Riprendiamo i ragionamenti fatti nell’articolo “Salvare il pianeta dal disastro ambientale”, pubblicato su Resistenza n. 1/2019, per mostrare più nel dettaglio come la soluzione della crisi ambientale sia legata alla vittoria della rivoluzione socialista, alla costruzione del socialismo e alla transizione della società verso il comunismo. Questo articolo ha l’obiettivo di offrire spunti e proseguire nel dibattito che abbiamo aperto con l’articolo precedente, senza la pretesa di esaurire un discorso.

La crisi ambientale spesso viene affrontata in maniera interclassista anche da molti compagni, come se questa non dipendesse dal modo di produzione, ma fosse un accidente inevitabile o la cui soluzione sarebbe possibile attraverso accorgimenti più o meno volontaristici e individuali. Diciamolo fuori dai denti: tanti diranno che non basta fare la rivoluzione socialista o andare verso la società comunista per risolvere la questione e citeranno Cernobyl (il disastro nucleare del 1986 in Ucraina) come esempio della loro tesi, di come anche il socialismo fosse inadatto ad affrontare la questione ambientale. Chiariamo che Cernobyl non fu il frutto del fallimento del socialismo, bensì della deriva revisionista imposta in URSS dopo il 1956, quando alla costruzione del socialismo si sostituì la graduale restaurazione del capitalismo con tutte le conseguenze del caso. Detto questo, è vero che non basta semplicemente fare la rivoluzione socialista per risolvere la questione ambientale (così come ogni altra questione), ma è impossibile risolvere definitivamente la questione ambientale senza fare la rivoluzione socialista. Solo nel socialismo è possibile sviluppare pienamente quei presupposti, che pur sono già presenti in germe nella società attuale, che permettono di risolvere in modo avanzato la crisi ambientale, partendo dall’eliminazione della fonte del disastro: la corsa forsennata al profitto di ogni singolo capitalista.

L’esperienza storica dimostra che il socialismo si basa su tre pilastri: la dittatura del proletariato, la proprietà pubblica delle principali forze produttive e la loro gestione pianificata, la promozione della crescente partecipazione delle masse popolari alle attività propriamente umane da cui oggi sono escluse, in primo luogo la gestione della società. I presupposti di questa nuova società sono presenti già in quella attuale e consistono nell’enorme sviluppo delle forze produttive realizzatosi nel capitalismo in parallelo con la ricerca scientifica, e nel carattere collettivo che queste hanno assunto (le moderne forze produttive funzionano cioè solo con il concorso ordinato di milioni e milioni di operai, su una scala oramai globale). Lo sviluppo delle forze produttive che nella società attuale assume un carattere distruttivo (e ben lo vediamo proprio rispetto alla questione ambientale), nel socialismo potrà dispiegare tutte le proprie potenzialità a favore del progresso dell’umanità. La vittoria dell’umanità nella lotta contro la natura per strapparle di che vivere ha posto le condizioni per poter garantire a ognuno quanto serve per una vita dignitosa; al contempo ha posto le condizioni per una partecipazione sempre più cosciente e attiva delle masse a questo complesso meccanismo sociale, tanto che oggi ogni ulteriore progresso dell’umanità passa da questo. Il sistema sociale borghese che si fonda sulla proprietà privata delle forze produttive e sulla divisione in classi dell’umanità tra padroni e sfruttati impedisce questo ulteriore progresso, che potrà avvenire solo sulla base di diversi rapporti sociali: quelli che instaureremo nel socialismo.
Con l’instaurazione della dittatura del proletariato, infatti, la classe dominante della società non sarà più, come è oggi, la borghesia, ma il proletariato guidato dalla sua avanguardia riunita nel Partito Comunista. Il potere non sarà più in mano a una classe il cui obiettivo supremo è il profitto, ma alla classe operaia, una classe che per sua natura può emancipare se stessa solo eliminando la divisione in classi, costruendo una società in cui “il libero sviluppo di ognuno è condizione per il libero sviluppo di tutti”, il cui obiettivo deve quindi essere il benessere collettivo.
Il potere politico verrà utilizzato dal proletariato anzitutto per socializzare le forze produttive e utilizzarle secondo un piano democraticamente deciso, allo scopo di garantire il benessere collettivo e una vita dignitosa a ognuno. Eliminando il profitto individuale e mettendo al centro questi obiettivi non ci sarà più alcun limite economico all’applicazione delle più moderne ed eco-sostenibili tecnologie alla produzione, né alla riconversione delle produzioni inutili e dannose. Sarà possibile produrre tutto e solo ciò che è necessario, secondo le tecniche produttive meno inquinanti e dannose per l’ambiente e l’uomo.
Questi sono i presupposti concreti che rendono possibile la soluzione definitiva alla crisi ambientale, la sua corretta trattazione secondo i più accurati e moderni metodi e le più recenti conoscenze scientifiche. È semplicissimo vedere come nel capitalismo questo sia impossibile. La concorrenza fra capitalisti e fra nazioni impedisce che vengano applicati quei protocolli internazionali che continuamente vengono firmati e puntualmente disattesi. La presidenza Obama negli USA aveva nello sviluppo della Green Economy uno dei suoi cavalli di battaglia. Vediamo ora come la Green Economy sia un’illusione, come questa venga triturata negli ingranaggi della necessità del profitto, come il capitalismo ricorra a ogni sotterfugio e imbroglio per garantirsi un guadagno. Ogni capitalista per guadagnare terreno di fronte ai concorrenti non esita ad aggirare ogni controllo, a spacciare per “green” ogni porcheria: famoso è il caso delle emissioni “truccate” dei motori Volkswagen per poterli vendere sul mercato americano (“Dieselgate”, 2015).

