Sono Marco Papplardo e faccio parte della delegazione del Partito dei Carc che sta partecipando al Forum internazionale antifascista organizzato a Mosca dal Partito Comunista della Federazione Russa.
Oggi è il 22 aprile e siamo in visita al mausoleo di Lenin in occasione del 155° anniversario della sua nascita.
È la prima volta che una delegazione del P.Carc visita la Federazione Russa: ringraziamo i compagni del Partito Comunista della Federazione Russa per questa opportunità.
Essere qui, oggi, a rappresentare il Partito dei Carc è per noi un onore e, in un certo modo, anche uno stimolo alla riflessione su questioni che vogliamo brevemente condividere con i comunisti, gli operai, i giovani e le donne d’avanguardia che nel nostro paese stanno cercando la strada per fare fronte agli effetti della crisi generale del capitalismo e alla spirale della Terza guerra mondiale.
La guerra mondiale è lo sbocco spontaneo della crisi generale del capitalismo; è il suo risultato ultimo, se il movimento comunista non riesce ad approfittare della crisi per mobilitare la classe operaia e le masse popolari organizzate a soppiantare la borghesia imperialista alla direzione della società.
Lenin non solo lo ha teorizzato, ma ha guidato i comunisti russi e il proletariato russo ad approfittare della Prima guerra mondiale per fare la rivoluzione socialista e instaurare il socialismo.
Per molti versi oggi siamo in una situazione diversa da quella in cui visse e operò Lenin, ma l’essenza è la stessa: guerra imperialista e rivoluzione socialista sono oggi, ancora una volta, due strade alternative e in concorrenza fra loro, entrambe possibili. O la rivoluzione socialista previene e scongiura la guerra imperialista con l’instaurazione del socialismo, oppure la guerra imperialista sarà il contesto e il terreno dello sviluppo della rivoluzione socialista.
Benché la crisi generale sia un fenomeno mondiale, che attanaglia tutti i paesi del mondo, la rivoluzione socialista è un fenomeno “nazionale”, cioè si può sviluppare solo paese per paese.
Tutte le tesi che ricamano su una possibile “rivoluzione mondiale” non sono altro che una forma di attendismo e di disfattismo. Cioè sono l’esatto contrario di quello che fecero i bolscevichi in Russia.
La verità è che il primo paese imperialista che diventa socialista apre la strada agli altri. Prima Lenin e poi Stalin questo lo hanno dimostrato nella pratica, come lo ha dimostrato tutta l’esperienza della prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria che nel suo massimo picco di estensione aveva coinvolto un terzo dei paesi del mondo. L’Unione Sovietica è stata la base rossa per il proletariato, le masse popolari e i popoli del mondo.
Per quanto siano dure le condizioni di vita delle masse popolari, per quanto sia brutale lo sfruttamento, per quanto siano devastanti gli effetti della crisi generale l’unico vero presupposto essenziale per fare la rivoluzione socialista è l’esistenza di un partito comunista armato della concezione del mondo adeguata a combattere e a vincere.
È la concezione comunista del mondo che permette ai comunisti la completa autonomia dalla borghesia in termini ideologici, politici, organizzativi, ed economici.
Il contributo di Lenin alla definizione della concezione comunista del mondo è stato essenziale: essenziale sul piano dell’elaborazione teorica ed essenziale attraverso l’esempio pratico.
L’elaborazione di Lenin, tutta la sua elaborazione, è un patrimonio insostituibile del movimento rivoluzionario, è un pilastro del movimento comunista cosciente e organizzato: dalla costruzione del partito bolscevico che ha diretto la rivoluzione all’elaborazione della NEP subito dopo la vittoria della rivoluzione.
Non esiste partito comunista che possa prescindere dalle scoperte e dagli insegnamenti di Lenin per svolgere il suo compito rivoluzionario.
Tuttavia, pur essendo il patrimonio ideologico e politico elaborato da Lenin fondamentale e insostituibile, nei paesi imperialisti come l’Italia i comunisti hanno bisogno di proseguire e approfondire l’elaborazione e la sperimentazione.
È quello che ha fatto per molti anni la Carovana del (n)Pci, motivo per cui ha alcune caratteristiche che la distinguono nell’attuale movimento comunista cosciente e organizzato italiano (e non solo).
La principale è che la Carovana è composta da due partiti: il (n)Pci e il P.Carc.
Il (n)Pci e il P.Carc sono partiti fratelli: condividono concezione del mondo, bilancio del movimento comunista, analisi del corso delle cose, linea generale, ma svolgono ruoli diversi.
Il (n)Pci, in ragione del fatto che promuove e dirige la rivoluzione socialista, è un partito clandestino, un partito di quadri e di rivoluzionari di professione.
Il P.Carc è un partito pubblico, di quadri (fra cui anche dei rivoluzionari di professione) e di massa, che contribuisce all’opera del (n)Pci dedicandosi per intero alla lotta per imporre un governo di emergenza popolare come strada far avanzare la rivoluzione socialista.
Per le caratteristiche specifiche del nostro paese, l’esistenza di due partiti comunisti che lavorano allo stesso obiettivo è una necessità e un’opportunità.
Il (n)Pci si rivolge direttamente a chi già conosce e condivide la strategia della guerra popolare rivoluzionaria ed è disposto a trasformarsi per assimilarla e diventarne promotore e dirigente.
Il P. Carc si avvale dell’agibilità per i comunisti conquistata dalla Resistenza e dalle lotte degli anni ‘70, si rivolge ai tanti che hanno la falce e il martello nel cuore, che aspirano al comunismo e che vogliono contribuire a tracciare una strada per vincere, una strada che non sia solo la difesa nostalgica del pur glorioso passato che abbiamo alle spalle.
Il (n)Pci e il P.Carc sono due partiti diversi e distinti che combinano la loro azione per fare dell’Italia un paese socialista.
Dalla Piazza Rossa di Mosca, dal mausoleo di Lenin, vogliamo infine mandare un saluto al compagno Giuseppe Maj che è recentemente uscito dalla clandestinità e si è dimesso dal (n)Pci per motivi di salute.
Il compagno Giuseppe Maj è uno dei fondatori e fra i principali protagonisti e dirigenti della Carovana del (n)Pci, cioè un compagno che non solo ha imbracciato l’arma del marxismo, del leninismo e del maoismo, ma ha continuato a elaborare e a sperimentare per costruire un Italia il partito comunista adeguato a guidare la rivoluzione socialista.
Siamo convinti che il modo migliore per onorare Lenin sia fare la rivoluzione socialista in Italia e in questo senso, pertanto, insieme a noi in delegazione nella Federazione Russa, c’è idealmente anche Giuseppe Maj.
Non fisicamente, ma politicamente. Ed è insieme a tutti i compagni e alle compagne della Carovana che sono qui sulla Piazza Rossa in ragione della lotta a cui partecipano, a cui contribuiscono, di cui sono protagonisti e che imparano a dirigere combattendola: la lotta per l’instaurazione del socialismo in Italia.





