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[Treviglio] NO al saccheggio dell’ambiente – NO alla discarica di amianto

Sezione di Bergamo by Sezione di Bergamo
Aprile 14, 2017
in Sezione di Bergamo
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Il 7 aprile la conferenza regionale dei servizi ha dato sostanzialmente l’assenso alla realizzazione della discarica di prodotti d’amianto nella ex cava Vailata. E così il cosiddetto “business dell’amianto” si può fregiare di un altro tassello. Partito nel 2003 con la costituzione della TEAM per la gestione di un ciclo dei rifiuti si è trasformato dal 2006 in richiesta della gestione dello smaltimento dell’amianto con il metodo arcaico e pericoloso della discarica, che anche le direttive europee definiscono solo temporaneo e di ultima istanza.

In seguito a ciò, dopo anni di controinformazione, denunce, presidii, assemblee il Comitato per la Tutela dell’Ambiente e del Territorio di Treviglio, formato dalla parte di masse popolari che hanno più a cuore questo aspetto della vita civile e che per anni si è battuto a che ciò non avvenisse, dovrebbe arrendersi o limitarsi al controllo di una corretta gestione del processo di ulteriore saccheggio e avvelenamento dell’ambiente? Perfino il papa raccoglie la sollecitazione e arriva a dire che il saccheggio dell’ambiente è un crimine contro l’umanità.

Quanti tra partiti, candidati e amministrazioni (tutte) si sono spesi, anche durante le elezioni del 2016, per perorare il NO alla discarica oggi si inchinano di fronte ai cosiddetti “pareri tecnici” e alle sentenze giuridiche sulla vicenda. Ma così facendo smascherano l’inconsistenza e l’opportunismo propagandistico della loro posizione che procede da tempo. Questo è il modo in cui i vari amministratori intendono la tutela dell’ambiente e della salute pubblica in questo caso. Per anni hanno preferito nascondersi dietro la spedizione dei rifiuti di amianto in Germania a costi stratosferici, piuttosto che dare avvio al trattamento tecnologicamente avanzato (vari esempi esistenti) anche in Italia di questi prodotti: e oggi ci parlano di emergenza amianto! In questo modo il nostro paese (anche in bergamasca) è diventato territorio in cui in molti luoghi ci si ammala abitandovi, tante sono le discariche e gli impianti nocivi, di vario tipo, presenti. Ma tant’è: il business delle bonifiche produce enormi profitti. Chi ha ridotto il nostro paese nello stato in cui si trova è chi lo ha governato sia politicamente che economicamente in tutti questi anni. Ci ricordiamo della Farmoplant, della Terra dei fuochi, della valle del fiume Pescara, di Marghera, della Selca in valle Camonica, di Manfredonia, ecc..

Da ciò vengono alcune considerazioni.

  • Il movimento dei lavoratori grazie a lotte decennali ha imposto ai padroni che, nelle aziende, la questione sicurezza venga regolata con le tecnologie più avanzate esistenti: non si capisce perché ciò non debba valere anche all’esterno di esse, visto che in Germania l’amianto inviato dall’Italia viene trattato proprio con queste procedure.

  • Altro aspetto da tenere in considerazione è la proprietà della TEAM. Se il 49% è in mano a 36 comuni (il 15% è di Treviglio!) ci chiediamo a che cosa valga questa percentuale se l’amministrazione pubblica non può fare valere la volontà popolare per la tutela del bene comune, come prescrive la Costituzione difesa lo scorso 4 dicembre? Di fatto sta valendo solo per sostenere il processo di smaltimento in discarica, verso il quale però gli stessi amministratori comunali si dichiarano, a parole, contro. Nondimeno emergono interessi particolari sulle aree circostanti la ipotizzata discarica. Quindi con soldi pubblici, ovvero derivanti dalla fatica degli operai e dei lavoratori pubblici nonché dei pensionati e quanti altri delle masse popolari, si sta promuovendo un danno enorme alla comunità. Questo è il frutto anche della riforma renziana denominata Sblocca-Italia. A stare leggeri è una situazione poco trasparente.

Gli unici che possono tirare il paese fuori dal marasma in cui si trova sono gli operai, i lavoratori pubblici e le masse popolari tutte che si organizzano e coordinano dentro le aziende e nei territori.

In un territorio già martoriato dall’inquinamento da pesticidi, da Cromo VI, da “Baslinite”, ecc., tagliato da arterie trasportistiche di grande impatto e con altre in progetto, la tutela della salute passa attraverso la costruzione di Organizzazioni Popolari (come il Comitato Tutela Ambiente) per elaborare e imporre attraverso la mobilitazione popolare soluzioni che soddisfino il bene comune e non gli appetiti speculativi e di profitto che stanno alla base del movimento dell’economia capitalista. Ma ciò che insegna questa vicenda è che queste organizzazioni popolari devono tenere sempre l’iniziativa in mano senza delegarla agli esponenti del teatrino della politica e non devono limitarsi a sottostare alle regole dettate dagli inquinatori e dagli speculatori, ma porsi anche il problema della direzione dell’amministrazione pubblica, mettendo al centro della propria attività la costruzione di azioni concrete per la tutela dell’ambiente e la creazione di posti di lavoro utili e dignitosi.

I padroni chiudono le aziende perché non danno profitti e distruggono il tessuto sociale. Gli operai le tengono aperte per produrre beni e servizi utili alla comunità e al progresso sociale

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