Da più di 20 anni NO TAV vuol dire attivismo, partecipazione, solidarietà, resistenza e ribellione alle speculazioni e alle autorità e istituzioni che le promuovono; ha dato tanto al movimento popolare: è stato un centro autorevole di organizzazione e mobilitazione che ha orientato e sostenuto le mobilitazioni delle masse popolari di tutto il paese. Questo è il momento che riceva dal movimento operaio e popolare del paese la solidarietà e il sostegno decisivi per vincere, come è successo l’8 dicembre del 2005 con la riconquista di Venaus, come è successo il 3 luglio del 2011 con l’assedio del cantiere di Chiomonte.

Il M5S ha vinto le elezioni del 4 marzo grazie alle promesse che ha fatto. Fra quelle su cui molti dei suoi elettori avrebbero messo la mano sul fuoco è il blocco del TAV in Val Susa, dato che il M5S si è sempre identificato nel movimento NO TAV e per questo la Val Susa è stata una culla dei suoi successi elettorali. Con l’insediamento del governo, Toninelli (Ministro delle Infrastrutture) ha dichiarato l’avvio dell’analisi costi-benefici (che dovrebbe concludersi a novembre) sui risultati della quale sarà presa una decisione sulla TAV. Il 2 luglio i sindaci NO TAV hanno scritto a Toninelli per un incontro, senza risposta. A fine luglio si è svolta una grande manifestazione nell’ambito del tradizionale Festival ad Alta Felicità, la grande partecipazione ha dimostrato non solo che il movimento non ha abbassato la guardia, ma tiene il fiato sul collo del governo.

L’11 agosto il Comitato Interministeriale di Programmazione Economica (CIPE) ha emesso un documento in cui erano contenute disposizioni pratiche per l’allargamento dei cantieri, un documento approvato da Gentiloni il 26 aprile a camere sciolte e in un periodo in cui il governo avrebbe solo dovuto sbrigare “le questioni correnti”. Toninelli ha commentato che il documento del CIPE non ha alcun peso nello sviluppo dei lavori e che “ogni iniziativa che spinge all’avanzamento dei lavori sarà considerata dal governo un atto ostile”. E di “atti ostili” ne sono stati fatti vari dal fronte SI TAV: TELT e RFI hanno proceduto con l’indizione di gare di appalto per milioni di euro e nel cantiere sono iniziati i preparativi amministrativi e tecnici per l’allargamento, sono emerse chiaramente le contraddizioni fra M5S e Lega in merito al destino del TAV e Tria ha pubblicamente affermato che si augura che si faccia.

Il 5 settembre il movimento NO TAV ha scritto una lettera aperta al governo, ma senza ottenere risposta, motivo per cui alla festa del M5S a Torino, Alberto Perino ha chiaramente affermato che il legame con il movimento NO TAV rischia di compromettersi definitivamente.

Per tutto il mese di settembre sono continuate manifestazioni, azioni di resistenza e disobbedienza, “invasioni” della zona rossa e schermaglie con l’esercito di carabinieri e poliziotti che continua a stazionare in Valle. Il 19 settembre il PM ha chiesto 70 anni di carcere per 17 militanti NO TAV, fra cui Nicoletta Dosio, a processo per una manifestazione del luglio 2015. Il 21 settembre i sindaci hanno scritto di nuovo a Toninelli, ancora una volta senza risposta, ma Nilo Durbiano (sindaco di Venaus) è riuscito a intercettare il Ministro a Torino e a dirgli che “la pazienza sta finendo e la tensione sta salendo perché tutto il meccanismo si muove verso l’allargamento dei cantieri e la ripresa dei lavori”.

Oltre alla manifestazione del 27 luglio, alla lettera del 5 agosto, alle lettere dei sindaci e alle parole di Durbiano, che già rendono idea del clima, riportiamo stralci di una lettera pubblicata il 17 settembre sul sito NOTAV.info per “chiudere il ragionamento”.

