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Per la riscossa in tutto il paese. Organizzarsi e coordinarsi, occuparsi e uscire dalle aziende

Teresa Noce by Teresa Noce
Febbraio 3, 2019
in Resistenza n. 1/2019, Ultimo numero di Resistenza
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Negli ultimi 15 anni è stato smantellato circa il 25% dell’apparato produttivo del nostro paese, i padroni “risolvono” la crisi a modo loro. E’ un processo che nell’ultimo periodo ha subito un’accelerazione, probabilmente per una combinazione di fattori: il procedere implacabile della crisi stessa, la crescita della resistenza operaia e popolare, il timore che il governo M5S-Lega limiti, seppure parzialmente, la loro “libertà di impresa”. Di seguito riportiamo alcune mobilitazioni della classe operaia come dimostrazione della resistenza ai ridimensionamenti, delocalizzazioni e serrate.

Come comunisti contribuiamo a questa lotta indicando alcuni passi da fare, nel particolare e nel concreto, per avanzare nello sviluppo e nel coordinamento delle organizzazioni operaie delle aziende capitaliste e delle organizzazioni popolari in quelle pubbliche perchè le preservino da chiusure e ridimensionamenti e intervengano sui territori attuando quanto serve a loro e alle masse e far fronte ai principali effetti della crisi, per avanzare nella costruzione di un loro governo di emergenza. Significa trasformarci sempre più, oltre che in propagandisti della causa del socialismo e della linea del Governo di Blocco Popolare, in curatori, formatori e organizzatori della classe operaia e delle masse popolari nel tessere la rete del nuovo potere che prenderà in mano le sorti del paese.

 

Milano. Alcuni lavoratori della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) hanno inviato una lettera aperta al gruppo consiliare del M5S in Regione Lombardia e ai parlamentari delle Commissioni Lavoro della Camera e del Senato, in cui chiedono a che punto fosse la (promessa) regolamentazione delle aperture domenicali e festive di esercizi commerciali e supermercati.

Nella lettera è anche denunciata la spietata politica di repressione verso i lavoratori che osano alzare la testa: licenziamenti pretestuosi e “dimostrativi” come nel caso del nostro compagno Luciano Pasetti, licenziato da Carrefour dopo 32 anni di impiego e delegato sindacale.

Questi lavoratori hanno chiesto di “organizzare una conferenza/assemblea pubblica, a Milano indetta e promossa come gruppi alla Camera, al Senato e in Regione Lombardia per discutere della situazione, per illustrare i passi avanti e le difficoltà, per ragionare insieme sui passi da compiere per conquistare un importante traguardo di civiltà.” Non risultano esserci state risposte di sorta e un metodo con cui i lavoratori della GDO possono “sollecitarle” è fare con cadenza regolare un presidio sotto la Regione, fino a quando non otterranno risposte. Altra iniziativa da mettere in campo, sono dei banchetti informativi davanti ai supermercati in cui chiedono la solidarietà ai clienti per questa lotta e a sostegno dei delegati sindacali e i lavoratori combattivi licenziati.

 

Torino. Il 30 novembre si è tenuto un presidio davanti a Mirafiori in occasione del rinnovo del contratto aziendale, dopo tre giorni FCA ha messo in cassa integrazione oltre tremila operai torinesi: la situazione del gruppo industriale è chiara. Condividiamo quanto scrive il Coordinamento Operai Autorganizzati FCA e ne sosterremo ogni iniziativa in tal senso: “La Fiat perde quote di mercato ogni giorno. Metà degli operai italiani è in cassa integrazione. Il mercato americano, negli USA si dovevano produrre a costo minore che in Italia le auto per il mercato italiano, è ormai chiuso dal protezionismo di Trump… Gli operai autorganizzati FCA non si fermeranno qui! Continueremo i volantinaggi davanti gli stabilimenti FCA e dell’indotto. Nei prossimi giorni lanceremo un’assemblea operaia nazionale. Gli operai FCA devono essere i protagonisti dell’inversione di rotta, devono difendere le fabbriche da chiusura e cassa integrazione. Gireremo ancora l’Italia per mobilitarli a farlo! Porteremo in più luoghi possibili le nostre parole d’ordine, ad iniziare dalla lotta contro l’obbligo di fedeltà aziendale”.

 

Melfi (PZ). Gli operai della Lear, azienda che produce sedili per auto, hanno bloccato la produzione del vicino stabilimento FCA con uno sciopero di tre giorni consecutivi (adesioni record del 100%) per ottenere il riconoscimento del terzo livello. Un passo da fare per stoppare gli oltre tremila esuberi annunciati nel “nuovo” piano di FCA per lo stabilimento della Basilicata, e che colpirà di conseguenza gli operai della Lear, è irrompere insieme nella prossima campagna per le elezioni regionali incalzando i vari candidati sulla cosa e in particolare quello del M5S Antonio Mattia; alla kermesse Italia a 5 Stelle del 20 e 21 ottobre ci ha detto che si sarebbe messo a disposizione per ragionare sul percorso per costruire in Basilicata un polo nazionale dell’auto elettrica.

