Sono Mattia Cavatorti e faccio parte della delegazione del Partito dei Carc che sta partecipando al Forum internazionale antifascista organizzato a Mosca dal Partito Comunista della Federazione Russa.
Fra pochi giorni inizieranno le celebrazioni per l’80° anniversario della vittoria della Grande guerra patriottica e della liberazione dal nazismo e oggi con le delegazioni che partecipano al Forum siamo in visita al museo della Vittoria.
Ci sono molte cose che possono essere trattate in un’occasione come questa: il ruolo dell’Urss nella Seconda guerra mondiale, il prezzo pagato dalla popolazione sovietica per la liberazione dal nazismo, l’Armata rossa che espugna Berlino e issa la bandiera sovietica sul Reichstaag, le migliaia di partigiani sovietici che combatterono anche in Italia.
E poi ci sono le questioni politiche di oggi e i tentativi della borghesia imperialista di riscrivere la storia in funzione degli interessi Usa e Nato: c’è chi si è inventato che a liberare Auschwitz sarebbero stati “gli ucraini” (omettendo che se anche fosse vero, sarebbero comunque stati cittadini sovietici!), c’è chi cerca di dare vita a celebrazioni alternative a quelle che si svolgono ogni anno a Mosca per isolare ulteriormente la Federazione Russa.
Vogliamo innanzitutto ricordare l’ordine 227 del 28 luglio 1942, passato alla storia come parola d’ordine “Non un passo indietro” nei confronti delle armate naziste che avanzavano nel territorio sovietico.
“Non un passo indietro” nella difesa della patria socialista, combattendo strada per strada e casa per casa, dalla rottura dell’assedio di Stalingrado, il 2 febbraio 1943, alla controffensiva che ha portato l’Armata Rossa a issare la bandiera sovietica sul Reichestaag. Quella parola d’ordine, “non un passo indietro”, incarna la Resistenza al nazifascismo che dalla liberazione di Stalingrado è divampata in tutta Europa, fino alla vittoria. Quella parola d’ordine è stata esempio, ispirazione e guida per milioni di proletari europei, fra cui anche quelli italiani.
Ebbene, far vivere lo spirito di quella parola d’ordine oggi significa organizzare la riscossa! Significa passare dalla difesa e dall’opposizione all’attacco! Non abbiamo “posizioni da difendere”, i comunisti, i proletari, la classe operaia e le masse popolari hanno da conquistare.
Compagni e compagne: il modo più efficace e coerente per celebrare la vittoria della Resistenza al nazismo e al fascismo è alimentare lo spirito di conquista e lottare per conquistare il futuro, bandire lo scetticismo che avvelena le coscienze, bandire la sfiducia e la passività e “fare quello che va fatto”: instaurare il socialismo in almeno uno dei paesi imperialisti che altrimenti saranno – e lo sono già – i promotori della Terza guerra mondiale.
Questa è la questione politica generale: è generale perché riguarda il modo di pensare, di guardare il mondo, il presente e il futuro di tutti i comunisti dei paesi imperialisti. Ovviamente riguarda anche tutti noi comunisti italiani, quale che sia il partito o l’organizzazione di appartenenza.
C’è una seconda questione, che riguarda in particolare il nostro paese. Le Larghe Intese, i servi della Nato, dei sionisti e della Ue pretendono di fare del 25 Aprile la lugubre celebrazione dei loro crimini.
Pretendono che le bandiere degli assassini sionisti sventolino al posto di quelle delle brigate partigiane e delle bandiere rosse. Pretendono di vietare le manifestazioni degli antifascisti per lasciare spazio ai guerrafondai, ai promotori del genocidio in Palestina, ai trafficanti di armi. A Roma, addirittura, pretendono di lasciare Porta San Paolo alla feccia sionista e ai loro manovali di estrema destra: di farla occupare ai nazi-sionisti e vietarla agli antifascisti.
I compagni e le compagne del Partito dei Carc saranno in tutte le piazze a contendere a questa feccia lo spazio, a limitare i loro spazi di manovra, a impedire che caccino fuori la testa dalle fogne. Anche a Roma.
Noi, delegazione del P.Carc nella Federazione Russa, vogliamo dare un piccolo contributo e rilanciamo l’appello del (n)Pci per impedire che a Roma si compia un nuovo sfregio alla Resistenza, come quello del 2024.
Il (n)Pci fa appello alla tifoserie italiane che hanno aderito alla campagna “Show Israel the red card” dei tifosi dalla Green Brigade del Celtic Glasgow a mobilitarsi per cacciare i sionisti dalle piazze del 25 Aprile, in particolare a Roma.
“Il (nuovo)PCI fa appello a tutte le tifoserie organizzate di calcio, pallacanestro, rugby e altre che hanno aderito alla campagna “Show Israel the red card” e a tutte quelle che hanno a cuore la causa della liberazione della Palestina dall’oppressione sionista e la volontà di fermare il genocidio in corso, a partecipare alle celebrazioni dell’80° anniversario della vittoria della Resistenza contro il nazifascismo che si terranno a Porta S. Paolo a Roma per impedire che i sionisti, dietro il paravento della cosiddetta Brigata Ebraica, occupino la piazza deturpandola con la propria propaganda a sostegno dei crimini dello Stato sionista d’Israele.
La direzione nazionale dell’ANPI ha deciso infatti di lasciare che la mattina del prossimo 25 Aprile sia la Brigata Ebraica ad occupare Porta S. Paolo a Roma, il luogo dove iniziarono i combattimenti partigiani all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943 e luogo simbolo della Resistenza romana, lasciando mano libera ai sionisti e alla loro propaganda di guerra.
Bisogna respingere la manovra reazionaria della Brigata Ebraica, sostenuta dal governo Meloni e dal PD con i suoi cespugli: da anni i sionisti nostrani, mascherandosi dietro la cosiddetta Brigata Ebraica, cercano di riscrivere la storia in occasione del 25 Aprile nel tentativo di legittimare lo sterminio del popolo palestinese”.
Compagni e compagne, in Italia la Resistenza è stata il punto più alto raggiunto dalla classe operaia italiana nella sua lotta per il potere, dopo di essa c’è stata un’ampia mobilitazione grazie alla quale le masse popolari hanno strappato tutte quelle conquiste di civiltà e benessere che sono state smantellate nel corso dei decenni via via che il movimento comunista è declinato e di cui oggi è sotto attacco quello che è rimasto. Il cammino della lotta per il potere è stato interrotto e bisogna riprenderlo. È una necessità, ma è anche una possibilità: dando uno sbocco politico unitario alle mobilitazioni che già esistono, rendendo ingovernabile il paese al governo Meloni e a ogni altro governo delle Larghe Intese e costruendo un governo di emergenza delle masse popolari organizzate.
Questa è la strada per la nuova liberazione che ci unisce alle masse popolari e ai popoli oppressi del mondo.





