Durante la Festa nazionale della Riscossa Popolare una decina fra membri e simpatizzanti del P.CARC hanno avuto l’opportunità di partecipare al seminario, tenuto dal Segretario Nazionale Pietro Vangeli, sul testo di Lenin Estremismo, malattia infantile del comunismo, redatto nell’aprile 1920 in preparazione del II Congresso dell’Internazionale Comunista. La partecipazione al corso era vincolata al versamento di una quota simbolica, ma educativa per il suo significato politico: imparare la scienza del movimento comunista, assimilarla per contrastare le concezioni borghesi e clericali di cui le masse popolari e i comunisti stessi sono impregnati, è il primo passo per promuovere con coscienza (e quindi con successo) la trasformazione del mondo. Versare una quota significa dare valore a un momento di formazione, sostenendo la crescita e il rafforzamento del Centro di Formazione su cui il P.CARC sta investendo compagni, energie e risorse e quindi garantire, per sempre più proletari e membri delle masse popolari, l’opportunità di formarsi e aderire con coscienza alla guerra popolare rivoluzionaria che la Carovana del (nuovo)PCI conduce in Italia.

Il seminario è stato occasione per conoscere e approfondire il contesto storico, economico e politico nel quale Lenin ha redatto il testo e per affrontare i problemi e le contraddizioni del movimento comunista, in particolare nei paesi imperialisti. Valorizzando gli insegnamenti che il PC(b) dell’URSS traeva dall’esperienza della rivoluzione socialista culminata con la Rivoluzione d’Ottobre, Lenin elaborò delle linee guida essenziali per la costruzione di un partito comunista in grado di condurre con successo la lotta per l’instaurazione del socialismo. In questa direzione andavano anche le 21 condizioni per essere ammessi all’Internazionale Comunista; le condizioni per la “bolscevizzazione” furono accettate formalmente dai partiti aderenti all’Internazionale Comunista, ma mai attuate fino in fondo, come evidentemente mai compreso fino in fondo fu il contenuto del testo preso in esame nel seminario.

Rompere con il dogmatismo-massimalista (che vedeva il comunismo come una serie di principi astratti senza alcuna aderenza alla lotta di classe) e con l’anarcosindacalismo (la promozione di lotte sempre più dure e combattive fino allo scoppio della rivoluzione), dotarsi di una strategia per prendere il potere, di una disciplina severissima e una granitica base teorica, legarsi strettamente alle masse: questi i compiti dei partiti comunisti appena nati o nascenti nei paesi imperialisti all’epoca in cui il testo è stato scritto.

Alla luce di questi argomenti il seminario ha approfondito alcuni aspetti: il ruolo della tattica e il suo legame con la strategia, la natura e le caratteristiche del compromesso e la sua distinzione dal tradimento. Un partito comunista con una giusta strategia per instaurare il socialismo nel suo paese non ha paura di scendere a compromessi, questi sono aspetti pratici che attengono agli interessi di classe, vanno valutati in relazione non a principi astratti, ma a questioni concrete: fanno avanzare il processo rivoluzionario e l’emancipazione della classe operaia o fanno gli interessi della borghesia contro il proletariato? Con la consapevolezza che un compromesso comporta sempre anche un aspetto negativo che va valutato e trattato.

Il seminario è stato, quindi, occasione per conoscere la storia del movimento comunista a livello internazionale e nel nostro paese (lotta fra le due linee nella costruzione del PCI, le due correnti impersonate da Bordiga e da Gramsci, il ruolo del partito comunista nell’avvento del fascismo in Italia), per contrastare il revisionismo storico e l’ignoranza promossi dalla borghesia nelle sue scuole e attraverso i suoi intellettuali.

È stato occasione per capire ulteriormente compiti e ruolo attuali del partito comunista ( l’organizzatore di lotte combattive soltanto intellettuale collettivo che declama principi, ma dirigente della guerra popolare rivoluzionaria che mobilita le masse popolari a prendere il potere) e per capire meglio la situazione politica odierna. È emerso con forza un principio fondamentale per questa fase: i comunisti devono imparare a intervenire in tutti i campi in cui la mobilitazione delle masse popolari si esprime, anche in quelli più “ambigui” e dove apparentemente prevale l’orientamento della destra reazionaria. Dobbiamo contendere sul campo la direzione delle masse popolari alla borghesia e avanzare nella conquista del potere, senza paura di sporcarsi le mani.

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