Gli Stati Generali del M5S costituiscono uno snodo importante nei sommovimenti politici del nostro paese in questa fase: per il fatto che il M5S è un partito di governo e ha ancora la maggioranza relativa in Parlamento, per il ruolo che ha assunto fin dalla sua nascita nel raccogliere il malcontento delle masse popolari e, infine, per il ruolo che può assumere ai fini della costruzione di un nuovo sistema di governo basato sull’azione e sul protagonismo delle masse popolari organizzate.

Al di là delle forme e dei regolamenti, gli Stati Generali rappresentano, in sostanza, l’opportunità che il M5S ha di risalire la china in cui esso è scivolato quando ha accettato di governare prima con la Lega e poi con il PD finendo così con l’asservirsi al sistema politico delle Larghe Intese che ha governato negli ultimi decenni il nostro Paese, alla UE e alla NATO [Leggi: cosa avrebbe potuto fare il M5S dopo la vittoria del 4 marzo 2018?].

Risalire la china è possibile! Gli Stati Generali possono segnare il cambio di passo se non si traducono in un regolamento di conti fra correnti interne, nello scontro fra “capi carismatici”. La fase della loro preparazione ha fatto ben emergere lo scontro fra le due linee politiche che si esprimono in maniera ormai inconciliabile all’interno del M5S: da una parte la linea di chi persevera nella sottomissione al sistema delle Larghe Intese, dall’altra quella di chi punta ad affermare gli interessi delle masse popolari rompendo con i poteri forti (finanza, Confindustria, Vaticano, organizzazioni criminali) e con le prassi e gli usi di chi politicamente li rappresenta.

I principali campi in cui si esprime questa lotta sono quattro.

1. Rafforzare e sviluppare l’alleanza con il PD oppure rompere l’abbraccio mortale. Il M5S è nato e ha tratto forza dalle aspettative, dalle speranze e dalla voglia di protagonismo di ampi settori delle masse popolari che aspiravano con esso a costruire l’alternativa ai due poli delle Larghe Intese rappresentati da Berlusconi e dal PD.

Con la sua inversione di rotta “in favore della governabilità”, il M5S ha tradito le aspettative della sua base e ha finito con lo scimmiottare quanti, prima di lui, da incendiari che erano si son tramutati in pompieri (vedi Italia dei Valori di Di Pietro). Le Larghe Intese hanno fatto carte false per impedire al M5S di andare al governo (lo hanno fatto nel 2013 e ancora più chiaramente nel 2018), che il M5S scenda a patti con loro singifica diventare una loro pedina anziché dare voce e gambe al cambiamento di cui si è fatto promotore e ha promesso con il suo “Programma di cambiamento”. Rifiutare alleanze con il PD – tanto a livello nazionale che a livello locale – è condizione essenziale per risalire la china.

2. Consolidare il ruolo degli eletti e dei gruppi parlamentari come centro dell’attività del M5S oppure usare gli eletti e i gruppi parlamentari per rafforzare il lavoro territoriale. . Dal 2013, i gruppi parlamentari (ma più in generale gli eletti) del M5S, hanno via via costituito il nuovo baricentro del Movimento. Gli eletti, da “portavoce dei cittadini” sono diventati politici di professione : la rete degli organismi territoriali è stata progressivamente esautorata del suo ruolo, disgregata. La decisione di non usare le risorse e i soldi del M5S per rafforzare l’organizzazione territoriale ha, in questo senso, alimentato ulteriormente lo scollamento con la base: bene la restituzione degli stipendi dei parlamentari, ma molti di quei soldi (che qualcuno ha anche iniziato a tenersi per sé) sono stati usati per la struttura di vertice anziché per consolidare la rete dei meet-up. Grandi spese per piattaforme e partecipazione on line sono il contraltare all’inaridimento delle iniziative di base e alla progressiva scomparsa dalla scena politica dei meet-up, vera linfa del M5S.

