Qualche giorno fa un giovane attivista senese di Potere al Popolo è stato vittima di un grave atto repressivo. Accusato di aver scritto con la bomboletta su un muro “Fare come la Francia”, al compagno è stata fatta una perquisizione a casa, gli sono stati sequestrati telefono e computer ed è stato aperto un procedimento contro di lui.

In momento come questo di piena emergenza sanitaria, economica e politica, Digos e magistratura si preoccupano di una scritta su un muro e perseguitano le masse popolari, mentre sono molto più indulgenti, ad esempio, con i padroni che non forniscono DPI ai lavoratori e con i governatori delle regioni che hanno mandato i malati di COVID nelle RSA facendo una strage di anziani. Come mai, invece di irrompere all’alba nelle case dei militanti di PaP senesi, non vanno a vigilare sulle condizioni di lavoro degli operai della Whirlpool? Perché non aprono processi a carico di chi, anche in Toscana e anche a Siena, ha gestito in modo criminale l’emergenza COVID-19?

La repressione è stata da sempre un’arma usata dalla classe dominante per tentare di tagliare le gambe alla mobilitazione delle masse popolari che si organizzano ovunque e in mille modi per cambiare lo stato delle cose vigente. E non è un caso che nell’ultimo periodo stiamo assistendo a un numero più elevato di atti repressivi, in Italia come nel resto del mondo: le multe contro chi il 25 aprile è sceso nelle strade per manifestare in sicurezza, la paventata apertura di un fascicolo di inchiesta per la scritta rivendicata dal P.CARC “Fontana assassino” a Milano, l’arresto del sindacalista dei Cobas di Modena Marcello Pini, la brutalità della polizia contro i manifestanti negli USA.

Per tutti quelli che vogliono farla finita col sistema capitalista, per chi lotta ogni giorno per cambiare le cose, scontrarsi con la repressione è inevitabile. Ma al tempo stesso questa ci dimostra quanto la borghesia si senta messa alle strette e non riesca più a governare con i metodi e strumenti che utilizzava prima. La società capitalista è in crisi, lo era prima del Coronavirus, lo è ancora di più adesso.

È necessario allora ribaltare la prospettiva, non cedere alla repressione ma rivoltargliela contro. Oggi gli inquisiti non sono le masse popolari, ma i vari Rossi, Fontana, Zaia e via dicendo, sono i padroni delle multinazionali, sono i politici e gli speculatori che hanno distrutto la sanità pubblica in Italia, è il Vaticano con tutte le sue strutture parassitarie. A giudicarli è chi vuole farla finita col corso disastroso delle cose, a giudicarli siamo noi che dobbiamo fare della solidarietà contro la repressione un’arma nelle nostre mani, a giudicarli sono le masse popolari tutte.

Niente deve essere come prima. Organizzatevi, organizziamoci, mobilitatevi e mobilitiamoci. Costruiamo in ogni quartiere e città organismi popolari di controllo e iniziativa popolare per togliere la gestione dell’emergenza e del paese a questa banda di criminali servi di Confindustria, dei comitati di affari, delle banche e delle lobby. Niente deve essere come prima, tutto può essere meglio di prima. Se a decidere per i loro interessi sono i lavoratori organizzati.

Non dobbiamo cedere agli attacchi repressivi, i quali ci indicano anche che stiamo andando sulla giusta via, ma anzi continuare, con maggiore slancio e determinazione, la costruzione della rivoluzione socialista nel nostro paese. Avanti compagni! Non un passo indietro!

 

La Sezione di Siena-Valdelsa del P.CARC

 

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