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Valentina Tereshkova, la prima donna nello spazio

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Giugno 8, 2017
in Resistenza 2017, Resistenza n. 6/2017
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“Se le donne in Russia possono lavorare per le ferrovie, perché non possono volare nello spazio?”

Il 6 marzo di quest’anno ha compiuto ottant’anni Valentina Tereshkova, cosmonauta sovietica e prima donna a volare nello spazio. La sua storia è interessante sotto molti aspetti, perché permette di ragionare sul ruolo delle donne in URSS e sulle conquiste che ottennero nel socialismo, in un periodo in cui però questo ruolo e queste conquiste cominciavano a essere messe in discussione, dall’avvento dei revisionisti moderni capeggiati da Krushev e con l’avvio dei tentativi di restaurazione pacifica del capitalismo.

Chi era Valentina Tereshkova. Nacque nel 1937 a Maslennikovo, un villaggio della Russia centrale vicino al Volga. Figlia di un carrista caduto nella seconda guerra mondiale, nel 1953 lasciò la scuola, che aveva iniziato all’età di otto anni, per continuare la sua istruzione attraverso corsi per corrispondenza, lavorando prima in una fabbrica di pneumatici e poi in una tessile, come stiratrice e sarta. Si interessò presto di paracadutismo, addestrandosi presso il locale aeroclub (erano molto diffusi nella Russia sovietica e molti operai avevano il paracadutismo come passatempo); effettuò il suo primo lancio con il paracadute all’età di 22 anni. Candidatasi più volte per frequentare la scuola per aspiranti cosmonauti, venne infine selezionata per essere la prima donna a compiere una missione nello spazio. Valentina Tereshkova era quindi una semplice operaia che, grazie alle condizioni date dalla società socialista, ha potuto aspirare a diventare una cosmonauta e coronare il suo sogno grazie alle sue capacità e dedizione. Un sogno che nei paesi capitalisti potrebbe essere al massimo la trama di un film per ragazzi.

Il lancio. Il 16 giugno del 1963, a due anni dal volo di Gagarin (che comunicava via radio con la cosmonauta in questa missione), Valentina venne lanciata in orbita, dove rimase per circa 3 giorni, compiendo 49 orbite terrestri. Il volo presentò alcune difficoltà e, dopo l’atterraggio con il paracadute, Valentina fu ricoverata in ospedale; nonostante questo fu comunque un grande successo ed ebbe un grande impatto nella competizione tra USA e URSS nella guerra fredda. Valentina venne celebrata come un’eroina e insignita di diverse onorificenze. Dal ’74 divenne membro del direttivo del Soviet Supremo e rivestì anche altre cariche politiche.

Il ruolo delle donne in URSS. La storia di Valentina Tereshkova non è una favola o la trama di un film. Essa rappresenta il ruolo svolto dalle donne nella costruzione del primo paese socialista, così come è simbolo delle conquiste che nel socialismo le donne (e le masse popolari in genere) hanno ottenuto; sono due facce della stessa medaglia.
In URSS la parità tra i sessi nel matrimonio era stabilita sin dal 1918 e nella fase di costruzione del socialismo lo Stato promuoveva attivamente l’emancipazione delle donne. Le vie maestre attraverso le quali erano perseguiti questi obiettivi erano innanzitutto l’inserimento nell’attività produttiva e la trasformazione dei mestieri di casa e della cura dei bambini da affari privati delle donne ad affari di tutta la società, gestiti il più possibile collettivamente; oltre a questo vigeva la pratica della “discriminazione positiva”, principio per il quale, a parità di condizioni, per un determinato ruolo si preferiva nominare una donna piuttosto che un uomo. Questi erano gli strumenti concreti della lotta aperta alle tradizioni, religiose e culturali, che perpetravano la superiorità della posizione maschile rispetto a quella femminile. In una siffatta società, le cui le risorse erano messe al servizio dei lavoratori, nulla ha impedito che una semplice operaia, cresciuta per di più senza il padre, divenisse la prima donna nello spazio. A ogni operaio basta pensare alle sue attuali condizioni e a quelle dei suoi figli per fare un paragone.Al contempo Valentina Tereshkova è una delle tante proletarie che hanno dedicato la loro vita alla causa dell’Unione Sovietica, all’edificazione del socialismo e alla difesa della patria socialista, contribuendo ai successi in campo artistico, culturale, scientifico, sportivo, economico e politico. Come avrebbe potuto la rivoluzione arrivare nel cuore delle regioni asiatiche se le donne di quei paesi non si fossero sollevate contro l’oppressione familiare, a rischio della vita, in questi luoghi dove il capofamiglia era il monarca assoluto, benedetto dalle tradizioni e dalla religione? Cosa sarebbe stato dell’edificazione del socialismo se le donne russe non fossero uscite dalle mura domestiche dove erano da sempre confinate, entrando nella vita produttiva come operaie e nella vita politica come membri dei soviet, delle organizzazioni di massa, del Partito? Come avrebbe potuto resistere l’URSS all’aggressione nazista senza i milioni di donne che presero le armi combattendo la Grande Guerra Patriottica? Come avrebbe in definitiva potuto vincere e svilupparsi la rivoluzione socialista nella Russia zarista se milioni e milioni di proletarie russe non avessero identificato, per la propria esperienza pratica, prima e dopo la rivoluzione, la causa della propria emancipazione con la causa del comunismo?

Il revisionismo moderno al potere. Allo stesso tempo il caso di Valentina Tereshkova rappresenta bene anche la natura del revisionismo moderno allora al potere con Kruscev, in seguito alla morte di Stalin nel ’53 e al XX congresso del PCUS svoltosi nel ‘56.
Dopo la fase dell’edificazione del socialismo era infatti iniziata, con l’avvento dei revisionisti, la fase dei tentativi di restaurazione pacifica del capitalismo, cui sarebbe seguita la fase della restaurazione ad ogni costo, iniziata nel ‘89 e in corso tutt’ora.
Prendiamo ad esempio l’esperienza di Stakanov, il minatore sovietico che elaborò un metodo per aumentare di molto la produttività, divenendo simbolo degli “uomini nuovi” forgiati dal socialismo. Nella fase di edificazione del socialismo, esperienze positive come questa furono propagandate come esempio e modello, per mobilitare le masse popolari all’emulazione socialista, a dare il meglio per se stessi e per la collettività, come strada percorribile da chiunque metta al centro gli interessi di classe e la causa del comunismo.
Nel 1963 il volo di Valentina Tereshkova non venne indicato allo stesso modo come modello, non fu la spinta per una più vasta mobilitazione delle donne per la propria emancipazione. Venne utilizzato come paravento dietro cui celare alle masse i tentativi di restaurazione pacifica del capitalismo e strumento di propaganda nella guerra fredda, strumento nella competizione economica e militare tra URSS e USA che i revisionisti moderni hanno messo al centro dell’azione dello Stato Sovietico, al posto dei bisogni materiali e spirituali delle masse popolari sovietiche e del sostegno ai movimenti rivoluzionari nel resto del mondo.
Negli aspetti positivi di questa storia possiamo quindi scorgere l’eredità, la spinta ancora presente della fase precedente, quella dell’edificazione del socialismo; in quelli negativi possiamo scorgere i prodromi del declino che si concluderà con la caduta dell’URSS. Possiamo così ragionare, a partire da un caso concreto, sui differenti principi che guidarono queste due fasi della storia sovietica, senza conoscere le quali si finisce o per mitizzare o per ripudiare in blocco la storia dell’URSS, senza comprenderla veramente.

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