“Dal 4 Marzo sono passati sei mesi. Più di tre dalla formazione del nuovo governo. Credo almeno due da quando il Ministro Toninelli ha dichiarato che il Governo avrebbe deciso sul Tav entro fine anno dopo la valutazione del rapporto costi/benefici. Ma soprattutto ha dichiarato che, prima di tale decisione, qualunque azione volta all’avanzamento dell’opera sarebbe stata considerata un atto ostile al Governo stesso. Ho taciuto fin qui perché mi pareva giusto il detto “lasciamoli lavorare”. Ora li ho visti lavorare, non il Governo, il Partito 5Stelle, Di Maio, Toninelli, Castelli, Carabetta, etc …. Ho visto lavorare le imprese che stanno occupando in queste ore il territorio della Valle di Susa, ho visto lavorare Virano, Foietta (nominati dal Governo), che procedono spediti con appalti pretestuosi ed inutili. Ho visto lavorare il Cipe (che non è un’entità astratta ma formata da rappresentanti del Governo e se andate a vedere l’attuale composizione controllato a maggioranza da M5S). Ho visto e vedo lavorare tutte le componenti SI TAV che naturalmente hanno ogni vantaggio a impegnare / sprecare la maggior quantità di denaro possibile al fine di far diventare antieconomica una cancellazione del progetto. Insomma non è che bisogna essere un Ministro per comprendere che più appalti vengono assegnati, più penali occorrerà pagare e più antieconomica e quindi imperseguibile sarà la exit-strategy. Di atti ostili, da quando Toninelli parlò, ne sono stati fatti a iosa e il silenzio del Ministro è tombale. In questo silenzio si continuano a sprecare soldi, devastare territori, creare problemi alla salute di cittadini, militarizzare territori, rinvigorire pratiche di uso del denaro pubblico il cui contrasto è stata la principale bandiera del M5S. E’ stato difficile fin qui tacere per “lasciarli lavorare”. (…) Ora la lacerazione delle strade chiuse, dei terreni occupati, della protervia impenitente che continua a ferire la mia terra, non mi permette più di stare zitto e di “lasciarli lavorare”. Semplicemente perché non stanno lavorando e il loro non lavorare consente agli altri di lavorare e di lavorare molto più alacremente di quando al governo c’erano altri. E quando forse Toninelli deciderà di alzare gli occhi un po’ sopra quegli occhiali che ogni giorno sembrano pesare di più, beh sarà troppo tardi. Il momento dell’agire politico è questo, non domani o dopodomani. So che ci sono molti esponenti M5S che stanno soffrendo per questo atteggiamento. Sono NO-TAV, lo sono sempre stati e sempre lo saranno. E’ a questi eletti (purtroppo non c’e’ più Marco Scibona – e non è un caso-) che mi rivolgo. Non c’e’ molto tempo e chiedo a loro un gesto forte per evitare la marginalizzazione e la testimonianza. Chiedo loro una autosospensione dal Movimento 5 Stelle fino a che Toninelli non rispetti ciò che ha detto e che in fondo è stato scritto anche nel programma di Governo. Ho l’impressione che senza un gesto del genere, tutto resterà nelle sabbie mobili e che i sorrisi dei SI-TAV saranno sempre più larghi (…)” – Luigi Casel.

Condividiamo il contenuto della lettera, tranne in un passaggio: l’autosopensione dal M5S degli eletti NO TAV è una strada, giusta, ma non l’unica e non la principale. Come per la battaglia per la riconquista di Venaus nel 2005, come l’assedio al cantiere di Chiomonte nel 2011, come in altre mille occasioni, la forza del movimento NO TAV è la mobilitazione. Il movimento NO TAV ha il seguito e l’autorevolezza per convocare una grande mobilitazione a Chiomonte per assediare il cantiere e far valere nella pratica che se un Ministro della Repubblica come Toninelli non è in grado di far rispettare la volontà popolare, allora è giusto che le masse popolari si assumano la responsabilità e l’autorità di mettere le istituzioni tutte, governo compreso, di fronte al fatto compiuto.

E’ ciò che è giusto fare, in Val Susa, con il sostegno e la partecipazione della miriade di movimenti e comitati che in ogni angolo del paese lottano contro le speculazioni, la devastazione ambientale e la repressione, molti dei quali hanno dato fiducia e mandato al M5S per questo. In ballo non c’è “il futuro del governo”, ma il futuro del paese: l’aspetto decisivo è costringere il M5S a fare ciò che aveva promesso. E’ necessario farlo, ma soprattutto è possibile farlo.

Lettera al governo

– Al Presidente del Consiglio, prof. Giuseppe Conte

– Al Ministro delle Infrastrutture, sen. Danilo Toninelli

Sollecitazioni circa la necessità di emanare provvedimenti governativi inerenti l’iter procedurale della Nuova Linea Torino Lione (TAV)

Val di Susa, 5 Settembre 2018

In questa fase di attesa dell’esito dell’analisi costi benefici commissionata da codesto Esecutivo per rivalutare appieno l’utilità, la sostenibilità economica e la redditività del TAV Torino Lyon, si rileva come i promotori dell’infrastruttura, a partire dalla società Telt e dal Commissario Foietta, operino in continuità con la determinazione del precedente Governo verso la realizzazione ad ogni costo dell’opera. (…)

  • Per quale motivo il Governo non emana un atto che sospenda l’efficacia delle delibere 30 e 39 del Cipe (Gazzetta Ufficiale 10 Agosto 2018) che di fatto danno il via libera ai lavori in territorio italiano della tratta internazionale? (…)
  • Perché il Governo non sospende tutte le attività propedeutiche agli espropri dei terreni nell’attesa di conoscere i risultati della nuova analisi costi benefici?

