1) Quando è nato il comitato “Io non ci sto”? Su quali temi state portando avanti la battaglia? Vi state legando a lavoratori di altri settori?

Il comitato “io non ci sto” nasce in seno alla CUB (Confederazione Unitaria di Base) visto la richiesta di molti lavoratori di essere supportati sindacalmente nel momento in cui fossero arrivate le sospensioni dovute agli obblighi della vaccinazione. Mettendosi in rete con tutta l’organizzazione regionale della CUB venne fuori l’idea di costituire dei comitati “Io non ci sto”, tant’è che lo stesso nome oltre a Firenze lo troviamo anche in Versilia.

Inizialmente i legali della CUB hanno iniziato a difendere i lavoratori sanitari, i primi ad essere obbligati nella vaccinazione, ma successivamente all’entrata in vigore del Green pass e degli obblighi anche per altri settori, si è allargata la richiesta anche ai lavoratori delle telecomunicazioni, dei trasporti e dei dipendenti comunali.

La battaglia che stiamo facendo mette al centro la difesa dei lavoratori e il diritto al lavoro, per cui secondo noi ogni lavoratore non va lasciato solo, sia esso vaccinato o non vaccinato, con il Green Pass o senza. Per noi i lavoratori sono tutti uguali e vanno sostenuti.

C’è una difficoltà nel sostenere i ricorsi e le vertenze perché nelle aule di tribunale si pensa che la reale prevenzione è unicamente il vaccino. I legali ci spiegano che finché non ci sarà una nutrita teoria e una base scientifica che faccia chiarezza sugli strumenti di prevenzione oltre al vaccino, visto che i lavoratori vaccinati sono contagiosi e rischiano comunque di andare a finire nei reparti di medicina, le vertenze sono difficili da vincere. Comunque si è visto che il materiale scientifico sta diventando sempre più forbito e sarà sempre più utilizzato anche dagli avvocati per difendere questi lavoratori. Oltre tutto, il diritto al lavoro è stato aggirato in questa fase di crisi sanitaria, perché facendo un discorso di diritti costituzionali, la Repubblica Italiana è fondata sul lavoro e non sul Green Pass.

Detto questo rimane comunque difficile vincere questi ricorsi. Ora ad inizio dicembre ce ne saranno altri e aspettiamo di vedere come andranno. Intanto, i lavoratori che sono sospesi si stanno avvicinando perché capiscono che la lotta, la mobilitazione e l’organizzazione in comitati è la risposta che in questo momento va data al Green Pass. Quindi si partecipa alle manifestazioni del sindacalismo di base portando dentro la contrarietà al Green pass, si cerca di capire come si sta sviluppando il movimento No Green Pass e come si può portare le nostre posizioni all’esterno.

2) Come siete organizzati? Vi state ritrovando regolarmente, a quali iniziative partecipate o quali promuovete, siete in contatto e in coordinamento con altri comitati, ecc…?

Come comitato facciamo delle riunioni in presenza e online ogni quindici giorni, che contano dai trenta ai cinquanta partecipanti (tutti lavoratori), e teniamo una mail list con cui siamo in contatto con circa sessata lavoratori che poi partecipano a vario titolo alle varie attività.

Abbiamo partecipato allo sciopero generale del 11 ottobre a Firenze del sindacalismo di base che è iniziato da Careggi al fianco dei lavoratori dell’Azienda Sanitaria. Nel complesso c’è sembrata una buona iniziativa perché abbiamo potuto liberamente portare lo striscione contro il Green Pass e le sospensioni ed intervenire più volte al megafono durante il corteo e in Piazza Adua al momento del comizio. Con l’occasione abbiamo rilanciato la manifestazione del 15 ottobre in Piazza Santa Maria Novella chiamata da un gruppo di Studenti Contro il Green Pass che era stata proclamata come antifascista. Per noi l’antifascismo è una discriminante, specialmente dopo i fatti di Roma, e come CUB lo abbiamo scritto anche nello Statuto: antifascista, antirazzista e anche anticapitalista, in quanto noi siamo contro ogni tipo di sfruttamento dei lavoratori.

