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Processato per aver contestato Salvini il 25 aprile – la solidarietà delle masse popolari e il silenzio del PD

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Gennaio 29, 2019
in Resistenza n. 2/2019
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Alle compagne e ai compagni della Redazione,

Vi scrivo per condividere con i lettori alcune riflessioni scaturite dalla campagna in solidarietà con il nostro compagno Mattia C. (e con Gianmarco DP. di Bologna, senza dimenticare i 14 compagni già condannati con il rito abbreviato), “reo” di aver fatto vivere nel concreto i valori della Resistenza opponendosi, insieme a decine di lavoratori, studenti, disoccupati e immigrati a un comizio di Matteo Salvini a Reggio Emilia il 25 aprile 2014. Esatto, il 25 aprile: una città Medaglia d’Oro per la Resistenza, terra dei fratelli Cervi e dei morti del 7 luglio 1960 non poteva dare spazio a chi soffia sulla guerra tra poveri e sulla mobilitazione reazionaria delle masse popolari.

La risposta, infatti, fu di massa e per cercare di tagliare le gambe alla mobilitazione popolare che legittimamente quel giorno tentò di arrivare fino alla piazza “occupata” dal comizio, la Procura imbastì un teorema accusatorio contro alcuni manifestanti e le ultime due udienze del processo (6 marzo ‘17 e 8 gennaio ‘19) hanno pienamente dimostrato la natura politica dell’attacco e l’inconsistenza delle prove portate a carico degli imputati.

Come Partito fin da subito abbiamo messo in pista due tipi di mobilitazione: l’azione legale e soprattutto l’organizzazione a partire dalla solidarietà di classe, rivendicando la legittimità dell’antifascismo popolare perché “ha al suo centro la lotta per instaurare il socialismo” (La Voce n.60, pag.35); non esiste un antifascismo staccato dalla lotta di classe perché la sua efficacia risiede nell’organizzazione, mobilitazione e lotta contro i vertici della Repubblica Pontificia, i loro governi, le loro istituzioni e le loro autorità.

Fedeli a questa linea, martedì 8 gennaio (prima dell’udienza) abbiamo promosso un presidio solidale in centro a Reggio Emilia (l’ultimo di una lunga serie da quando è iniziato il processo), destando molto interesse nei cittadini: lo sviluppo della solidarietà di classe è la rotta da seguire per fronteggiare la repressione da posizioni più favorevoli e di prospettiva.

Decine le firme e i piccoli contributi raccolti per le spese legali e soprattutto tanta discussione sulla fase politica attuale: le masse popolari hanno gran voglia di confrontarsi, di parlare di politica e di ribadire quella necessità di “cambiamento” che si è tradotta nel voto alle due forze politiche che più di tutte, almeno nelle promesse, si sono dette contrarie alle Larghe Intese, il M5S e la Lega. Abbiamo intercettato chi era stufo della parabola discendente della sinistra borghese, che negli ultimi anni “sembra aver smarrito la bussola”, come ha detto un signore da sempre elettore di sinistra che però ha scelto il M5S il 4 marzo. O, ancora, la figlia di un partigiano che appena saputo dell’oltraggio alle libertà conquistate da suo padre nella Liberazione ha voluto lasciare una firma e un contributo. Altri hanno dichiarato di aver votato Lega: erano pensionati, lavoratori precari, piccoli lavoratori autonomi e disoccupati e tutti hanno precisato che per loro la vera sicurezza è “poter portare a casa la pagnotta” (avere un lavoro che sia utile e dignitoso, diciamo noi) e che ben venga il “prima gli italiani”, ma i lavoratori, non certo i Benetton o i Colaninno!

Questa dimostrazione della vitalità delle masse popolari ci dà forza e coraggio, anche perché la lotta non è finita: la prossima udienza è fissata per il 17 settembre prossimo e replicheremo, nei prossimi mesi, banchetti e presidi solidali.

Molte, a questo punto, le riflessioni possibili, ma mi concentro su un unico aspetto.

Opporsi ai contenuti e alla presenza della Lega è stato giusto allora, nel 2014, che la Lega era un partito di opposizione, ed è giusto anche oggi che, dalla posizione di governo, alimenta il razzismo e la guerra fra poveri per nascondere le difficoltà di mantenere le promesse che ha fatto (abolizione della legge Fornero e garanzia del diritto alla pensione dignitosa per tutti, abolizione del Jobs Act, riduzione delle tasse).

Fa riflettere l’atteggiamento degli esponenti dei partiti delle Larghe Intese che nel 2014 additavano come “violenti, estremisti e antidemocratici” chi si mobilitava per non concedere spazi a Salvini, gli stessi che oggi attaccano Salvini (che gli ha rubato il posto al governo) e gridano al “moderno fascismo”, gli stessi che si distinguono per l’assordante silenzio nei confronti degli imputati di questo processo. Un silenzio che dimostra tanto la strumentalità delle proteste contro Salvini, quanto la distanza, abissale, da chi si mobilita ogni giorno per attuare le parti progressiste della Costituzione del 1948. Come il PD e i cespugli che gli crescono attorno che hanno, “calpestato le prescrizioni popolari e antifasciste della stessa Costituzione del 1948. Hanno ridotto a vuoto e ipocrita cerimoniale le celebrazioni della lotta contro il fascismo e della Resistenza” (da La Voce n.60, pag.35).

Per essere credibili agli occhi delle masse popolari tutti i sinceri democratici, i progressisti e chi vuole davvero essere conseguente con le proprie posizioni di condanna contro l’attuale azione di Salvini dimostrino solidarietà a Mattia e mettano a disposizione le proprie risorse per vincere la battaglia giudiziaria: bisogna passare dai proclami ai fatti. In una città operaia, di forte e radicata tradizione antifascista e Medaglia d’Oro per la Resistenza non può essere tollerato l’imbastimento di un processo del genere! Che il sindaco Vecchi, l’ANPI cittadino, la FIOM, le altre organizzazioni sindacali, i movimenti, i collettivi dell’Emilia, i deputati, gli elettori e gli attivisti del M5S e anche della Lega, gli eletti del PD prendano chiara posizione a fianco di chi è in prima linea nel difendere e applicare la Costituzione: attuarla non è un reato!

A.S. – Reggio Emilia

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