Sì a un CCNL degno di questo nome

L’accordo per il rinnovo del CCNL dei metalmeccanici sottoscritto il 5 febbraio da FIOM-FIM-UILM con Federmeccanica e Assistal prevede 112 euro di aumento: non subito, ma in quattro tranche da qui al 2024, cioè un aumento di 2.07 euro al mese…

Meglio di niente, visto che il CCNL del 2016 è stato ad aumenti zero? Il problema è che i 112 euro sono il piatto di lenticchie in cambio di pesanti cedimenti al padronato: su allungamento della durata del CCNL, indice IPCA, sanità integrativa, alternanza scuola-lavoro, clausola sociale per il cambio di appalti e soprattutto inquadramento contrattuale.

Poteva andare peggio, vista la situazione difficile e l’intransigenza padronale? Situazione difficile per chi? I padroni che non si sono arricchiti speculando sulla pandemia, si sono comunque abbuffati con 50 miliardi di euro di soldi pubblici e con la CIG Covid pagata dalla collettività (e da fine marzo vogliono avere mano libera sui licenziamenti) e altri usano la pandemia come scusa per portare a conclusione i loro progetti di chiusura e delocalizzazione. Basta con l’inganno che lavoratori e padroni sono sulla stessa barca! Non c’è “bene comune” per lavoratori e padroni: se io mangio un pollo e tu ne mangi due, la media fa un pollo e mezzo a testa, ma la realtà è che tu ti abbuffi e io faccio la fame!
A fronte dell’intransigenza padronale, i sindacati confederali non hanno neanche provato a condurre una lotta seria: solo 4 ore di sciopero e nessuna manifestazione. Basta con l’inganno del “meno peggio”! Dagli anni ‘70 del secolo scorso in qua, il “meno peggio” è la linea del cedimento alle pretese dei padroni e ha sempre e solo aperto la strada al peggio!

L’accordo del 5 febbraio è frutto della rinuncia a lottare seriamente, apre all’ulteriore eliminazione di diritti acquisiti ed è un aiuto a Draghi, il cui curriculum parla da sé. Ci siamo dimenticati le “riforme” che prescriveva all’allora governo italiano nella lettera che mandò nel 2011 insieme a Trichet? Ci siamo dimenticati dove hanno messo mano ogni volta i “governi tecnici” da Dini a Monti (taglio delle pensioni, riduzione dei salari, maggiore precarietà, privatizzazioni, taglio dei servizi pubblici)? Rispediamolo al mittente!

Votare NO, e poi? Rilanciare la battaglia per un CCNL degno di questo nome e condurla fino in fondo. Abbiamo dalla nostra che contro questo accordo sono schierate una parte della CGIL (Sindacato è un’Altra Cosa e Giornate di marzo) e il grosso dei sindacati di base: USB (che ha presentato anche una piattaforma di CCNL alternativa), FLMU-CUB, SI COBAS. Abbiamo dalla nostra gli scioperi operai spontanei di marzo e di fine ottobre 2020. Abbiamo dalla nostra che la battaglia per un CCNL dignitoso è parte integrante della lotta contro la speculazione sui vaccini e per la sanità pubblica, per tenere aperta la Whirlpool di Napoli e tutte le altre aziende che i capitalisti nostrani e le multinazionali straniere vogliono chiudere e delocalizzare, contro l’eliminazione dei diritti, la persecuzione degli immigrati e il degrado delle condizioni di vita di tutte le masse popolari, contro la spoliazione dei lavoratori autonomi. Abbiamo dalla nostra che è parte della lotta per cacciare il governo dei banchieri e delle riforme “lacrime e sangue” dettate dalla UE e dal FMI. Uniti possiamo vincere!

L’accordo sottoscritto il 5 febbraio conferma due cose. Primo: occorre che in ogni azienda gli operai si organizzino indipendentemente dalle sigle sindacali, costruendo comitati operai che si coordinano tra loro e intervengono anche fuori dalle aziende a mobilitare il resto delle masse popolari. Non sono i padroni a essere forti, sono gli operai e il resto delle masse popolari che devono organizzarsi per far valere la loro forza! Costruire 10, 100, 1000 nuovi Consigli di Fabbrica!
Secondo: per difendere diritti, salario e posti di lavoro bisogna che gli operai si organizzino e si mobilitino con il resto delle masse popolari per imporre un proprio governo d’emergenza, che assegni un lavoro dignitoso a ogni adulto, fornisca a ogni azienda quello che le serve per funzionare e le assegni dei compiti da svolgere. C’è un’infinità di lavoro da fare e ci sono le conoscenze e i mezzi per farlo, ma ci vuole una direzione che combini gli sforzi di tutti. Occorre un governo che prenda la direzione di questa opera e un movimento organizzato di lavoratori che lo sostenga, gli indichi caso per caso cosa occorre fare e assicuri capillarmente l’esecuzione delle sue disposizioni. Questo è l’interesse comune degli operai, degli altri lavoratori e del resto delle masse popolari! Per tirarci fuori dalla crisi sanitaria, economica, sociale e ambientale servono misure straordinarie e nuove autorità pubbliche che le attuino, a livello nazionale e locale! È anche il primo passo per arrivare a instaurare il socialismo, un sistema basato sulla gestione pianificata e collettiva dell’intera società: così la faremo finita con la crisi perché la faremo finita con il capitalismo.

Volantino in diffusione di fronte alle aziende metalmeccaniche per le assemblee sul CCNL

Abbonati a Resistenza! "Dire la verità, arrivare insieme alla verità,
è compiere azione comunista e rivoluzionaria"

A. Gramsci

Non è un giornale di opinione. E' libero dal senso comune della sinstra borghese.
Non cerca facile consenso.
Resistenza racconta la verità, alla luce della concezione comunista del mondo.
Parla del presente, ma con gli occhi rivolti al futuro.
Indica i passi che ogni lavoratore avanzato può compiere, ma che spontaneamente, da solo,
non riesce a compiere.
E' strumento di organizzazione, là dove gli uomini si riuniscono, loro malgrado,
per far andare avanti la società: le aziende.
Aziende capitaliste e pubbliche: Resistenza è un giornale, soprattutto, per i lavoratori e le lavoratrici.
E i loro figli, che sono studenti, disoccupati o lavoratori precari.
Sottoscrivi l'abbonamento annuale Usa il modulo sottostante.
Ricordati di fare una sottoscrizione

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here