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Partito dei CARC
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Su uno dei compiti del governo di emergenza

Compagno P by Compagno P
Febbraio 10, 2015
in Sezione di Bergamo
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ASSEGNARE A OGNI AZIENDA COMPITI

PRODUTTIVI

di beni o servizi utili e adatti alla sua natura, secondo un piano nazionale

(nessuna azienda deve essere chiusa)

 

La crisi generale impoverisce sempre più le masse popolari. La borghesia, che dirige il paese, dimostra di non avere alcuna possibilità di risolverla in modo favorevole alle masse, che sono la stragrande maggioranza della popolazione, e pensa unicamente a conservare privilegi e ad arricchirsi.

Come stanno le cose? In molte occasioni operai e lavoratori portano le loro rivendicazioni sul tavolo del governo indicando in tal modo il ruolo che dovrebbe svolgere. Ma oggi che ruolo ha e gioca il governo? In alcune aziende interviene con gli amortizzatori sociali, che si rivelano però solo una pezza per tappare voragini. In altre interviene a “salvarle” dalla chiusura, ma a prezzo di licenziamenti, peggioramento di ritmi e carichi di lavoro; esempi recenti l’Electrolux, l’AST di Terni, la Lupini Targhe, ma molte altre ce ne sono. Anche aziende che tirano, si trovano da un anno all’altro in crisi: non vi è certezza di prospettive. Altri interventi non fanno che prolungare l’agonia come in molti stabilimenti FIAT, alla Indesit, Honeggher, Frattini, MVB e, dove la lotta strappa qualche accordo la partita è solo rinviata (FIBER): quante volte il padrone fa carta straccia degli accordi, come alla TRW di Livorno? In altri casi alimenta la guerra tra poveri, sud contro nord, un’azienda contro l’altra, vedi alla OM Carrelli di Bari. Poi ci sono le aziende di beni o servizi strategiche, per ruolo nell’apparato produttivo, per numero di operai e peso sociale, come opera qui il governo? Parla addirittura di nazionalizzazione ma come all’Alitalia (dividere, regalare la parte sana a qualche “capitano coraggioso” e farsi carico della parte compromessa a spese della collettività): vedi l’ILVA di Taranto; oppure le frantuma e le privatizza come le Ferrovie e le Poste.

 

Queste poche vicende mostrano come il governo non abbia alcun piano del lavoro. E in regime di libero mercato non potrà mai e poi mai averne uno! I governi della Pontificia Repubblica Italiana non possono e non vogliono far fronte alla distruzione del tessuto produttivo del paese. Il compito che i suoi mandanti gli hanno affidato è un altro: garantire libertà di manovra ai padroni, spremere le masse popolari demolendo conquiste e diritti per “ricompensare” il capitale con profitti, interessi e rendite; elargire denaro sotto varie forme e per varie vie al capitale finanziario che domina anche il nostro paese.

 

Ciò di cui abbiamo bisogno e che dobbiamo costruire è, in primo luogo, un governo che sia la diretta espressione dei lavoratori e delle masse popolari organizzati: un Governo di Blocco Popolare deciso a fare tutte insieme e ben combinate tra loro cose che i padroni e i loro governi non possono e non vogliono fare o al massimo fanno con il contagocce solo se costretti e che appena possibile smettono.

Un governo che interviene nelle situazioni sopra citate sulla base di un piano generale per il lavoro e la ricostruzione del paese con strumenti idonei (sottratti alla speculazione e agli interessi privati) per garantire ad ogni azienda quanto serve per funzionare. Assegna ad ogni adulto un lavoro utile e dignitoso. Assegna commesse alle aziende che i


padroni vogliono chiudere per mancanza di sbocchi commerciali e ritira la produzione destinandola ad aziende che la usano come materia prima o alle aziende della distribuzione per il consumo. Aiuta con tecnici, consulenti, commesse, materie prime, energia, ecc., i lavoratori che vogliono costituirsi in cooperative per riprendere la produzione nelle aziende che i padroni abbandonano, oppure nomina nuovi dirigenti e organizzatori della produzione. Sostiene aziende pubbliche e private per il riassetto del territorio.

Un governo di questo tipo può accogliere le proposte di nazionalizzazione della Lucchini, dell’ILVA, della AST di Terni avanzate dagli operai e, valorizzando loro che diventano i promotori del processo, avviare la rottura dei vincoli, dei patti, dei contratti stipulati con multinazionali che saccheggiano il nostro paese, i lavoratori e l’ambiente.

Per un governo del genere la sentenza della Corte Europea che impone al governo italiano di assumere 250 mila precari della scuola, che, per i vertici della Repubblica Pontificia è una “condanna”, è un’occasione per attuare l’obiettivo della stabilizzazione dei precari, per rilanciare, assumendoli davvero, la lotta contro i patti di stabilità e i diktat della Troika: può fare della difesa dei posti di lavoro esistenti e della creazione di nuovi il fronte di lotta contro la comunità internazionale dei capitalisti.

Occupare e occuparsi delle aziende e uscire da esse: coordinarsi e collegarsi sul territorio

I lavoratori sanno fare tutto e meglio, senza i padroni, per ricostruire il paese

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