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CCNL metalmeccanici – No al “meno peggio” che apre la strada al peggio!

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Marzo 1, 2021
in Resistenza n. 3/2021
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Sì a un CCNL degno di questo nome

L’accordo per il rinnovo del CCNL dei metalmeccanici sottoscritto il 5 febbraio da FIOM-FIM-UILM con Federmeccanica e Assistal prevede 112 euro di aumento: non subito, ma in quattro tranche da qui al 2024, cioè un aumento di 2.07 euro al mese…

Meglio di niente, visto che il CCNL del 2016 è stato ad aumenti zero? Il problema è che i 112 euro sono il piatto di lenticchie in cambio di pesanti cedimenti al padronato: su allungamento della durata del CCNL, indice IPCA, sanità integrativa, alternanza scuola-lavoro, clausola sociale per il cambio di appalti e soprattutto inquadramento contrattuale.

Poteva andare peggio, vista la situazione difficile e l’intransigenza padronale? Situazione difficile per chi? I padroni che non si sono arricchiti speculando sulla pandemia, si sono comunque abbuffati con 50 miliardi di euro di soldi pubblici e con la CIG Covid pagata dalla collettività (e da fine marzo vogliono avere mano libera sui licenziamenti) e altri usano la pandemia come scusa per portare a conclusione i loro progetti di chiusura e delocalizzazione. Basta con l’inganno che lavoratori e padroni sono sulla stessa barca! Non c’è “bene comune” per lavoratori e padroni: se io mangio un pollo e tu ne mangi due, la media fa un pollo e mezzo a testa, ma la realtà è che tu ti abbuffi e io faccio la fame!
A fronte dell’intransigenza padronale, i sindacati confederali non hanno neanche provato a condurre una lotta seria: solo 4 ore di sciopero e nessuna manifestazione. Basta con l’inganno del “meno peggio”! Dagli anni ‘70 del secolo scorso in qua, il “meno peggio” è la linea del cedimento alle pretese dei padroni e ha sempre e solo aperto la strada al peggio!

L’accordo del 5 febbraio è frutto della rinuncia a lottare seriamente, apre all’ulteriore eliminazione di diritti acquisiti ed è un aiuto a Draghi, il cui curriculum parla da sé. Ci siamo dimenticati le “riforme” che prescriveva all’allora governo italiano nella lettera che mandò nel 2011 insieme a Trichet? Ci siamo dimenticati dove hanno messo mano ogni volta i “governi tecnici” da Dini a Monti (taglio delle pensioni, riduzione dei salari, maggiore precarietà, privatizzazioni, taglio dei servizi pubblici)? Rispediamolo al mittente!

Votare NO, e poi? Rilanciare la battaglia per un CCNL degno di questo nome e condurla fino in fondo. Abbiamo dalla nostra che contro questo accordo sono schierate una parte della CGIL (Sindacato è un’Altra Cosa e Giornate di marzo) e il grosso dei sindacati di base: USB (che ha presentato anche una piattaforma di CCNL alternativa), FLMU-CUB, SI COBAS. Abbiamo dalla nostra gli scioperi operai spontanei di marzo e di fine ottobre 2020. Abbiamo dalla nostra che la battaglia per un CCNL dignitoso è parte integrante della lotta contro la speculazione sui vaccini e per la sanità pubblica, per tenere aperta la Whirlpool di Napoli e tutte le altre aziende che i capitalisti nostrani e le multinazionali straniere vogliono chiudere e delocalizzare, contro l’eliminazione dei diritti, la persecuzione degli immigrati e il degrado delle condizioni di vita di tutte le masse popolari, contro la spoliazione dei lavoratori autonomi. Abbiamo dalla nostra che è parte della lotta per cacciare il governo dei banchieri e delle riforme “lacrime e sangue” dettate dalla UE e dal FMI. Uniti possiamo vincere!

L’accordo sottoscritto il 5 febbraio conferma due cose. Primo: occorre che in ogni azienda gli operai si organizzino indipendentemente dalle sigle sindacali, costruendo comitati operai che si coordinano tra loro e intervengono anche fuori dalle aziende a mobilitare il resto delle masse popolari. Non sono i padroni a essere forti, sono gli operai e il resto delle masse popolari che devono organizzarsi per far valere la loro forza! Costruire 10, 100, 1000 nuovi Consigli di Fabbrica!
Secondo: per difendere diritti, salario e posti di lavoro bisogna che gli operai si organizzino e si mobilitino con il resto delle masse popolari per imporre un proprio governo d’emergenza, che assegni un lavoro dignitoso a ogni adulto, fornisca a ogni azienda quello che le serve per funzionare e le assegni dei compiti da svolgere. C’è un’infinità di lavoro da fare e ci sono le conoscenze e i mezzi per farlo, ma ci vuole una direzione che combini gli sforzi di tutti. Occorre un governo che prenda la direzione di questa opera e un movimento organizzato di lavoratori che lo sostenga, gli indichi caso per caso cosa occorre fare e assicuri capillarmente l’esecuzione delle sue disposizioni. Questo è l’interesse comune degli operai, degli altri lavoratori e del resto delle masse popolari! Per tirarci fuori dalla crisi sanitaria, economica, sociale e ambientale servono misure straordinarie e nuove autorità pubbliche che le attuino, a livello nazionale e locale! È anche il primo passo per arrivare a instaurare il socialismo, un sistema basato sulla gestione pianificata e collettiva dell’intera società: così la faremo finita con la crisi perché la faremo finita con il capitalismo.

Volantino in diffusione di fronte alle aziende metalmeccaniche per le assemblee sul CCNL

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