Commissione Gramsci del Partito dei CARC

Il (nuovo) Partito comunista italiano il 3 ottobre, anniversario della sua costituzione, scrive il suo Comunicato n. 27. Ne consigliamo la lettura (http://www.nuovopci.it/voce/comunicati/com2020/com27-20/Com.CC_27-2020_VXI_ann_(nuovo)PCI.html). Contiene elementi fondamentali della storia del movimento comunista dello scorso secolo e fino a oggi. Il Comunicato tra le altre cita un evento organizzato dalla Rete dei Comunisti nel dicembre 2016. In quella occasione la Rete dei Comunisti prese una affermazione di Gramsci estirpandola dal suo contesto al fine di giustificare il proprio disfattismo a livello nazionale e internazionale, al fine, cioè di mostrare come cosa razionale e nobile l’aspettare tempi migliori per fare la rivoluzione socialista. Se avessero avuto ragione, avrebbero avuto torto tutti quelli che invece si stavano impegnando nell’opera. Sarebbero stati o stupidi illusi, o avventuristi, o provocatori. È da qui che sorte la linea discendente che finisce con lo scrivere articoli come quello citato nel Comunicato del (nuovo)Pci dove la redazione di Contropiano, organo della Rete dei Comunisti ringhia contro compagni del Partito dei CARC a Torino che sono oggetto della repressione poliziesca. Con una serie di giri di parole in stile da cortigiani della Repubblica Pontificia li accusa di essere al servizio del nemico di classe.

Tutto questo è istruttivo. Insegna quali cattivi sentimenti, idee e comportamenti possono sortire dall’idea falsa che la rivoluzione socialista non è il compito all’ordine del giorno. Coltivare la fiducia nel futuro, nella forza della classe operaia e delle altre classi delle masse popolari e nei partiti comunisti che le rappresentano è un dovere.

Contropiano oggi attacca chi è attaccato dalla repressione e questo è grave. Grave però è anche la distorsione del pensiero di Antonio Gramsci attuata in Italia e in tutto il mondo dai tantissimi che pretendono di toglierne la spinta per la rivoluzione socialista, inclusi quelli che di questo fanno mestiere e lezioni dalle cattedre accademiche. Ancora più grave è l’azione di quelli che citano Gramsci pretendendo di spegnere la spinta per la rivoluzione socialista che si fa concreta sul piano intellettuale e morale, coinvolgendo tanti qui in Italia e tra loro tanti giovani delle masse popolari. A loro e ad altri interessati può servire leggere il documento che la Commissione Gramsci distribuì al convegno del dicembre 2016 dove Rete dei Comunisti citato nel Comunicato del (nuovo)Pci.

 

LA RETE DEI COMUNISTI TIENE UN FORUM DOVE DICE CHE IL VECCHIO  MUORE E IL NUOVO NON PUÒ NASCERE, E INFATTI NON PUÒ NASCERE SE NON CI IMPEGNIAMO A PARTIRE DA ORA NELLA COSTRUZIONE DELLA RIVOLUZIONE SOCIALISTA IN ITALIA.

(Commissione Gramsci del Partito dei CARC, 16 dicembre 2016)

 

Dipende da noi. Il vecchio sta morendo e il nuovo nasce quando ci impegniamo nel costruire la rivoluzione socialista in Italia. Questo significa qui e ora, rafforzare, moltiplicare le organizzazioni operaie e popolari, promuovere la costituzione di Comitati di Salvezza Nazionale, di Amministrazioni Locali di Emergenza, di un governo di emergenza, un Governo di Blocco Popolare che dia forma e forza di legge ai provvedimenti che le organizzazioni operaie e popolari prendono e prenderanno per fare fronte nell’immediato agli effetti più devastanti della crisi. Significa, nell’immediato, continuare la campagna referendaria partecipando e promuovendo le battaglie per attuare le parti progressiste della Costituzione.

Per fare questo bisogna sapere come. Ci vuole scienza, e ne abbiamo a sufficienza. 160 anni di movimento comunista non sono trascorsi invano. Abbiamo un pensiero scientifico elevato e solido, grazie al contributo di dirigenti come Marx, Lenin e Mao Tse tung, come Engels, Stalin e Gramsci. Abbiamo le elaborazioni dell’esperienza della lotta di classe fatte dalla Carovana del (nuovo)PCI in più di trenta anni, bilancio del movimento comunista internazionale e di quello italiano incluso quello dell’ultimo mezzo secolo, quello della lotta contro il revisionismo moderno da parte del movimento marxista leninista del nostro paese e delle organizzazioni comuniste combattenti, in primo luogo le Brigate Rosse.

