Siamo nel pieno dell’emergenza sanitaria ed economica dovuta all’epidemia del Coronavirus Covid-19 e alla gestione che ne stanno facendo il governo Conte 2 e le altre autorità dei vertici della Repubblica Pontificia: terrorismo e intossicazione dell’opinione pubblica, proclami, speculazioni e “arraffa arraffa” per affaristi, divieto di manifestazione, sciopero e assemblee sindacali. Una serie di misure repressive, ma nemmeno un euro è stato stanziato per intervenire economicamente sull’emergenza e i suoi effetti che ricadono sulle famiglie dei lavoratori, gli studenti, i pensionati.

Con il decreto firmato da Conte il 4 marzo (e aggravato con i successivi) il governo ha decretato il blocco delle lezioni nelle scuole e università su tutto il territorio nazionale.

Gli studenti di LINK – Coordinamento universitario sono, giustamente, preoccupati che queste misure abbiano ricadute sulla pelle loro e delle loro famiglie, cioè sulla possibilità di proseguire il percorso formativo e sulla possibilità di accedere ai servizi del diritto allo studio.

Per questo motivo con una petizione on line chiedono al Governo e al Ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi:

– l’esenzione dalle tasse universitarie per tutti gli studenti e che chi ha visto slittare la propria seduta di laurea, non rientri tra gli studenti fuoricorso e non sia costretto a pagare una maggiorazione sulle tasse universitarie;

– la deroga dei criteri di merito per le borse di studio (cfu necessari al mantenimento delle borse di studio e alla richiesta della borsa per l’anno successivo) e per l’accesso alla No Tax Area per l’anno accademico 2019/2020, affinché la sospensione della sessione d’esame non abbia conseguenze sulla possibilità di accesso ai benefici del diritto allo studio.

Queste rivendicazioni sono giuste e legittime e vanno oltre la situazione di emergenza in corso.

L’“emergenza” Coronavirus è solo la cartina al tornasole del grado di crisi, fragilità e instabilità in cui la dominazione della borghesia ha portato il nostro paese e il resto del mondo!

Esattamente come per la sanità pubblica, oggi al collasso, la demolizione, pezzo pezzo, del diritto allo studio è un processo in atto da decenni e riguarda sia gli studenti sia i lavoratori della Scuola e dell’Università. La parola “razionalizzazione” è stata innalzata a bandiera dietro cui nascondere:

– la riduzione del numero delle classi (con conseguente aumento del numero di allievi per classe);

– la riduzione del tempo pieno;

– il decadimento delle attività di sostegno;

– il taglio al diritto allo studio;

– l’introduzione di strumenti selettivi e discriminatori come i test invalsi per l’erogazione dei fondi di finanziamento alle scuole;

– nelle Università l’introduzione di misure quali il numero chiuso; i piani di studio obbligatori, rendendola nei fatti un esamificio, la frequenza obbligatoria (con tutto quel che ne consegue per gli studenti lavoratori); la riduzione degli appelli; la semestralizzazione dei corsi; il notevole aumento delle tasse universitarie e del costo dei servizi.

Bisogna usare le battaglie per il diritto allo studio (come quella promossa da LINK), per la messa in sicurezza degli edifici scolastici e altri obiettivi connessi al diritto allo studio, in modo da rafforzare la rete delle organizzazioni studentesche in modo capillare e diffuso, ateneo per ateneo e scuola per scuola e farle diventare organismi che non solo protestano contro i tagli al pubblico, il finanziamento al privato, l’aumento dei costi, il restringimento o l’eliminazione del diritto allo studio, ma individuano anche le misure concrete che servono alla tutela del diritto allo studio, incalzano le autorità ad attuarle, attuano direttamente quelle che hanno la forza e i mezzi per attuare. Allo stesso tempo gli studenti devono “uscire” dalle università e dalle scuole per coordinarsi con altri organismi (lavoratori, operai, precari e disoccupati) fino a costituire nuove autorità che siano al servizio delle masse popolari organizzate: è per questa via che arriveremo a invertire il corso disastroso delle cose. Bisogna cominciare sin da subito! Lo stato di eccezione che il governo sta imponendo per fare fronte all’emergenza Coronavirus lasciando allo sbando centinaia di migliaia di persone non autosufficienti e trattando i lavoratori come “carne da macello” per tutelare i profitti dei capitalisti, è un’occasione importantissima per farlo.

Sono milioni i giovani delle scuole medie superiori e delle università rimasti a casa a causa della sospensione delle attività didattiche. L’appello che facciamo loro è quello di organizzarsi e mobilitarsi per:

– organizzare nei propri quartieri squadre locali insieme ai lavoratori delle aziende chiuse e ai disoccupati per dare informazioni, distribuire materiali di protezione individuale, consegnare cibo e medicine di base a chi non è autosufficiente, rilevare dati e segnalare urgenze, aiutare il personale sanitario;

– sostenere quanti già si mobilitano per evitare che “l’emergenza” diventi il pretesto con cui eliminare diritti e tutele (licenziamento di massa, ferie forzate, ecc.), per rafforzare la sanità pubblica (requisire la sanità privata, per stabilizzare i precari e assumere disoccupati, per tutelare le partite IVA e gli altri lavoratori formalmente autonomi (reddito di quarantena). 

L’aspetto principale oggi è far fronte all’emergenza sanitaria ed economica: ma c’è modo e modo di farlo. C’è il modo della borghesia, che specula sulle tragedie, militarizza i territori e impone uno stato di polizia, e c’è il modo della classe operaia e del proletariato che è quello della solidarietà, dell’organizzazione e della lotta per gli interessi e i diritti delle masse popolari.

Solidarietà, organizzazione e lotta di classe: questa è la scuola di cui i giovani hanno oggi davvero bisogno, questa è la la scuola che insegna ad assumere un ruolo nella lotta di classe [non esiste il “bene comune”].

È una rottura netta con la diversione dalla realtà, la perdita di tempo ed energie con le mille attività secondarie, se non inutili, che la classe dominante promuove per tenervi occupati (salvo poi darvi dei choosy e degli irresponsabili!).

È  una rottura con le manovre repressive, lo stato di polizia e il terrorismo psicologico di massa.

Giovani, trasformiamo l’emergenza frutto della gestione scellerata della classe dominante in occasione di riscossa!

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