3. Temporeggiare, mantenere gli equilibri, chiudere gli occhi di fronte a speculazioni e affarismo oppure usare il ruolo di governo per attuare misure straordinarie e di emergenza per fare fronte alla grave situazione sanitaria, economica e sociale. Il Reddito di Cittadinanza (ridimensionato rispetto alle promesse elettorali, insufficiente a “sconfiggere la povertà” e poco utile a creare posti di lavoro) ha concretamente contribuito a tirare fuori dalla miseria alcuni milioni di persone, ma oltre a quello la parabola del M5S al governo è caratterizzata dal “vorremmo, ma non possiamo, non ce lo lasciano fare”. La verità è che per attuare le misure necessarie a fare fronte all’emergenza economica e sociale occorre essere decisi a rompere con consolidati sistemi di potere e di interesse, con i comitati di affari, con le cosche, con affaristi e speculatori che contano e decidono le sorti del Paese. La timidezza nel portare a fondo questa rottura (se non anche la paura di farlo) produce gli effetti che tutti abbiamo sotto gli occhi. Citiamo qui, solo a titolo di esempio, il fatto che nel sistema sanitario nazionale NON è cambiato niente fra la prima e la seconda ondata della pandemia (il M5S ha persino permesso che Speranza affidasse al Vaticano la commissione per la tutela degli anziani!): la sanità lombarda e quella piemontese non sono state commissariate, i trasporti pubblici sono stati lasciati nelle mani della ministra De Micheli (quella che a settembre, di fronte all’evidente inadeguatezza del sistema del trasporto pubblico locale ha decretato che i compagni di scuola erano da considerare “congiunti” perché così potevano prendere l’autobus insieme…), ecc. Come anche i cedimenti di Conte rispetto a Confindustria sugli aiuti miliardari di Stato a favore delle grandi imprese. La linea conciliatoria non paga mai, in particolare quando si ha a che fare con affaristi e criminali di alto bordo!

4. Alcune specifiche battaglie, tra quelle “storiche” e quelle che si sono presentate strada facendo, fotografano bene il bivio di fronte al quale si trova oggi il M5S se non vuole ridursi ad essere un’appendice del PD!
Il NO al TAV, la nazionalizzazione dell’ex-ILVA di Taranto, la nazionalizzazione di Alitalia, la nazionalizzazione di Autostrade, il futuro della Whirlpool di Napoli… sono tutte questioni concrete in cui le chiacchiere stanno a zero: o si affermano gli interessi delle masse popolari o si affermano gli interessi dei grandi capitalisti e degli speculatori. Non hanno alcun valore le scuse, i distinguo, le precisazioni, i “non ce lo lasciano fare”. Siete al governo! Avete voi in mano le leve, potete mobilitare i dipendenti pubblici non corrotti, ricorrere al sostegno delle organizzazioni popolari, delle reti e associazioni, dei sindacati non asserviti per attuare subito le misure che sono nell’interesse della stragrande maggioranza della popolazione rompendo con i poteri forti . È ora di farlo!

Gli Stati Generali tratteranno di questo e, al di là del loro esito immediato, sono queste le questioni di fondo che rimarranno aperte. Lo scontro fra personaggi (Di Maio, Di Battista, ecc.) è il paravento dietro cui si nasconde lo scontro fra linee politiche ben definite (difendere il potere della casta economica e politica o difendere l’interesse delle masse popolari). In ballo non c’è il nome di chi dirigerà il M5S, ma quale strada il M5S imboccherà: la strada che lo porterà a diventare una stampella del sistema delle Larghe Intese o la strada che lo porterà a contribuire alla costruzione di un nuovo sistema di governo del Paese, il sistema di governo delle masse popolari organizzate. Un governo di emergenza capace di imporre (perché si dà i mezzi e mobilita la popolazione per questo) le misure di emergenza che servono sul piano economico, sanitario, ambientale.

Gli Stati Generali sono un’occasione importante, ma non sono l’unica strada attraverso cui il M5S può risalire la china. Le azioni concrete che gli eletti a tutti i livelli e gli attivisti metteranno in campo dopo gli Stati Generali indicheranno chiaramente se esso vorrà cambiare rotta o se al contrario vorrà farsi fagocitare dal sistema di potere di Renzi, Zingaretti o Bersani.

Per gli eletti si tratta di far valere il proprio ruolo non “a garanzia e a tutela dell’ordine costituito” e in nome della legalità, ma di attivarsi per le misure di emergenza che servono (aziende, sanità, scuola, trasporti) e per dare sostegno incondizionato delle mobilitazioni della classe operaia e delle masse popolari contro gli effetti della crisi. Si tratta per loro di iniziare ad appoggiare le mobilitazioni che hanno valenza nazionale per proseguire via via con quelle che hanno dimensione locale e particolare.

Per gli attivisti e i militanti si tratta di tornare nelle strade e nelle piazze e partecipare alle mobilitazioni e alle battaglie in corso per nazionalizzare le aziende, per garantire scuola e sanità pubbliche, per salvaguardare e tutelare il territorio, ecc.; si tratta di spingere i loro eletti a non cedere ai ricatti del PD e a prendere tutte le misure che gli incarichi che ricoprono rendono possibili, ricorrendo alla mobilitazione popolare per imporle.

Il P.CARC sostiene e collabora con quanti sono decisi a promuovere il cambiamento di cui il paese ha bisogno e di cui i lavoratori e le masse popolari sono protagonisti.

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