Tutto questo è in linea con quanto scrive Gramsci nei suoi Quaderni del carcere, quando dice che il vecchio muore e il nuovo non può nascere nel contesto specifico del regime fascista, aggiungendo che questo regime non riuscirà a impedire con la forza al nuovo di nascere, e che anzi la situazione è tale da favorire una “espansione inaudita del materialismo storico” (che in lingua carceraria voleva dire movimento comunista: non a caso Gramsci precisa anche che la trasformazione dell’ideologia delle grandi masse è indistricabilmente connessa con la trasformazione del loro ruolo sociale). Questo, in lingua carceraria, significa che la scienza della trasformazione della realtà si diffonderà e si imporrà, trasformando il mondo grazie al partito che la applica in modi fin ad allora mai visti, cosa che effettivamente si è realizzata, perché l’Italia liberata dal nazifascismo diventò una società nuova, mai vista prima, anche se non fu un Italia socialista, cosa che sta a noi, oggi, realizzare. Dopo la Resistenza non si avanzò verso il socialismo perché dopo l’arresto di Gramsci il PCI non aveva continuato a tradurre in strategia politica, cioè in termini pratici, la concezione della rivoluzione socialista che Gramsci articola nei Quaderni del carcere.

I testicoli del castoro

Quando Gramsci scrive nella Nota 34 del Quaderno 3 di “vecchio che muore e nuovo che non può nascere” sta pensando all’ ignobile discorso del socialista Claudio Treves alla Camera dei deputati il 30 marzo 1920, quando diceva ai deputati liberali “voi non potete più imporci il vostro ordine e noi non possiamo ancora imporvi il nostro” e, quanto alla data della rivoluzione socialista, diceva loro che “non è in nostro potere di abbreviare le spinte del Parto divino.” Questo discorso è chiamato “dell’espiazione”, perché secondo Treves, in attesa della rivoluzione socialisti, liberali, masse popolari e tutti quanti sono uniti nel pagare gli effetti del male fatto in passato (dai padroni). Gramsci ne parla in questo stesso Quaderno, poche pagine più avanti, in una nota dove inizia citando la favola del castoro che “inseguito dai cacciatori che vogliono strappargli i testicoli da cui si estraggono dei medicinali, per salvar la vita, si strappa da se stesso i testicoli”, che è quanto Treves, chiamato direttamente in causa con il suo discorso dell’espiazione, pretendeva facesse il movimento comunista, di cui il suo Partito era esponente in Italia.Senza testicoli di sicuro nulla nasce, e perciò Treves si affida, per il parto, a Dio.

La Rete dei Comunisti indice un Forum su “il vecchio muore e il nuovo non può nascere”, ma sbaglia se la tira fuori dal contesto in cui è stata scritta. Così rovescia l’affermazione nel suo contrario, e fa a dire a Gramsci che il nuovo, cioè il socialismo non poteva nascere perché la rivoluzione socialista con si poteva fare, idea che non si trova da nessuna parte nei Quaderni del carcere. Peggio, va ad alimentare la sfiducia, la credenza che la rivoluzione socialista oggi è impossibile, che ci sarà ma non oggi, e quando non si sa. Ribatte sull’idea decrepita che la rivoluzione scoppia, mentre la rivoluzione è un’opera che si costruisce giorno dopo giorno, con l’intelligenza e la passione più alta, animati dalla fiducia nel lavoro che stiamo facendo e dalla determinazione a portarlo fino in fondo, fino alla vittoria. È  così che diamo il massimo contributo alla nuova ondata della rivoluzione proletaria, ai popoli in lotta, ai paesi all’avanguardia come la Repubblica Bolivariana del Venezuela, dove Chavez, in uno storico discorso durante una enorme manifestazione del 2007, ricordava questo che Gramsci ha detto, e lo interpretava nell’unico modo giusto, quando disse che “qualcosa sta morendo ma non termina di morire, e allo stesso tempo c’è qualcosa che sta nascendo ma nemmeno ha terminato di nascere.” Questa è una legge universale, che vale anche in Italia: qualcosa sta nascendo, e cioè la rivoluzione è già in corso. Impariamo a riconoscerla e portiamo a termine l’opera.

 

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