Lunedì 18 maggio ThyssenKrupp ha dichiarato di voler gestire separatamente quelle attività per le quali non vede prospettive future sostenibili all’interno del gruppo per motivi diversi e molto specifici. In altre parole, la multinazionale ha annunciato di voler tagliare i costi per migliorare le performance in tutte le sue divisioni aziendali.

Il gruppo concentrerà le proprie forze sui settori a più alto margine di profitto e cederà quelli in perdita come la divisione siderurgica, che comprende anche l’AST di Terni: il che significa voler svendere al miglior offerente o chiudere quello che oggi è una zavorra e domani un pericoloso concorrente: le multinazionali si lasciano dietro capannoni vuoti, inquinamento e disoccupazione, interi comparti produttivi devastati!

Si parla di un’acciaieria che tra il 2014-18 subì una ristrutturazione pagata a caro prezzo dagli operai, con 537 uscite su circa 3mila dipendenti e la riduzione del 50% del contratto integrativo.

Inizia così la “fase 2” per AST, a dimostrazione del fatto che nonostante l’allentamento delle misure restrittive e le promesse di una pronta ripresa non andrà tutto bene per un settore come quello della siderurgia, già in crisi prima del Covid-19 ma che la pandemia ha ulteriormente aggravato a livello nazionale.

Nel bel mezzo della pandemia i padroni non hanno fermato le produzioni o hanno fatto carte false per rimettere gli operai al lavoro e mantenere in funzione la macchina del profitto: solo la lotta serrata e gli scioperi hanno permesso di bloccare le attività non essenziali: alla faccia di chi dice che la classe operaia non esiste più!

Tutto poteva fermarsi tranne le fabbriche, ma oggi che quello stesso profitto non basta più per competere sul mercato, i padroni sono disposti a fermare tutto, a proseguire l’opera di smantellamento dell’apparato produttivo in corso da decenni e che con il Covid-19 ha subito un’accelerazione. E’ questo il criterio che dirige la società capitalista e che oggi, nell’emergenza sanitaria ancora in corso, dimostra – senza lasciar spazio ad altre interpretazioni – quanto gli interessi dei padroni siano opposti a quelli degli operai e delle masse popolari.

La svendita di AST al miglior offerente lo dimostra ed è l’esempio di come i padroni prima o poi tornino all’attacco, ancora liberi di disporre dell’azienda a loro piacimento sotto gli occhi di un Governo compiacente e capace solo di stare a guardare.

La pandemia da Covid-19 ha mostrano in maniera chiara cosa significa lasciare la gestione di tutti gli aspetti della società in mano ai capitalisti e anche a Terni niente sarà più come prima: come sarà dipenderà dalla mobilitazione degli operai, che oggi hanno l’interesse e la necessità di nazionalizzare l’AST come tutto il settore siderurgico del paese.

Nazionalizzare in primo luogo vuol dire salvaguardare i posti di lavoro, tutelare l’ambiente (disinnescando la guerra tra operai e territorio) e l’apparato produttivo sul quale si basa l’indipendenza e la sovranità nazionale; questa è la strada per invertire il catastrofico corso delle cose, sono gli operai che devono occuparsi dello stato della produzione e spingere alla nazionalizzazione delle aziende un Governo diretto e organizzato dalla classe operaia. E’ la via più rapida e meno dolorosa per difendere e rilanciare un settore strategico come quello della siderurgia, per cominciare a decidere pubblicamente cosa e come produrre per soddisfare i bisogni e non gonfiare le tasche di multinazionali e padroni nostrani. Dobbiamo essere consapevoli che quella dell’AST di Terni, ma anche quella della ex Lucchini di Piombino, delle Ilva di Genova e Taranto, è una battaglia all’interno di una guerra. Esiste un’alternativa e cambiare il corso delle cose è possibile. Sono i lavoratori organizzati e il resto delle masse popolari che lo possono fare, con un loro Governo d’Emergenza (che noi chiamiamo di Blocco Popolare) che rimedi da subito almeno agli effetti più gravi della crisi che la pandemia ha aggravato applicando misure di emergenza, che ci faccia avanzare verso il socialismo: la società in cui operai e masse popolari decidono cosa, quanto e come produrre, in cui i padroni e i loro servi non potranno più nuocere, il futuro radioso che possiamo e dobbiamo cominciare a costruire qui e ora!

I capitalisti stanno usando strumentalmente l’epidemia per chiudere le aziende che già avevano avviato alla morte lenta, la crisi economica in corso e il blocco della produzione porteranno al fallimento e alla vendita di aziende a multinazionali e speculatori (che le acquisiscono per i brevetti, i marchi e le quote di mercato italiano per poi chiuderle). La difesa dell’apparato produttivo e la sua nazionalizzazione diventa ancora più urgente e concreta, è una necessità sempre più evidente. È un campo importante della lotta politica, sia per fare pressione sul Governo Conte 2 e sulle istituzioni locali, sia per alimentare la creazione di organismi operai in ogni azienda e il loro coordinamento, per incalzare le amministrazioni locali e regionali in mano alla Lega che non ha fatto niente di diverso, fino ad oggi, da quelle che l’hanno preceduta nei confronti dei padroni tedeschi di AST: alla faccia del “prima gli italiani”!

Gli organismi operai e popolari in quest’azione devono rafforzare la propria capacità di governare i territori e il paese fino a imporre un proprio Governo di Emergenza Popolare: un Governo composto dagli elementi autorevoli del mondo sindacale, associativo, politico e culturale che godono della loro fiducia e che risponda direttamente alle indicazioni della classe operaia e delle masse popolari organizzate. In una situazione d’emergenza serve adottare misure d’emergenza, se tali misure rispecchieranno gli interessi popolari o della borghesia dipende da quanto gli operai e il resto delle masse popolari sapranno imporre fino in fondo la propria forza!

Infine, il prossimo 29 maggio ci sarà una diretta Internet in cui operai di diverse aziende siderurgiche del paese torneranno a confrontarsi sul fatidico “che fare”, in continuità con quella dello scorso 28 aprile promossa dall’associazione Camping CIG di Piombino.

La situazione della ex Lucchini è esemplare di cosa succede se continuiamo a lasciare la società in mano a speculatori, affaristi e parassiti di turno, alla mercè delle multinazionali: centinaia di ettari di SIN da bonificare, produzione all’osso e spremitura degli operatori imponendo un clima da caserma, migliaia di cassintegrati a spese dello Stato (a spese nostre), sfascio dell’indotto e del tessuto commerciale del territorio.

Questo è il futuro che aspetta anche Terni, Taranto, Genova, Trieste se non imponiamo la forza dei lavoratori e delle masse popolari e togliamo le redini della società dalle mani dei capitalisti; questi operai ci mostrano che organizzarsi e coordinarsi in ogni reparto, fabbrica e territorio è fondamentale per passare dalla difesa all’attacco e imporre le misure eccezionali che servono, per un lavoro utile e ecocompatibile e il risanamento dei territori. Serve un Governo di Blocco Popolare, che stoppi le multinazionali a cui sono regalati miliardi a pioggia, avvii le bonifiche dei SIN garantendo un lavoro adeguatamente retribuito e in sicurezza, riconverta le produzioni nocive!

Per questo, il P.CARC sostiene ogni operaio che si metterà su questa strada, la strada della riscossa del movimento operaio e del movimento comunista che rinasce!

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