La Repubblica Bolivariana del Venezuela in questi giorni, conduce una battaglia importante nella sua avanzata verso il socialismo, quella per le elezioni dei membri dell’Assemblea Costituente del prossimo 30 luglio.

A fronte di questa avanzata la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti attacca, a livello internazionale, con la guerra economica, la falsa propaganda, la minaccia di intervento armato e, a livello nazionale, con violenze di ogni genere da parte della cosiddetta “opposizione”. I vertici della Repubblica Pontificia italiana esercitano la loro funzione di “cappellano che sta accanto al boia”, chiamando tutti alla pace senza muovere un dito perché pace sia fatta, mentre i funzionari della Chiesa di Roma in Venezuela fomentano la violenza.

L’opposizione si accanisce contro edifici pubblici e amministrativi del Potere Popolare, contro fondazioni create dallo Stato su territori e strutture abbandonati e contro singoli esponenti riconosciuti come chavisti (è di pochi giorni fa la notizia della morte di Héctor Anuel, arso vivo mentre andava a lavorare). I mezzi di informazione al servizio degli stati imperialisti strillano di “lotta del popolo venezuelano contro il dittatore Maduro”. In realtà gran parte del paese prosegue nelle normali attività e apprende di quanto sta avvenendo, solo dalla televisione perché le attività terroristiche di questi gruppi che praticano la violenza fascista sono isolati nei quartieri più ricchi del paese e di alcune città diretti dall’opposizione. Cercano di far leva sul malcontento popolare che la stessa borghesia ingenera, grazie alla libertà di manovra che gli ha lasciato la rivoluzione Bolivariana, attraverso l’accaparramento e la speculazione dei generi alimentari e medicinali.

L’estrema destra obbliga i commercianti a chiudere gli esercizi, brucia i camion che distribuiscono alimenti e medicine, riceve lauti finanziamenti dall’estero (Stati uniti e anche Europa) e dalle grandi imprese private, che incamerano dollari a prezzo agevolato per sabotare l’economia. Adesso ha lanciato la proposta di uno sciopero generale, respinto anche da un gruppo di economisti stessi dell’opposizione.

I nemici del socialismo bolivariano sono le grandi imprese multinazionali che vogliono mettere la mano sulle gigantesche risorse del paese, le oligarchie che sperano di azzerare la costituzione che lo impedisce e le grandi corporazioni mediatiche che agiscono contro i governi progressisti dell’America latina.

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