Il momento di prendere in mano il paese è ora!

Respingere i licenziamenti alla GKN e in ogni fabbrica!

Il virus che mette a rischio tutti noi e che dobbiamo annientare è il capitalismo!

Il Partito dei CARC esprime la massima solidarietà ai lavoratori della GKN di Campi Bisenzio che si sono mobilitati per imporre il blocco dei licenziamenti. La mobilitazione della scorsa settimana ha costretto l’azienda a ribadire pubblicamente che non ci saranno esuberi, che rispetteranno gli accordi presi con sindacati e Regione. Un risultato per niente scontato, se consideriamo l’andamento dell’azienda GKN in Italia e all’estero, e la crisi profonda del settore dell’automotive in generale. La crisi economica non lascia spazio a dubbi, si muove secondo le leggi proprie del capitalismo che è nella fase acuta e terminale. La crisi in cui siamo immersi non è ciclica, né di settore, la sovrapproduzione di merci è solo una delle sue manifestazioni; è una crisi generale di sovrapproduzione assoluta di capitale. Nelle fabbriche ci sono i magazzini pieni e di auto non se ne vendono più, questo è assolutamente vero, e questo significa che bisogna cominciare a produrre ciò che serve e non ciò che crea maggior profitto. Ma se al centro ci fosse solo la necessità di fare profitto non avrebbe senso riempire i magazzini e lasciare che le auto assemblate marciscano nei parcheggi. Quello di cui hanno bisogno i padroni è smaltire quanto più possibile il capitale accumulato e per farlo devono imbastire grandi operazioni speculative, sia nell’ambito produttivo che in quello finanziario. Questo marasma come via d’uscita ha o la guerra di distruzione dell’eccesso di capitali (intese come materiali, ma anche uomini e mezzi), come lo furono la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, o la fine del capitalismo e l’instaurazione di un sistema superiore dove l’economia è pianificata e diretta dalla politica e non viceversa. L’unica classe in grado di imboccare quest’ultima via e salvare le masse popolari da questo pantano è la classe operaia. Per questo diciamo che  bisogna usare le rivendicazioni e le lotte sindacali per  avanzare nell’organizzazione della classe operaia e nel coordinamento con altri settori delle masse popolari per costruire la rete del nuovo potere delle organizzazioni operaie e popolari e imparare a dirigere tutto il tessuto produttivo. Siamo in guerra come dice Confindustria, è vero la guerra è su due fronti: la guerra commerciale tra gruppi di potere, società e intere nazioni e la guerra tra i padroni e le masse popolari in Italia e nel resto del mondo: è questa la guerra decisiva, quella di classe. Non è solo un’affermazione è una questione concreta. La direzione della società da parte della borghesia imperialista miete vittime in tutto il paese: 14000 l’anno sui posti di lavoro e 30 mila morti solo in questi mesi per la gestione sanguinaria dell’emergenza sanitaria da COVID-19, sono numeri che parlano da soli. Gli scioperi della scorsa settimana alla GKN, sono macigni sulla schiena dei padroni, per il loro carattere preventivo: operai che scioperano per impedire che ci siano futuri e possibili licenziamenti, sono operai che si guardano bene attorno, che guardano all’andamento della azienda e del settore (automotive in questo caso), studiano le mosse dei padroni e ciò permette loro di vederle e di anticiparle, è un esempio concreto di cosa vuol dire mettersi in una posizione di attacco: prevenire le mosse del padrone, non subirle!