Risulta che l’ex Ministro delle Infrastrutture Delrio abbia cercato di ottenere dal Consiglio di Stato a fine maggio 2018, pochi giorni prima che si insediasse il nuovo Esecutivo, una sorta di licenza per espropriare i terreni con modalità che violano l’ordinamento giuridico non permettendo il contraddittorio con i legittimi proprietari. Fortunatamente il Consiglio di Stato ha sospeso il proprio parere in merito, richiedendo precisazioni al Ministero:cosa farà l’attuale Ministro delle Infrastrutture in proposito?

– Perché il Ministero delle Infrastrutture non blocca il recente (31 Luglio 2018) progetto esecutivo dei nuovi svincoli dell’autostrada A32 in corrispondenza del Cantiere Tav di Chiomonte, pur sapendo che si tratta dell’atto propedeutico indispensabile all’installazione del più vasto cantiere (estensione nel territorio comunale di Giaglione) per iniziare lo scavo italiano del tunnel di base?

Si tratta oltretutto di un progetto che implementa una soluzione logistica assurda, con conseguenti enormi aggravi di costi economici ed ambientali durante la (eventuale) fase costruttiva del Tav: non recependo in sostanza la stessa variante Telt alla tratta internazionale (quella del Luglio 2017, che tra l’altro comporta lo spostamento del cantiere industriale da Susa a Salbertand) ha infatti semplicemente orientato gli svincoli in direzione opposta a quella che sarebbe funzionale a minori percorrenze dei camion a servizio del cantiere (con il progetto pubblicato il totale dei Kilometri risulterebbe più che triplicato).

– Perché codesto Governo non invia una segnalazione alla Procura ordinaria ed a quella della Corte dei Conti relativamente al caso della mancata gara di appalto per la realizzazione del tunnel geognostico di Chiomonte? L’opera fu approvata dal Cipe nel Novembre 2010 con una delibera che richiedeva espressamente di procedere all’assegnazione dei lavori tramite gara, così come previsto da tutta la normativa nazionale e comunitaria, ed esplicitamente dalla stessa Commissione europea che nel 2008 finanziò la progettazione.

– Viste le molteplici dichiarazioni pubbliche di attuali importanti Ministri, nelle quali si ribadisce che “nessuna opera pubblica può essere fatta con il filo spinato e la polizia”, perché codesto Esecutivo non abolisce, per coerenza, lo status di “sito di interesse strategico nazionale” per l’area di Chiomonte, che dal Gennaio 2012 è gravata da un regime di gestione militare operata dall’Esercito e dalle Forze dell’Ordine?

– Perché codesto Esecutivo non interviene inoltre sulla Prefettura di Torino che da sette anni emette ordinanze di ininterrotta limitazione della circolazione intorno all’area di cantiere, in violazione dell’art. 16 della Costituzione? La legge restringerebbe un siffatto potere del rappresentante del Governo a sporadici casi di durata assai limitata nel tempo.

– Perché codesto Esecutivo non ha ancora provveduto a sostituire l’attuale Direttore generale di Telt, Mario Virano ed i Consiglieri di amministrazione di parte italiana, così come prevede lo statuto della stessa società? (…)

– Perché il Governo non sostituisce parimenti il Commissario straordinario per la Torino Lione, Paolo Foietta?

Questo Commissario del Governo decaduto non rappresenta affatto la nuova linea di programma nei confronti dell’infrastruttura, e impropriamente a nome della Presidenza del Consiglio continua ad operare forzando ed accelerando il processo decisionale in direzione di una rapida ed ineludibile realizzazione del Tav.

Ribadiamo che l’intento di questa lettera è quello di evidenziare a codesto Governo come nei territori interessati si stia tuttora osservando il compiersi di azioni propedeutiche volte a realizzare comunque il Tav Torino-Lione, nonostante sia formalmente in corso la pausa di riflessione per rivalutare l’opera; risulta più che evidente che solo concreti provvedimenti governativi di carattere amministrativo possono evitare fatti compiuti che rappresentino passi irreversibili verso la costruzione della linea. (…)

Il Movimento No Tav

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