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La conquista delle condizioni materiali per la lotta di emancipazione delle donne

Compagno P by Compagno P
Luglio 2, 2016
in Resistenza n. 3/2014
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“Indipendentemente da tutte le leggi che emancipano la donna, ella continua ad essere una schiava, perché il lavoro domestico la opprime, la strangola, la degrada e la limita alla cucina e alla cura dei figli; ella spreca la sua forza in lavori improduttivi, senza prospettiva, che distruggono i nervi e la rendono idiota. E’ per questo motivo che l’emancipazione della donna, il vero comunismo, inizierà solamente quando sarà intrapresa una lotta senza quartiere, diretta dal proletariato, possessore del potere dello Stato, contro questa natura del lavoro domestico o, meglio, quando avrà luogo la totale trasformazione di questo lavoro in un’economia di grande scala.”- Lenin

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Una recente indagine condotta su un campione di circa 6000 donne ha valutato la retribuzione mensile delle casalinghe intorno ai 4000 euro, in base alle tariffe medie delle corrispondenti professioni (donna delle pulizie, badante, cuoca, autista, psicologa, ecc.), che salgono a 7000 quando le donne, oltre che in casa, lavorano in produzione. Non partiamo dalla questione economica (ma ci arriviamo) per associarci al coro di chi dice “stipendio alle casalinghe!”, una misura tanto giusta quanto incompatibile con l’attuale ordinamento sociale. Che sia vestito da papa o da politicante, chi attacca le donne vuole riportarle al medioevo e ricacciarle in casa, a lavorare, ma senza riconoscimento, salario e contributi. Il sabotaggio sistematico e quotidiano della legge 194 operato in combutta da medici, preti e politici sostenitori e sudditi della Corte pontificia, è solo la punta di un iceberg.

Per milioni di donne delle masse popolari, oggi, dedicarsi alla famiglia e alla casa è ancora la principale attività e allo stesso tempo è proprio lo svolgimento esclusivo di queste attività che contribuisce a ridurre il ruolo della donna “tra quattro mura”: è qui che matura la frustrazione e l’accettazione della propria condizione come se fosse “connaturata” al genere femminile (ma quante donne oggi ci dimostrano il contrario?) ed è qui che, nel senso comune, una contraddizione di classe viene percepita principalmente come una contraddizione di genere, motivo di contrapposizione agli uomini (guerra tra sessi): la casa al posto della società, l’uomo in quanto tale al posto della classe dominante diventano terreno di scontro e antagonisti in una guerra che in definitiva torna a favore della borghesia e del suo sistema sociale.

E’ un aspetto particolare della guerra tra poveri, che distoglie l’attenzione dai problemi più generali della nostra società: a chi giova mantenere le donne incatenate al lavoro domestico? A chi giova tenerle soggiogate e incoronate “regine della casa”, tra fornelli, pulizie, intossicazione mediatica, cura dei figli e degli anziani? La schiavitù domestica è un portato sano della società capitalista e un risvolto pratico e concreto della doppia oppressione: la cultura patriarcale relega la donna ad animale da riproduzione e angelo del focolare allo stesso modo in cui il sistema capitalista per poter sopravvivere ha bisogno di masse da opprimere.

Chi ragiona “da comunista” è consapevole che bisogna mettere al centro la lotta di classe e che lottare contro il patriarcato senza lottare contro il capitalismo porta ogni ambizione di riscatto e riscossa in un vicolo cieco. Anzi, distogliere da questa lotta è ancora l’aspetto più dannoso del femminismo borghese e delle sue deviazioni più profonde (come il separatismo e la priorità della lotta di genere).

