NO al faccendiere Draghi

indicato dai mercati, dalle banche e dai circoli della speculazione finanziaria

Il 31 marzo scadrà il blocco dei licenziamenti, imposto a marzo 2020 dalle lotte operaie per imporre la chiusura delle aziende a tutela della salute pubblica.

Già oggi questa norma viene rispettata solo se i lavoratori si organizzano allo scopo. Infatti questo blocco ha molte eccezioni: non si applica in caso di cessazione di attività o fallimento, di accordi sindacali che lo permettono, di raggiungimento dei requisiti pensionistici e per giusta causa o disciplinari; non vale per i lavoratori domestici, a causa di inidoneità e neanche per lo sforamento del periodo massimo di malattia (vergogna!); non esiste per i contratti a termine, che neppure vengono conteggiati o per le finte partite IVA che, senza alcuna tutela, si ritrovano senza lavoro. Entro il 2021 si prevedono circa 80.000 posti di lavoro persi nei vari settori in bergamasca! Dalle chiusure, ai precari a quelli a temine a quelli in nero! Le aziende che ne hanno messi in discussione da noi sono varie: Sematic, Tenaris, INTESA-UBI, Italcementi, ABB, la ICAR, la Novem, la Pirola, le centinaia di lavoratori autonomi e professionisti, ecc..; ma vediamo anche la Whirlpool e la Embraco!

Le continue lamentele di Bonomi e dei suoi compari di Confindustria indicano la natura criminale di questi soggetti!

Una volta munta fino in fondo la vacca della cassa integrazione covid non avranno remora alcuna a lasciare a casa tutti i lavoratori che vorranno, con la scusa della crisi, dell’illusoria crescita e del debito pubblico. Ridurre i diritti e le conquiste di benessere dei lavoratori e avere mano libera sull’occupazione sono obiettivi irrinunciabili per i padroni per gonfiarsi le tasche. Da qui a fine marzo, quindi, non bisogna stare a guardare. Serve fin da ora mobilitarsi e organizzarsi per imporre la proroga del blocco, per impedire senza indugi che si proceda oltre. Non ci aspettiamo nulla di buono da Draghi: lo conosciamo! L’alternativa sarà una raffica di licenziamenti, certo col finto dispiacere di sempre dei padroni!

Come prima il governo Conte ora anche quello Draghi sentirà solo la sinfonia delle lotte e delle mobilitazioni operaie: questo ci indicano le vittorie dei facchini della FEDEX di Piacenza!

Se dovrà fronteggiare la mobilitazione degli operai e delle masse popolari, il governo Draghi non riuscirà nemmeno a insediarsi e tantomeno ad operare al servizio dei padroni. Non ci sono “ragioni di stato”, “solidarietà nazionale” e “appelli alla responsabilità” che tengano: se ne tornerà da dove è venuto. Ne sono consapevoli anche Mattarella e i suoi compari: è proprio per prevenirla che fanno credere che Draghi si occuperà di prorogare il blocco dei licenziamenti!

Non è vero che non c’è lavoro! Ogni settore produttivo e di servizio pubblico soffre di approssimazione e incuria per la carenza di migliaia di lavoratori!

Confindustria, il clero e i loro lacchè delle Larghe Intese

usano il “volontariato” per estendere il lavoro gratuito!

Di lavoro da fare ce n’è tanto (sono più di 100.000 i “volontari” in bergamasca), ma i capitalisti in mancanza di profitto non investono e sono disposti, vediamo bene, a mandare in rovina i territori, i servizi pubblici e il paese.

Agire nelle aziende e fuori di esse perché impedire i licenziamenti è una lotta che interessa tutta la società. La perdita di posti di lavoro riguarda tutti: impoverisce il tessuto sociale, lo rende più precario, si ripercuote sulle attività commerciali, già colpite dalle misure anti Covid, è un costo che dalle tasche dei padroni si riversa su tutti. Ogni iniziativa e lotta per impedire licenziamenti è giusta e legittima!

La classe al potere ha fallito! Getta il paese nella miseria, nel caos e ci sta ammazzando con il taglio dei servizi pubblici, solo per garantire profitti ai capitalisti. Serve un governo degli operai e delle masse popolari organizzate. Coordiniamo le migliaia di organizzazioni operaie e popolari esistenti che ogni giorno fanno fronte all’incuria, all’incapacità e alla corruzione della classe dominante nel far fronte ai bisogni della popolazione sulla base delle conoscenze e delle capacità raggiunte dal progresso sociale e tecnologico odierno, per prendere in mano il governo del paese.

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