Sciolti alcuni dubbi abbiamo partecipato alla manifestazione del 15 ottobre. Arrivati in piazza ci siamo accorti che era presente un commerciante di “Io Apro”, il quale è strettamente legato alla Lega, e questa cosa ci ha fatto un po’ dubitare sul carattere antifascista. Successivamente abbiamo cercato il modo d’intervenire ma con la scusa che il portavoce del comitato non fosse un lavoratore sospeso ci hanno detto che non avevamo diritto di parola, nonostante nei nostri volantini si richiamava alla solidarietà tra tutti i lavoratori, siano essi sospesi o meno. Perciò abbiamo preso striscione e volantini e con una piccola amplificazione che ci eravamo portati dietro siamo andati a fare il nostro comizio al latere della Piazza.

Come altre attività, stiamo pensando di organizzare un convegno con Ippocrate del Movimento Ippocrate, un gruppo di medici autorganizzati che curano il Covid con delle cure alternative (al momento ne hanno curate e salvate dalla morte circa 15mila, ma contando i familiari circa 60mila), con Giulio Palermo un economista che può farci un quadro di quello che la crisi sanitaria vuol dire sul piano economico e con i sindacati di base per cercare il posto, puntando a far venire anche altre realtà con cui ci stiamo mettendo d’accordo.

Poi abbiamo intenzione di andare a conoscere meglio il Coordinamento Fiorentino No Green Pass per capire se c’è possibilità di collaborare. Andiamo a vedere perché dentro ci sono dei gruppi che non conosciamo bene, con i quali non pensiamo di condividere una visione generale della società.

Altre iniziative potrebbero essere quelle del 4 dicembre del sindacalismo di base per la “libertà di manifestazione” e poi parteciperemo alle assemblee dell’organismo “Ogni Giorno Primo Maggio” che si ritrova alla Casa del Popolo il Campino. Sappiamo che tra i sindacati di base ci sono delle resistenze su questo argomento, però noi con tutta la buona volontà di collaborare cerchiamo di far capire che siamo lavoratori come tutti gli altri e che il diritto al lavoro non si tocca, questo senza fare troppe dietrologie tra No Vax e Si Vax. La questione che vogliamo mettere al centro è quella del sistema sanitario, della prevenzione e del diritto al lavoro, stante il fatto che la campagna vaccinale sta dimostrando la sua inefficacia a causa dell’ulteriore smantellamento del Sistema Sanitario Nazionale.

3) A Careggi ci sono state circa 200 sospensioni ma successivamente al 15 ottobre una cinquantina di lavoratori, per non perdere il posto di lavoro, si sono vaccinati. Nelle piazze contro il Green Pass si vedono tanti lavoratori comunque vaccinati e contrari al GP in quanto viene ritenuta una misura di controllo e di repressione invece che sanitaria. Rispetto a questo state cercando di coinvolgere anche i lavoratori vaccinati nel comitato e nella lotta, ad esempio facendo dei volantinaggi a Careggi o in altri posti di lavoro, avete una pagina social o altri canali d’informazione e propaganda?

Le sospensioni ci sono state mentre non è stato riassunto nessun altro lavoratore perché c’è il blocco delle assunzioni. Dietro alle sospensioni a nostro avviso si celano ulteriori tagli ai servizi, disfacendosi così dei più critici oltre che scaricargli la colpa dell’aumento del contagio, quando ormai sappiamo che anche i vaccinati sono fonte di contagio.

Stiamo pensando di fare dei volantinaggi nei centri in cui vengono fatti i tamponi e possibilmente laddove ci sia l’esigenza dei lavoratori nel voler fare dei presidi sul posto di lavoro, andandoli a sostenere.

La soluzione per contenere il virus passa secondo noi dai tamponi, meglio ancora con quelli salivari che dovrebbero funzionare allo stesso modo e sono meno invasivi, perché così facendo verrebbe fatto uno screening più veritiero negli ospedali, evidenziando in tempo reale se sei o meno infettato. Questa potrebbe essere la mediazione, che in campo sindacale possiamo fare, per non far sospendere i lavoratori.  

Inoltre, è chiaro che con una sanità territoriale ridotta al minimo non si possono curare le persone che arriverebbero in massa dentro gli ospedali intasando le terapie intensive comunque insufficienti.  La medicina territoriale conta un medico ogni 2500 mutuati, facendo così diventare i medici di base un ufficio di passacarte più che dei centri per curare i malati. Le Direttive Nazionali sulla cura al Covid si appiattiscono su “tachipirina e vigile attesa”, e questo è quanto di più aberrante si possa sentir dire un malato che si dice sia affetto da una malattia mortale.