Senza mettere al centro della nostra analisi la questione di classe si finirebbe per mettere sullo stesso piano l’operaia che lotta per la difesa del posto di lavoro o la studentessa che difende il diritto allo studio, con le top manager (alla Marcegaglia) e le politicanti rampanti (dalla Merkel alla Clinton) esponenti della classe dominante e della borghesia imperialista o si finirebbe col tifare “quote rosa”: la comunanza di genere non mette tutte le donne sulla stessa barca e oggi se ne vedono tante all’opera nel peggiorare le condizioni di vita delle masse popolari tutte, uomini e donne, distruggere e smantellare servizi, sanità, istruzione, lavoro, casa…

Il ruolo della donna in questa società non va combattuto, va trasformato! E’ chiaro quindi che non si tratta banalmente di “mettere il grembiulino agli uomini” e dividere equamente le incombenze domestiche: sono misure pratiche e civili per alleggerire il carico di lavoro, ma non sono la soluzione alla schiavitù domestica o la strada per l’emancipazione delle donne. Le conquiste e gli obiettivi delle donne oggi stanno nelle misure concrete che riducono il lavoro tra quattro mura, il lavoro isolato e che in più lo riconoscono, come socialmente utile e dignitoso. E’ quindi una questione prima di tutto politica.

Ma chi crea queste condizioni e come? Questo oggi è il principale problema delle donne e allo stesso tempo l’unica soluzione possibile. Non perdere tempo nel lamento e nella guerra ai compagni, mariti, amici, perché non si tratta di liberare sé stesse imparando ad opprimere altri, ma cercare la strada per liberarci ed emanciparci collettivamente.

Non si tratta quindi di dire alle donne di smettere di fare quello che fanno, ma che lo facciano per trasformare problemi e soluzioni individuali in problemi e soluzioni collettivi: oggi molti problemi derivanti dallo smantellamento dei servizi sono già presi in mano dalle donne spontaneamente, attraverso l’autorganizzazione di donne e mamme, che sopperiscono agli enti e alle istituzioni: autofinanziamento, cura e manutenzioni delle strutture scolastiche, spazi aggregativi e ricreativi, doposcuola, reti di supporto e sostegno per accudire bambini, ambulatori popolari.

Il compito principale dei comunisti oggi è come incanalare, favorire e dispiegare questa mobilitazione per far sì che da singola esperienza si moltiplichi e socializzi fino a diventare strutturale alla società che stiamo costruendo.

La realizzazione di queste misure dipende da noi e sta nelle nostre mani. Senza il protagonismo delle donne per la costruzione di un governo d’emergenza popolare che viva della partecipazione e mobilitazione delle donne delle masse popolari, prima o poi l’attivismo e l’aspirazione al cambiamento rifluiscono nel vicolo cieco della sconfitta.

E abbiamo chiaro che oggi questa strada è quella che costruisce le condizioni materiali concrete per liberare le donne dalla schiavitù del lavoro domestico e dall’oppressione morale, intellettuale e pratica che esso comporta. E’ la strada che devono percorrere principalmente le donne comuniste, ma su cui dobbiamo portare settori più vasti di masse popolari, a mobilitarsi e ad assumere responsabilità sociale e politica per costruire ad ogni livello la nuova governabilità del nostro paese.

Concretamente significa lottare e costruire le condizioni per usufruire gratuitamente di asili nido e scuole materne per tutti i bambini, per istituzioni formative e ricreative per tutti i ragazzi, per le mense, per i congedi maternità, per il diritto al lavoro e per la sua piena compatibilità con la maternità (posti di lavoro attrezzati e leggi che non la rendano un peso, una cosa da nascondere o un elemento di ricatto), per l’istruzione scolastica gratuita e di qualità, per le strutture sanitarie, per spazi di supporto e sostegno alle donne che subiscono violenza ma che per la dipendenza economica sono costrette a restare in casa. Queste sono misure concrete che l’accesso a tutte le donne (e a tutti gli uomini) a quanto oggi è già risorsa disponibile per ridurre la fatica dei lavori domestici e per abbreviarne la durata. Questo significa creare istituzioni che funzionano nell’interesse collettivo e che fanno del lavoro domestico un lavoro direttamente sociale.

A ridosso della Giornata Internazionale della Donna, partendo dalle mille forme con cui milioni di donne in tutto il mondo si attivano per la propria emancipazione, abbiamo l’opportunità e la responsabilità di emergere dalla confusione che la borghesia alimenta e convogliare la combattività, la determinazione il fermento nella costruzione di soluzioni che garantiscano alle donne delle masse popolari una vita dignitosa e la loro partecipano alla gestione della società. La strada e la prospettiva esistono, dobbiamo avere il coraggio di percorrerla fino in fondo.

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