Il 4 marzo 2018 le masse popolari hanno aperto una breccia nel pluridecennale sistema politico del nostro paese cacciando i partiti delle Larghe Intese (PD e Berlusconi) e hanno espresso una chiara volontà di cambiamento: il governo M5S-Lega è stato il frutto di questa breccia. Esso ha fallito non per “i colpi di testa” di Salvini o per “la sottomissione alla Lega del M5S”, non per l’esito delle elezioni europee e regionali che si sono svolte nel corso del 2019 e nemmeno per particolari disaccordi fra M5S e Lega: al contrario, esso è caduto perché non ha saputo dare sbocco positivo alle aspettative delle ampie masse.

Non è avanzato nella rottura con l’Euro e la UE: su vari aspetti non ha voluto perseguire la sovranità nazionale tanto agitata, restando incerto o ripiegando sulla guerra tra poveri verso gli immigrati senza denunciare le cause imperialiste del fenomeno; su TAV e TAP hanno preferito cedere ai trattati internazionali costruiti apposta contro gli interessi delle masse popolari; sul Debito Pubblico hanno avuto paura di avanzare per il suo consolidamento; ai sabotaggi del Reddito di Cittadinanza non hanno risposto con la mobilitazione dei lavoratori dei centri per l’impiego e dei disoccupati contro i funzionari sabotatori, come fatto con Boeri all’INPS; la legge Fornero è li da vedere; su Alitalia e Ilva hanno dato fiducia ad altri capitalisti; sulle concessioni autostradali ai Benetton si sono bloccati; sul precariato, le delocalizzazioni, le assunzioni nella Pubblica amministrazione non hanno osato avanzare nell’espropriare le aziende ai capitalisti ed estromettere i tagliatori di teste di turno. Il Jobs Act è solo scalfito.

Con la caduta del governo M5S-Lega, si apre una fase di aggravamento della crisi politica in cui “gli esponenti dei vertici della Repubblica Pontificia, dell’Unione Europea, della NATO e del sistema finanziario internazionale si azzannano tra loro: ognuno vuole un governo più adatto ai propri interessi, un governo peggiore per le masse popolari rispetto a quello M5S-Lega ma, ovvio, senza dirlo chiaramente. Nessun inciucio e nessun “accordo di palazzo” darà al paese un governo stabile, duraturo ed efficace, come nessun governo simile uscirà dai risultati di eventuali elezioni anticipate. Nonostante le divisioni e i contrasti, le varie fazioni della classe dominante sono tutte unite nel riversare gli effetti della crisi sui lavoratori e sulle masse popolari.

La resistenza dei lavoratori e delle masse popolari è l’ingrediente decisivo per ribaltare il tavolo e imporre al paese una nuova governabilità basata sull’attivismo e il protagonismo della parte già organizzata delle masse popolari

La prospettiva decisiva è quella di operare per costruire le condizioni per il Governo di Blocco Popolare: un governo espressione della maggioranza della popolazione, che trae forza dalla partecipazione diretta, dalla mobilitazione e dal protagonismo popolare, che inizia a scardinare i privilegi, a svelare i segreti a spezzare i vincoli di classe. L’aspetto decisivo di ogni lotta non è la vittoria ma operare per formare organizzazioni operaie e popolari in ogni azienda e territorio che continuano ad operare indipendentemente dall’esito della battaglia, che diventano punto di riferimento per altri, che mantengono un ruolo rispetto alla mobilitazione e che si legano e coordinano con altri organismi simili; che fanno ingoiare il Governo di Blocco Popolare ai poteri forti del nostro paese promuovendo l’ingovernabilità dal basso. Per la classe dominante il paese è già ingovernabile a causa della diffusa e articolata resistenza delle masse popolari al procedere della crisi generale e della guerra per bande fra le fazioni in cui essa si divide, in lotta fra loro nel tentativo di affermare ognuna i propri specifici interessi a discapito delle altre.

Operai, lavoratori, giovani! Non facciamoci deviare dal sistema di intossicazione della borghesia e dal teatrino della politica borghese. Lottiamo per la nostra causa, quella del proletariato: il socialismo

Il programma del Governo di Blocco Popolare

1. nessuna azienda deve essere chiusa: pianificare la produzione; 2. distribuzione dei prodotti secondo piani e criteri chiari, trasparenti e democraticamente decisi; 3. un lavoro utile e dignitoso per tutti, nessuno deve essere emarginato, nessuno deve essere licenziato, ad ogni individuo le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società; 4. eliminare attività e produzioni inutili o dannose per l’uomo o per l’ambiente; 5. avviare la riorganizzazione delle altre relazioni sociali in conformità alla nuova base produttiva e al nuovo sistema di distribuzione; 6. stabilire relazioni di solidarietà e collaborazione o di scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi; 7. epurare gli alti dirigenti della Pubblica Amministrazione che sabotano l’azione del GBP, conformare le Forze dell’Ordine (Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza), le Forze Armate e i Servizi d’Informazione allo spirito democratico della Costituzione del 1948 (in particolare a quanto indicato negli articoli 11 e 52) e ripristinare la partecipazione universale più larga possibile dei cittadini alle attività militari a difesa del paese e a tutela dell’ordine pubblico.

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