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Le mobilitazioni d’autunno e la “sinistra” che piange sul latte versato

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Ottobre 11, 2018
in Resistenza n. 10/2018
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La mossa più sbagliata che possiamo fare oggi è aspettare. È sbagliato lasciar lavorare il governo e aspettare, per vedere “cosa combina davvero”, quanto è sbagliato lamentarsi delle misure reazionarie e antipopolari che sono in cantiere aspettando che diventino leggi ed entrino in vigore, per dimostrare che “l’avevamo detto”.

Aspettare che sia approvata in via definita la legge di bilancio 2019, per vedere se il reddito di cittadinanza è inserito, per chi è previsto, a quanto ammonta, ecc; per vedere se davvero contiene l’abolizione della legge Fornero, il miglioramento del sistema pensionistico e l’aumento delle pensioni minime, per vedere se davvero contiene la flat tax e il condono fiscale, è sbagliato.

Aspettare che il decreto sicurezza entri in vigore, che siano puniti con 4 anni di carcere le occupazioni di edifici e strade, che sia eliminato il riconoscimento del permesso per motivi politici a profughi e rifugiati, così che nel giro di un anno ci saranno nel nostro paese centinaia di migliaia di clandestini, è sbagliato.

Aspettare composti che il governo si decida ad abolire il blocco della cassa integrazione per cessata attività che consentirebbe di evitare 140 mila licenziamenti in tronco dalle aziende metalmeccaniche, è sbagliato.

L’attendismo, che caratterizza gran parte della “sinistra” del nostro paese, poggia sulla consuetudine del circolo vizioso fra aspettative tradite e delusioni, sui lamenti e sui piagnistei, nell’attesa e nella speranza in prossime elezioni (aspetta e spera), è frutto della convinzione che la situazione politica attuale è “qualcosa di già visto”. In realtà siamo invece in una situazione del tutto inedita: non è mai esistito nella storia recente del nostro paese un governo tanto dipendente dal consenso delle masse popolari, più dipendente dal consenso delle masse popolari che dal consenso dei vertici della Repubblica Pontificia. L’attendismo porta all’immobilismo e al disfattismo. Da esso traggono inevitabilmente vantaggio, non senza dover comunque affrontare nuove e maggiori contraddizioni, i partiti delle Larghe Intese e il sistema politico della Repubblica Pontificia.

In realtà siamo in una situazione in cui la mobilitazione delle masse popolari ha la possibilità di decidere di ciò che il governo fa o non fa. Almeno fino a portarlo al punto di scontrarsi apertamente e direttamente, volente o nolente, con i poteri forti nazionali e internazionali. Se gli lasciamo campo libero, se stiamo ad aspettare, saranno i poteri forti a portarlo sulla via dell’attuazione del “programma comune” della borghesia imperialista e della guerra contro i poveri. C’è una situazione in cui ognuno deve fare la sua parte e usare ogni strumento e relazione, investire la sua autorevolezza e il seguito di cui gode fra le masse popolari per

– fare pressione sugli esponenti di ogni tipo del M5S (eletti in Parlamento, membri del governo, sindaci e amministratori locali, ecc.) non solo perché attuino le parti positive del Contratto di Governo, ma anche e soprattutto perché rispettino il mandato per cui sono stati votati prima dell’alleanza con la Lega;

– fare pressioni sugli esponenti della Lega, in particolare su quelli emersi ultimamente. Anche molti esponenti della Lega nel prossimo futuro dovranno decidere tra due strade: cercare di ritornare al vecchio sistema delle Larghe Intese o proseguire nello sviluppo messo in moto dalla costituzione del governo M5S-Lega. A differenza del M5S una parte della Lega ha una formazione che deriva dalla lunga strada che la Lega Nord ha fatto con la destra di Berlusconi e un presente di amministrazione comune di molti enti locali, ma sarà comunque una scelta combattuta anche perché non è scontato che una riedizione del sistema delle Larghe Intese sia possibile, stante la svolta politica mondiale, mentre trasformare la mobilitazione reazionaria delle masse popolari in mobilitazione rivoluzionaria è certamente possibile;

– mobilitarsi con continuità prima che le promesse elettorali si dimostrino disattese e le misure reazionarie entrino in vigore.

Quello che in autonomia ogni gruppo e partito autenticamente di sinistra e progressista, ogni movimento popolare, ogni sindacato che vuole efficacemente tutelare i lavoratori può già fare, è partire dalle mobilitazioni che sono già convocate per le prossime settimane e rafforzarle partecipandovi e organizzandone altre in sinergia e in concatenazione con esse.

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