Un altro aspetto importante è la richiesta di essere ammessi al tavolo di trattativa sulla gestione della crisi del mercato dell’automotive in Italia che si terrà al MISE. Questo segna un primo passo per la ricomposizione di uno spezzone importante della classe operaia del nostro paese. Dunque, vanno incalzati De Palma e soci a riprendere quanto avevano cominciato a fare poco prima del lockdown, proclamando lo stato di agitazione di tutto il comparto: gli operai della GKN possono avere un ruolo di primo piano portando in ogni fabbrica la loro esperienza di lotta ma soprattutto di organizzazione. Infatti, i risultati ottenuti sono il frutto di un lungo lavoro portato avanti dal Collettivo di Fabbrica della GKN, un lavoro fatto di dibattito, confronto e mobilitazione di quanti più operai possibile, a prescindere da tessere sindacali e posizioni politiche ma mettendo al centro l’obiettivo comune: la fabbrica non si tocca, guai a chi mette in discussione i posti di lavoro! Oltre ai sindacati, considerando che siamo nella fase elettorale per le elezioni regionali, bisogna costringere i candidati (soprattutto quelli che dicono, a parole, di essere in discontinuità con le politiche delle Larghe Intese) ad  andare davanti alle aziende, a prendere posizione, a farsi promotori, nella pratica, di misure quali la nazionalizzazione e la riconversione. Gli operai devono approfittare della visibilità della campagna elettorale irrompendo nel teatrino della politica borghese per costringere i candidati a sostenere queste mobilitazioni!

Se sarà il Collettivo di Fabbrica della GKN a parlare di nazionalizzazione e di riconversione, e lo farà conducendo una campagna su tutto il territorio della Piana sfruttando i tanti legami costruiti in questi anni a livello regionale e nazionale, saranno gli stessi sindacalisti e candidati che si metteranno sulle barricate pur di mantenere il loro ruolo (sempre più precario) agli occhi dei lavoratori e del resto delle masse popolari. Per tanto, il passo successivo da fare, la prossima posizione da conquistare, consiste nell’uscire dalla fabbrica e legarsi alla resistenza sempre più diffusa nell’area metropolitana fiorentina e nel paese. Guardare oltre alla propria fabbrica vuol dire avere chiaro che la mobilitazione o resta sul piano del blocco dei licenziamenti, sperando che i padroni siano di parola, o si rilancia con l’obbiettivo di imporre la nazionalizzazione e/o la riconversione. Alla GKN l’anno scorso si è costituito un comitato di supporto e oggi si tratta di estenderlo, come già nelle battaglie condotte dall’inizio di quest’anno è stato fatto, ma va aperto (non annunciandolo e basta ma andando davanti ai loro di cancelli) ai lavoratori di altre aziende, va aperto ad altre organizzazioni sindacali e soprattutto ad altre categorie di lavoratori organizzati. Perché la classe operaia può avere la forza di dirigere l’imposizione della difesa e ricostruzione della sanità pubblica e dell‘istruzione pubblica che ha lasciato i giovani a casa mentre i genitori lavoravano. Quindi sì, per occuparsi della propria azienda bisogna anche uscire e farsi promotori di un coordinamento innanzi tutto territoriale, il coordinamento dei lavoratori della piana fiorentina. Gli operai sanno bene che la parola dei padroni conta meno di zero, quindi giusto tenere alta la guardia ma si tratta di muoversi per primi e fare questo passo. Non è principalmente nelle sedi delle strutture sindacali, ma reparto per reparto, azienda per azienda che si combatte questa guerra.

Tutte le categorie dei lavoratori che si sono mobilitati in questi mesi, e che continuano a farlo (insegnanti infermieri, bibliotecari, Partite IVA, ecc.) possono e devono sostenere la classe operaia e lo faranno se quest’ultima oserà  mettersi alla testa della loro mobilitazione mettendo in campo iniziative di coordinamento, chiamando a raccolta tutte queste forze davanti all’azienda.

In definitiva, i lavoratori, gli operai e le masse popolari devono darsi un piano di guerra da opporre a quello di Confindustria; gli operai GKN insieme a quelli del gruppo FCA/CNHi devono stoppare le manovre degli aguzzini ex FIAT che ancora succhiano miliardi alla sanità, all’istruzione e al resto dello stato sociale e intendono chiudere stabilimenti da Brescia a Lecce fino a quello di Campi Bisenzio.

È urgente e necessario imporre il Governo di Blocco Popolare, un governo di emergenza che metta al centro il lavoro utile e dignitoso e le produzioni necessarie, che ci faccia avanzare più speditamente verso il socialismo: non un solo euro in più a parassiti e speculatori italiani e stranieri, gli stabilimenti ex FIAT agli operai!

La sezione di Peretola del Partito dei CARC

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