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Assemblea operaia di Firenze del 24 gennaio: come continuare la mobilitazione contro l’infame CCNL firmato da FIOM, FIM e UILM?

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Febbraio 1, 2017
in Resistenza n. 2/2017
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L’articolo viene steso prima dell’assemblea del 24 gennaio di Firenze, dove delegati e operai metalmeccanici dell’area Sindacato è un’altra Cosa della CGIL (SAC) faranno il bilancio della mobilitazione contro l’infame accordo siglato dai sindacati di regime lo scorso 26 novembre. Riportiamo qui parte dei contenuti dell’intervento che porteremo e delle prime proposte operative, per questo li sottoponiamo alla discussione dei partecipanti e anche di coloro che non potranno essere presenti all’assemblea.

Continuità! Il bilancio della mobilitazione contro l’accordo infame sul CCNL è un segnale di continuità dopo l’assemblea del 6 dicembre (vedi Resistenza 1/2017) da parte dell’area del SAC e del sindacalismo conflittuale in genere, gli operai non si arrendono come speravano Landini e complici con la loro votazione farlocca: di certo non ha risolto le contraddizioni in campo, semmai le ha acutizzate! La mobilitazione messa in campo, tenendo conto dei numerosi limiti posti all’agibilità di chi si opponeva alla proposta di rinnovo, ha infatti dato risultati importanti; 69mila lavoratori si sono espressi contro l’accordo truffa, molti degli aventi diritto si sono astenuti dal sottoscrivere la liquidazione del CCNL (perché di questo si tratta) e immaginiamo che in diversi abbiano votato SI con il nodo in gola e pochissima convinzione. Le prospettive per rilanciare ed estendere la mobilitazione sono ottime.

Le questioni decisive. L’aspetto principale sta nell’individuare e condividere mezzi e forme di lotta per boicottare l’applicazione del nuovo CCNL nelle fabbriche: dagli straordinari comandati alla gabella di 25 euro che anche i non iscritti sono obbligati a pagare ai sindacati per il “servizio” che hanno svolto (hanno la faccia come il… si diceva una volta) e l’infame manomissione della legge 104: fare leva sui tanti appigli che la situazione offre per allargare le crepe nel campo nemico!
Questo intervento si rafforza e si sviluppa con il consolidamento in organizzazioni operaie di quei gruppi di lavoratori che, a partire dalle aziende più grandi, si sono opposti all’accordo bidone. In alcuni casi si tratta di rilanciare un lavoro già avviato come quello dei Comitati sorti per il referendum costituzionale del 4 dicembre, vedi Melfi e Pomigliano; in questo modo le avanguardie operaie delle grandi fabbriche esercitano concretamente il loro ruolo di traino organizzando chi non è organizzato, e il campo di intervento è vasto, come dimostrano i dati. Queste organizzazioni operaie devono poi uscire dalle fabbriche per promuovere e legarsi alla mobilitazione delle altre categorie, che vivono gli stessi identici problemi. Infatti sappiamo come questo CCNL farà da scuola anche per altre categorie e in ballo ci sono numerosi rinnovi come quello della Pubblica Amministrazione, chimici e tessili, dell’igiene ambientale (anche qui sono sorti diversi comitati per il NO, come alla Quadrifoglio di Firenze). I metalmeccanici italiani devono coordinarsi e organizzarsi con questi altri lavoratori e coinvolgere progressivamente gli altri settori delle masse popolari – studenti, disoccupati, precari, pensionati – in questa battaglia politica, perché non si tratta di una questione puramente sindacale, ma politica.

Dalla lotta rivendicativa alla lotta politica. Ci si deve porre l’obiettivo di costruire una nuova governabilità, basata su queste organizzazioni di lavoratori nelle aziende capitaliste e pubbliche che agiranno secondo un piano comune e distribuendo i prodotti secondo le necessità delle masse popolari, per cominciare a passare dalla concorrenza alla collaborazione. E’ il modo realistico per respingere al mittente i piani di guerra di Marchionne e degli altri pescecani della sua razza, per far fronte al marasma che ci circonda e che ha origine e natura nei rapporti sociali e di produzione di questa società, adottando i necessari provvedimenti di emergenza. L’assemblea di Firenze può essere una tappa importante nella costruzione di questo percorso, se sviluppa e rafforza il processo di costruzione e coordinamento di organismi operai che prendono progressivamente in mano il destino delle aziende e si mettono alla testa della mobilitazione delle masse popolari per la costruzione di un Governo di Blocco Popolare; è la via al momento più rapida per “finire il lavoro” cominciato con la cacciata di Renzi dopo la bastonata del 4 dicembre, per applicare le parti progressiste della Costituzione a partire dal diritto a un lavoro utile e dignitoso. Governare è il solo modo per difendere con successo i diritti e le conquiste strappate dalla classe operaia durante la prima ondata della rivoluzione proletaria.

Non perdiamoci di vista. Invitiamo tutti gli operai e le operaie a discutere questo articolo con i colleghi ma anche fuori dal posto di lavoro, nelle piazze, con altri organismi e nei luoghi di aggregazione popolare, e a ricontattarci per continuare il dibattito su come sviluppare concretamente il boicottaggio dell’infame CCNL. Come abbiamo partecipato attivamente alla campagna referendaria per il NO, siamo disponibili a continuare nei territori a ragionare su come proseguire in uno dei più importanti contesti in cui si esprime e si esprimerà la lotta di classe nel nostro paese nei prossimi mesi. Per questo si deve dare continuità a questi momenti di confronto e soprattutto farli nei fine settimana, per permettere alla parte più ampia dei 69mila che hanno votato NO di partecipare, e non riproporre l’ennesimo dibattito per sole “avanguardie” (per quanto importanti esse siano). Così si alimenta concretamente il protagonismo operaio e la lotta al grave problema della delega, e in questo modo la stessa area del SAC dirige la battaglia fino in fondo smettendo di lamentarsi dei misfatti della destra sindacale o della campagna acquisti delle organizzazioni sindacali concorrenti.

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