impedire ai camion di smobilitare lo stabilimento e l’appello alla solidarietà attiva e militante. Ricevuta fin da subito. Tanta, tantissima. Da ogni parte delle masse popolari e finanche delle istituzioni.

Infine, la vittoria. MeridBulloni di Castellammare di Stabia chiude, ma apre SBE Sud (Vescovini group) che riassume tutti gli operai rimasti al posto di combattimento. 65 persone che non si sono arrese, hanno lottato, e hanno difeso vittoriosamente il posto di lavoro. Quattro erano le ipotesi in campo come linea di uscita dalla crisi aziendale:
– l’occupazione della fabbrica e l’autogestione operaia della produzione
– il subentro di una nuova proprietà. Come poi è stato con il subentro di Vescovini a Fontana
– la costituzione di una società partecipata (un polo produttivo pubblico) locale, se le amministrazioni locali avessero fatto valere la loro forza politica, oltre a portare la solidarietà agli operai in lotta e mediare il rapporto con la nuova proprietà
– la nazionalizzazione. Che presuppone un governo che voglia nazionalizzare e che lo faccia (e che, di certo, non è il governo di un uomo diretta espressione della speculazione finanziaria e già presidente della BCE quale quello che si è profilato in questa fase con Draghi).

La condizione fondamentale per ognuna delle quattro vie era è che si formasse e che vi fosse un gruppo di operai determinato a non cedere: non la linea del “meno peggio”, ma la linea del “combattere e vincere”. Un’avanguardia decisa a tutto per vincere e che, resistendo, organizzandosi, muovendosi, coordinandosi, diventasse centro autorevole intorno al quale mobilitare altri settori sociali della città e della zona, altre realtà sociali e politiche organizzate, associazioni e le stesse istituzioni.
Esattamente quello che è stato Resistenza Meridbulloni
Avanti, classe operaia!

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