E’ legittimo tutto ciò che è conforme agli interessi delle masse popolari, anche se per le autorità borghesi è illegale

Comunicato stampa del Movimento NO TAV. La mattina di martedì 21 giugno la Procura di Torino ha messo in atto l’ennesima operazione giudiziaria (relativa alla manifestazione del 28 giugno 2015 – ndr) contro il movimento No Tav, infliggendo 23 misure cautelari di vario grado ed entità ad altrettanti attivisti, valligiani e non. Com’è nella natura del movimento No Tav le persone colpite appartengono a generazioni e provenienze differenti, accomunate da un fine comune.

Alcuni attivisti hanno deciso di rifiutare o infrangere le misure cautelari comminate, che si tratti di firme quotidiane o di arresti domiciliari, aprendo uno scenario nuovo e rilanciando la lotta sia sul piano giudiziario sia su quello politico.

Il movimento No Tav ribadisce il suo pieno appoggio a tutte le persone colpite, sostenendo i percorsi che si aprono e che si apriranno, qualunque essi siano. È un’occasione per ribaltare il modus operandi di una Procura politicizzata esplicitamente contro i No Tav.

L’assemblea popolare di martedì sera e la fiaccolata di giovedì 23 giugno dimostrano che il movimento è unito e non lascia isolati i perseguitati, forte della consapevolezza di poter rilanciare una nuova fase di lotta.

Bussoleno, 25 giugno 2016

Nicoletta Dosio rifiuta le firme giornaliere. “Che sia chiaro, io non accetterò di andare tutti i giorni a chiedere scusa ai carabinieri, non accetterò che la mia casa diventi la mia prigione.

Decidano loro, tanto la nostra lotta è forte, lottiamo per il diritto di tutti a vivere bene, lottiamo non solo per la nostra valle ma per un mondo più giusto e vivibile per tutti. Noi non abbiamo paura e non ci inginocchiamo davanti a nessuno, e quindi io a firmare non ci vado e nemmeno starò chiusa in casa ad aspettare che vengano a controllare se ci sono o non ci sono. Siamo nati liberi e liberi rimaniamo! Liberi ed uguali!”

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23 giugno, fiaccolata No Tav. Anche Gianluca, dopo Nicoletta e Giuliano, si sottrae all’applicazione degli arresti domiciliari con restrizioni. Fino ad oggi ricercato dalla polizia che non ha potuto notificargli l’applicazione, dichiara che non si consegnerà e che se vogliono prenderlo lo troveranno alla Credenza (storico luogo di ritrovo e organizzazione del movimento – ndr). “Ci attaccano perché siamo NO TAV, per quello che questo movimento rappresenta in Italia e per un pezzo di Europa – dice – Personalmente non sono disposto ad accettare degli arresti domiciliari con restrizioni che pregiudicano la qualità e la dignità della vita. Sono pronto ad assumermi con altri le conseguenze di questo gesto. Se vogliono arrestarci, che ci arrestino. Questo rafforzerà il movimento, gli permetterà di andare avanti, proprio in questo periodo in cui degli spazi si aprono”.

***

Le violazioni dei provvedimenti, il rifiuto di rispettare gli arresti domiciliari o gli obblighi di firma in caserma, il presentarsi pubblicamente nei cortei, facendo comizi, rilasciando interviste in cui pubblicamente si rivendica la pratica della violazione e il sostanziale non riconoscimento dell’autorità costituita, la promozione di presidi solidali che impediscono di mettere in esecuzione gli arresti: sono atti che portano in sé e mettono in evidenza il principio che se si passa dalla difesa all’attacco, sono le autorità borghesi a doversi mettere sulla difensiva. La forza di ognuno di quegli atti di insubordinazione sta nel fatto che è reso possibile e si avvale della vasta complicità e mobilitazione delle masse popolari, che trasforma l’insubordinazione individuale in atto politico, in linea di prospettiva, in organizzazione popolare.

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