Il primo passo sarà mettere mano alla produzione industriale, principale causa dell’inquinamento ambientale. In questo campo potranno essere finalmente applicate tutte quelle misure già esistenti e d’avanguardia che ora restano soggette all’arbitrio della sete di profitto del capitale. Ad esempio alle acciaierie, come l’ILVA di Taranto, potranno essere applicate le più avanzate tecniche di produzione già oggi note, che permettono di annullare l’inquinamento prodotto dalla fusione, oltre che studiare una adeguata copertura dei parchi minerari. In Norvegia si sta sperimentando la prima acciaieria a idrogeno, con emissioni vicinissime a zero, che dovrebbe andare a regime entro il 2024, con l’annullamento dell’inquinamento prodotto dall’attuale ciclo integrale a combustibile fossile. Questo, che è un esempio avveniristico e destinato per chissà quanto tempo a restare un’eccellenza più o meno isolata (o a decadere come esperimento “inattuabile” se non garantirà di dovuti profitti agli investitori), potrà divenire la norma a cui tendere nella società socialista. Ogni progresso produttivo in regime capitalista comporta costi, che si riversano nel prodotto che rimane di nicchia per tutto il tempo che l’innovazione non viene recepita su larga scala. Ma in una produzione altamente inquinante come quella dell’acciaio, tempi di attesa non ce ne sono più.
Tanti altri sono gli esempi di innovazione che già oggi esistono, ma che restano nicchie che solo chi ha i soldi può permettersi di comprare e utilizzare: spesso non inquinare è un lusso per pochi, mentre sarà patrimonio collettivo in una società socialista. Le più moderne tecnologie di isolamento termico e la bioedilizia sono già oggi in grado di ridurre la necessità di riscaldamento e condizionatori; potremo far fronte all’inquinamento dei mari e del resto dell’ambiente naturale causato dall’utilizzo della plastica eliminando gli imballaggi e le confezioni prodotti solo per rendere più accattivante una determinata merce, sostituire la rimanente plastica con materiali interamente riciclabili. Lo sviluppo di mense e lavanderie collettive permetteranno di ridurre l’uso di inquinanti e di razionalizzarlo, di ridurre drasticamente la produzione di rifiuti.
Arriveremo anche a trattare quegli aspetti ancor più minuti, ma comunque importanti, dove anche sarà basilare la partecipazione diretta sempre più ampia delle masse popolari. Ogni individuo sarà responsabilmente partecipe di fronte alla società della tutela dell’ambiente: le campagne di formazione ed educazione saranno ampie e dispiegate, combinate con la coercizione e la repressione dove necessario. Verranno così meno anche i comportamenti di massa dannosi per l’ambiente, mentre potranno facilmente venirne promossi di più adeguati. Si potrà ad esempio promuovere un consumo energetico consapevole, una raccolta differenziata dei rifiuti integrale, un consumo consapevole e una lotta agli sprechi, mobilitando su questi temi le masse popolari, capillarmente, rendendole parte attiva del processo.
Sarà possibile affrontare la questione dell’inquinamento dell’aria (la pianura Padana è una delle aree più inquinate d’Europa) riconvertendo tutti i veicoli e gli strumenti di lavoro funzionanti con motori a combustibili fossili in motori funzionanti ad idrogeno o elettrici, rafforzando il trasporto pubblico e trattando su basi collettive e razionali la questione del pendolarismo, riducendone la necessità. Senza la compulsiva spinta ai consumi inutili e dannosi, propria del capitalismo, saranno prodotti beni più durevoli e che necessitano di minori manutenzioni e sostituzione: altro che obsolescenza programmata! L’illuminazione stradale pubblica viene già sostituita con la tecnologia LED, che abbatte notevolmente i costi energetici, e a breve sarà quella LEC che consentirà ulteriori risparmi. Insomma, la scienza e la tecnica nel socialismo saranno messe al servizio della qualità della vita delle masse popolari e quindi in un corretto rapporto tra produzione e ambiente.

Invertire il corso distruttivo che la borghesia imperialista ha imposto all’umanità e al pianeta è un’opera che richiederà uno sforzo enorme. Tale sforzo è del tutto vano, se non avviene nel contesto di un modo di produzione e di una organizzazione sociale basati sullo sviluppo dell’esistenza degli esseri umani anziché sul profitto. L’ecologia borghese è una truffa, il comunismo è l’unico futuro possibile per l’umanità.

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