Giustizia fai da te? Una riflessione sulla delinquenza e sul degrado dei quartieri popolari

Cari compagni della Redazione di Resistenza,

vi scrivo riguardo i casi di “giustizia sommaria” che tra fine agosto e inizio settembre sono balzati agli onori delle cronache: a Roma, nel quartiere Quarticciolo, gli abitanti hanno pestato un ladro che aveva appena scippato una signora di novant’anni; a Brindisi hanno messo in fuga e aggredito due uomini e due donne che stavano cercando di rubare in un appartamento; alle Case Minime di Firenze hanno fatto scappare quattro balordi che stavano pestando un ragazzo.

Anche la nostra Sezione opera in un quartiere popolare e si trova a fare i conti con il tipo di situazione da cui nascono casi come questi. La notizia di questi episodi, combinati all’esperienza che stiamo facendo, sono stati lo spunto per un ragionamento che credo possa essere utile per i lettori del giornale e che quindi vi riporto.

Iniziamo col dire che questi casi di cronaca sono solo la punta dell’iceberg. Piccoli e grandi episodi di questo genere si susseguono sempre più spesso, in quartieri popolari sempre più degradati e abbandonati a se stessi. In questi luoghi la classe dominante cerca di seppellire i problemi più evidenti che la lenta putrefazione della società capitalista produce e che non possono essere risolti al suo interno: povertà, disoccupazione, immigrazione di massa, spaccio e abuso di sostanze, degrado materiale e morale, ecc. Questa situazione costringe, e sempre più costringerà, le masse popolari che vi abitano ad agire per farvi fronte, in un modo o nell’altro.

Dobbiamo quindi considerare questi casi di “giustizia sommaria” per quello che sono: una forma di resistenza delle masse agli effetti della crisi generale, nello specifico al moltiplicarsi degli episodi di violenza, rapina, furto ai danni di lavoratori, studenti e pensionati, frutto della miseria e dell’abbrutimento prodotti dal capitalismo morente. Data l’attuale debolezza del movimento comunista, tale forma di resistenza non può che essere spontanea, basata sul senso comune di chi si mobilita, risposta immediata a questo o quell’avvenimento percepito come la classica goccia che fa traboccare il vaso.

In essa si manifesta perciò l’esasperazione delle masse, l’imbarbarimento della società prodotto dall’esaurirsi della prima ondata della rivoluzione proletaria e dal procedere della crisi generale del capitalismo. Si annida la tendenza alla guerra tra poveri, che la classe dominante alimenta a piene mani. E infatti ciò che accomuna questi tre episodi è di essere tutti rivolti contro immigrati poveri, principale bersaglio della mobilitazione reazionaria.

Ma dall’altra parte è anche una manifestazione di conclamata sfiducia verso autorità e istituzioni borghesi, in favore di una giustizia “gestita” in prima persona dalle masse popolari.

Situazioni come queste possono sfociare nella guerra tra poveri, essere strumentalizzate dalla classe dominante per promuovere la mobilitazione reazionaria delle masse. Ma possono anche essere incanalate nella lotta di classe, confluire nella mobilitazione rivoluzionaria. Decisivo è l’intervento dei comunisti.

Proprio questo ci mostra l’esperienza che facciamo. Anche nel quartiere dove operiamo negli ultimi anni il degrado è avanzato a passi da gigante, episodi di violenza, furti e rapine si sono moltiplicati. L’esasperazione degli abitanti si tocca con mano e tende inevitabilmente a sfociare nella guerra tra poveri. Negli ultimi mesi la sensazione è davvero che la situazione debba esplodere da un momento all’altro.

Eppure in questa situazione è bastata l’opera di una compagna, che abita in uno dei palazzi maggiormente toccati da queste problematiche, per far nascere in poche settimane tre comitati che raccolgono centinaia di abitanti e che si sono mobilitati per imporre al Comune, all’Aler (l’azienda che gestisce le case popolari) e al prefetto di prendere misure urgenti contro il degrado e per garantire la sicurezza.

La tendenza alla guerra tra poveri è ancora una questione che si presenta quotidianamente, ma abbiamo iniziato un percorso che permette di volgerla in positivo, alla luce della lotta ingaggiata contro il reale nemico degli abitanti: le istituzioni della borghesia la cui gestione del quartiere ha prodotto questa situazione.

Intervenire quindi non solo è necessario, ma è anche possibile e il terreno è più che favorevole! Questa esperienza è ancora agli inizi, ma già ora ci mostra quale deve essere il contenuto del nostro intervento: spiegare, mostrare, indicare chi sono i veri responsabili della situazione, il nemico di classe, e usare ogni appiglio per sviluppare la mobilitazione in questa direzione; promuovere la nascita di comitati, di quartiere, di palazzo, di scala, e la più ampia partecipazione possibile degli abitanti attraverso assemblee, riunioni, incontri; elaborare soluzioni immediate da imporre e attuare nel caso specifico per fare fronte alla situazione in maniera positiva per le masse popolari.

SM
un compagno di Milano

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