 

Novi Ligure (AL). Il 4 dicembre hanno sfilato per le vie del paese gli operai della Pernigotti per salvare lo storico marchio dalla chiusura, in presidio permanente dal 6 novembre per protestare contro la proprietà turca che ha chiesto la cassa integrazione per cessazione dell’attività, mascherando così la delocalizzazione. “Continueremo a difendere il nostro lavoro”, promettono i dipendenti dello stabilimento dolciario che stanno raccogliendo molta solidarietà. Dovrebbero incalzare e mettere alle strette soprattutto la Lega, costringerla ad essere conseguente alla tanto sbandierata parola d’ordine “prima gli italiani”. Una pressione sul governo di cui possono avvalersi, mobilitando i sindacati, dell’esperienza della Bekaert di Figline Valdarno, che con la loro lotta hanno riconquistato la cassa integrazione per cessazione di attività, abolita dal Jobs Act di Renzi, e ora lottano per la reindustrializzazione del sito.

 

Firenze. il 2 dicembre al Centro Popolare Autogestito (CPA) si sono riuniti un centinaio di lavoratori e lavoratrici aderenti ai sindacati conflittuali e di base con l’obiettivo di riprendere un percorso unitario di lotta e contro la frammentazione e la concorrenza fra sigle che sfociano anche in vere e proprie guerre per bande (in particolare fra USB e SI Cobas): “la partecipazione, i numerosi interventi ci hanno convinto della necessità di dare continuità a quanto iniziato e senza nasconderci le difficoltà, abbiamo la convinzione che unire le lotte contro gli attacchi padronali, contro le “morti bianche”, la repressione nei posti di lavoro (dai licenziamenti ai codici disciplinari al Decreto Salvini) sia un passaggio urgente e necessario… Se non ora quando?” Per tradurre in pratica i propositi di promuovere l’unità fra gli operai e i lavoratori è necessario andare davanti ai cancelli delle aziende private e delle aziende pubbliche, costruire campagne di agitazione, organizzazione e lotta nei luoghi di lavoro, cominciando dal DL Salvini e l’obbligo di fedeltà aziendale che colpisce particolarmente i lavoratori della Pubblica Amministrazione a cui la stragrande maggioranza dei presenti all’assemblea appartiene.

 

Pontedera (PI). Il 16 novembre un gruppo di operai Piaggio si è incontrato con la consigliera regionale Irene Galletti, i consiglieri comunali di Pontedera e la deputata del M5S Gloria Vizzini della Commissione Lavoro della Camera per denunciare l’abuso di ammortizzatori sociali da parte dell’azienda, i carichi di lavoro e la delocalizzazione di interi reparti verso i paesi asiatici, da dove poi i pezzi tornano per essere assemblati e diventare magicamente “Made in Italy”. La discussione si è accesa di fronte alla continua enunciazione da parte dei rappresentanti istituzionali dei limiti legali, politici e del “mercato” che legano loro le mani. Ma essere al governo significa anche cambiarle, le leggi! In seguito alla discussione, la deputata Vizzini ha presentato una richiesta di informazioni direttamente a Di Maio, sottoponendo i punti critici segnalati dagli operai Piaggio.

Sosterremo la costruzione di un’iniziativa pubblica in cui portare all’attenzione il tema delle delocalizzazioni e della morte lenta di uno dei più importanti stabilimenti produttivi del Centro Italia, per promuovere la mobilitazione di un territorio che verrebbe devastato da ulteriori ridimensionamenti (per non parlare della chiusura) della fabbrica; i lavoratori Piaggio devono incalzare il M5S affinché imponga il rispetto della tanto declamata legalità, che in fabbrica riguarda i requisiti per ottenere gli ammortizzatori, le norme di sicurezza e l’adeguamento dei carichi di lavoro.

 

Piombino (LI). Il 4 dicembre si sono incontrati esponenti di Camping CIG e del Comitato di Salute Pubblica locale per individuare le sinergie da impiegare nella battaglia per riprendersi il diritto al lavoro e quello alla salute: un passo in avanti nel superamento della contrapposizione fra “ambiente e lavoro”, con una maggiore consapevolezza che le due problematiche non si risolvono l’una senza l’altra, cominciando a disinnescare la contraddizione su cui gioca la classe dominante per dividere le masse popolari. Adesso le due organizzazioni devono stendere un “piano d’azione” comune che comprenda l’intervento sulle istituzioni, ma soprattutto la mobilitazione operaia e popolare da mettere in moto per attuare il referendum negato dall’amministrazione PD nel consiglio comunale del 29 novembre, per dare un lavoro utile e dignitoso ai tremila operai delle acciaierie lasciati a casa con ammortizzatori sociali sempre più risicati e un ambiente sano e pulito per i piombinesi e gli abitanti della Val di Cornia

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