Raccontaci quando è nata l’iniziativa della Brigata Basaglia e da chi è composta.

L’idea di far nascere uno sportello di supporto psicologico e sociale è nata tra i volontari e le volontarie del gruppo di sostegno alimentare di Rifredi, difatti consegnando i pacchi ci siamo accorti che c’era bisogno di offrire anche un tipo di supporto che andava oltre il pacco alimentare: così siamo venuti a conoscenza della Brigata Basaglia Milano.

Dopo diverse assemblee e riunioni con loro abbiamo deciso che non aveva senso ripartire da capo per far nascere un progetto identico a quello di Milano, ma potevamo unire le forze e diventare una sede all’interno della nostra città della Brigata Basaglia Milano. Siamo composti da 15 persone che non per forza devono appartenere al mondo della psicologia; infatti il bello della Brigata è che siamo un’unione di persone che vengono da mondi differenti, pertanto possiamo riuscire ad avere una visione con molti punti di vista diversi tra di loro.

Siamo andati a formare vari gruppi: il centralino, il gruppo clinico, il gruppo rete e il gruppo comunicazioni.

Il centralino è formato da operatori e operatrici che, per poter diventare attivi, devono seguire una formazione durante la quale vengono dati tutti gli strumenti per poter condurre la telefonata nel modo più corretto. Questo fa si che chiunque possa far parte del centralino, non vi è bisogno di una specifica preparazione a monte, perché questa verrà fornita dopo l’ingresso nella Brigata. 

Il gruppo clinico è composto da persone con formazione in psicologia e in psicoterapia che offrono, a chi chiama e lo richiede, 4 sedute gratuite di supporto psicologico.

Il gruppo rete si occupa di mappare il territorio per individuare le varie realtà che rispondono ai diversi bisogni: sedute di psicoterapia a un prezzo basso, sportelli legali, sportelli del lavoro, centri antiviolenza, blocchi antisfratto, ecc. Infatti siamo consapevoli che le persone che chiamano hanno diverse necessità, le quali non sono solo psicologiche. In questo modo aiutiamo l’utente a riattivarsi all’interno della sua comunità, facendolo risentire parte del tessuto sociale.

Infine il gruppo comunicazione si occupa di far conoscere il lavoro e la lotta della Birgata attraverso le varie pagine social: Facebook e Instagram.

Sulla base della vostra esperienza potete descrivere la situazione di emergenza psicologica del territorio?

Possiamo dire che ci chiamano persone di ogni tipo: dallo studente in crisi a causa della DaD, all’anziano che è rimasto solo e che ha bisogno di una voce amica che lo ascolti. Siccome il nostro numero è nazionale ci chiamano da tutta Italia, non riusciamo a fare un resoconto nel dettaglio del nostro territorio, possiamo però dire qual è la casistica sul territorio nazionale. Ci siamo principalmente accorti che c’è stato un incremento da quando abbiamo iniziato dei codici gialli, ovvero delle persone che chiamano per richiedere le 4 sedute gratuite psicologiche che offriamo. Inizialmente durante la prima ondata bastava una risposta dal centralinista e l’utente si sentiva già più rassicurato, ma col passare del tempo sono incrementati i codici gialli dimostrando che le persone chiamano quando sono stremate dalla situazione che vivono. Questo evidenzia che c’è un deficit da parte dello Stato sul finanziamento pubblico alla sanità mentale.

Le chiamate arrivano da tutta Italia perché abbiamo deciso di mantenere un numero e un centralino unico sia per Milano che per Firenze. Più problematiche sono le chiamate che non provengono né da Milano né da Firenze perché non abbiamo ancora un collegamento con gli altri territori, quindi nel caso in cui necessitano di ulteriori interventi oltre le 4 sedute (codice giallo) è difficile riuscire ad intercettare in quei territori il servizio di cui hanno bisogno.

Su quali obiettivi si è strutturato il gruppo?

Si struttura sull’obiettivo di riuscire ad accogliere il malessere della persona, malessere che non sia solo quello psicologico (di salute mentale), ma anche di altro tipo, perché sosteniamo la teoria per cui il benessere sia

bio-psicosociale. Per riuscire ad avere un benessere reale nella vita bisogna riuscire a soddisfare tre ambiti: quello psicologico, biologico e sociale. Con questo obiettivo abbiamo costruito il gruppo rete che ci serve a svilupparlo. L’altro obiettivo è quello della sensibilizzazione alla salute mentale e della denuncia del fatto che la salute mentale sia sempre stata relegata al settore privato, quindi potersi curare o avere un supporto psicologico è sempre rimasto una cosa di élite, cioè che soltanto una determinata fetta della popolazione può permettersi una seduta di psicoterapia dove i costi variano dai 40 ai 70 euro, anche se c’è chi li fa anche 20 (cosa rara).

Quindi, oltre a facilitare l’accesso alle persone a questo tipo di servizio, pensiamo che aiuti a renderlo un diritto comune, non più un diritto esclusivamente per persone che hanno disponibilità economica ma un diritto per le fasce meno abbienti che non possono permetterselo, puntando a normalizzarlo, rendendolo una cosa a portata di tutti.

Riguardo alla sensibilizzazione per adesso la sviluppiamo attraverso i social ma in futuro vorremmo creare momenti di formazione pubblica dove trattare i temi della salute mentale accessibili a tutti.

Che ruolo ha avuto il confronto con la Brigata Basaglia Milano nello strutturare il vostro gruppo e che progetti avete insieme?

Il confronto con la Brigata Basaglia Milano è stato fondamentale, infatti, ci chiamiamo Brigata Basaglia Firenze e siamo l’unica brigata con due sedi differenti; l’unica cosa che non abbiamo in comune è il gruppo rete perché l’attivazione sul territorio è stata differente tra Firenze e Milano, difatti è come se fossimo un’unica forza che lavora insieme.

Insieme alla Brigata Basaglia di Milano ci siamo ritrovati al ritrovo nazionale delle Brigate di sostegno tenutasi a Roma al Forte Prenestino nella metà luglio dove abbiamo avuto l’opportunità di incontrare altre realtà che hanno svolto la nostra stessa attività di sostegno psicologico, come quella di Pavia e Roma (lo Psicolac), con le quali ci piacerebbe collaborare in futuro: infatti ci siamo scambiati i contatti per vedere se riusciamo a coordinarci sul territorio quando ripartiranno le attività a settembre.

Il confronto ci è servito per vedere quali sono i nostri limiti rispetto ai loro e per prendere spunti sui quali poter lavorare e migliorare, ma allo stesso tempo valorizzare gli aspetti dove siamo più all’avanguardia e valorizzarci reciprocamente.

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