Ippocrate su questo ci dice molto. Secondo lui dobbiamo intervenire subito con apporti vitaminici, chinino, antibiotici e cortisonici perché queste tecniche già sperimentate hanno guarito molte persone direttamente a casa.

A me piace spesso ricordate Cuba dove c’è un medico ogni 150 abitanti. Guardando i numeri dei contagiati e dei morti, confrontandoli poi con la Lombardia che ha la stessa superficie, ci rendiamo conto delle differenze. Cuba non ha un sistema sanitario privatizzato come in Lombardia, è sicuramente più vicina ai cittadini ed ha una ricerca scientifica d’avanguardia.

4) Quali sono i passi che volete o state ragionando di fare? Che ne pensate dei divieti a manifestare adottati in questi giorni dal governo, ma in verità già in vigore da alcune settimane?

La scusa secondo noi utilizzata dal governo dopo il diciassettesimo corteo non autorizzato è quella di non turbare lo shopping e garantire la salute degli altri. Fa sorridere questo perché in una società in cui muoiono tre lavoratori al giorno per infortuni, in cui c’è l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del cibo questa misura non serve a tutelare la salute. Noi pensiamo che vogliono vietare le manifestazioni per cercare di frenare il crescente dissenso verso tutte le varie misure che il governo sta prendendo: dalle bollette, allo sblocco dei licenziamenti e degli sfratti ecc. Secondo noi è necessario disobbedire a queste misure incostituzionali per non far passare questa misura reazionaria – NdR.

Questa misura sa molto di regime. La misura dice che non si possono fare manifestazioni nei centri storici, anche se potremmo andare in periferia a farli dove ci sono le fabbriche, non è questo il punto. Intanto, portiamo la nostra piena solidarietà ai denunciati e agli arrestati delle piazze di Milano. Stante la situazione speriamo che le manifestazioni si facciano sempre più forti e partecipate. Sappiamo che solo costruendo dei rapporti di forza adeguati riusciamo a vincere questa battaglia e quella del Green Pass. Non è una cosa nuova, lo vediamo in Francia, dove non si vergognano ad andare in piazza in maniera massiccia e senza fare tanti complimenti. È chiaro che le masse di lavoratori scelgono i loro metodi di lotta che più gli appartengono e la repressione purtroppo fa il suo lavoro, ma sta a noi riuscire a continuare la lotta nella maniera più corretta, organizzata e forte possibile perché questo stato di cose presenti va cambiato.

Questo è un governo non eletto che sta facendo carta straccia della Costituzione. La Costituzione sappiamo che è una bellissima Costituzione, ma è lettera morta se non ci sono le masse a sostenerla. Per cui ribadiamo la solidarietà a quelle piazze, e diamoci da fare nel lavorare affinché avvenga il cancellamento del Green Pass, il potenziamento della sanità pubblica e che venga assunto un reale metodo di cura al Covid.

5) Come pensate di legarvi alle tante altre lotte e vertenze che attraversano il paese (GKN e Whirlpool, TAV, Alitalia, ecc.) e che hanno tutte la medesima controparte, cioè il governo Draghi?

Cercheremo di collegarci con le altre lotte in corso, come GKN e Texprint. Purtroppo non siamo ancora riusciti ad intervenire all’assemblea del gruppo “Insorgiamo”, ma riconosciamo che la classe operaia ha avuto un ruolo importante anche durante le prime chiusure sulla lotta al contagio, e oggi ci sarebbero dei margini per coordinarci. Basti pensare che il fondo finanziario Mel Rose, proprietario della GKN, è una finanziaria e come tale punta a fare profitti, come lei c’è anche Big Pharma che dalla pandemia ci sta facendo notevoli profitti, stante la vendita dei vaccini. Quindi il legame che si può sviluppare tra le varie lotte è quella contro i grandi potentati economici.

E’ difficile fare questo collegamento, però noi proviamo e lo cercheremo di fare con parole semplici, senza entrare in quelle pastoie incomprensibili che ci accomunando a una teorizzazione di destra complottista.  

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