Cari compagni e amici solidali,

sono grato ai compagni e a ognuno di quelli che hanno espresso la loro solidarietà in occasione del colpo che la borghesia imperialista il 6 settembre ha inferto a me e alla mia famiglia, portando a morte prematura di mio nipote Igor. Tengo a confermare e a far rimarcare a ognuno di essi l’importanza che ha avuto la sua dichiarazione di solidarietà per aiutarmi ad affrontare la situazione e continuare energia e dedizioni maggiori il lavoro che mi è assegnato nelle file del nuovo Partito comunista italiano: la solidarietà è un’arma che dobbiamo usare senza riserve.

Mio nipote è morto a 14 anni mentre eseguiva uno di quei giochi estremi, sfide alla morte che capitalisti padroni della rete Internet, avidi di entrate pubblicitarie, diffondono gratis e liberamente via Internet, come diffondono spettacoli e messaggi pornografici e altri analoghi prodotti sfruttando la crisi di valori in cui annaspa tanta parte dell’umanità, in particolare adolescenti e giovani dei paesi imperialisti: persone che la borghesia ha privato delle vecchie ragioni di vivere e dei vecchi valori e non ne hanno ancora trovati di nuovi arruolandosi nella guerra popolare rivoluzionaria che costruisce il nuovo mondo promossa dal Partito comunista.

Approfittiamone per capire più a fondo la guerra popolare rivoluzionaria che stiamo combattendo per instaurare il socialismo e porre fine alla guerra di sterminio non dichiarata in cui la borghesia imperialista ha trascinato l’umanità  intera. La solidarietà che chiedo a ognuno è principalmente che dia il suo contributo, quale che esso sia al massimo delle sue capacità, a rafforzare ed estendere la guerra popolare rivoluzionaria, l’unica guerra giusta, l’unica guerra veramente santa. Esorto ognuno a tradurre la sua solidarietà per la morte precoce di mio nipote da sentimento generoso in azioni, in partecipazione alla lotta contro chi lo ha ucciso, in propaganda e propagazione di questa lotta. In che modo?

La morte di mio nipote non è solo un colpo che mi ha colpito personalmente come poteva essere la morte di una vecchia madre o eventi simili. Non è un incidente, tanto meno un incidente isolato. Come lui la borghesia imperialista uccide in Italia e nel mondo ogni giorno migliaia di adolescenti. Molti vengono uccisi nelle guerre che i gruppi imperialisti europei, USA e sionisti conducono o suscitano in vari paesi, in particolare nei paesi oppressi dal sistema imperialista mondiale, nella guerra che essi fomentano contro i paesi le cui autorità non li lasciano scorazzare liberamente e fare i loro affari. Altri muoiono per le condizioni di miseria fino alla malattia e alla fame in cui i capitalisti e il sistema capitalista costringono loro e le loro famiglie. Altri muoiono nel tentativo di emigrare. Altri sono in vario modo sommersi e deformati dalle condizioni di abbrutimento e di degrado, dall’inquinamento e dalla congestione di città e di vie di trasporto in cui la società borghese per gli interessi dei capitalisti li condanna a vivere. La miseria, la disoccupazione, l’abbrutimento, le malattie e l’inquinamento imperversano persino nei più ricchi paesi imperialisti, quelli dove sono annidati e hanno i centri del loro potere i gruppi imperialisti che dominano gran parte del mondo, i gruppi che, dopo l’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria, la fine della Rivoluzione Culturale Proletaria in Cina e la dissoluzione dell’Unione Sovietica, hanno preso nuovamente la direzione dell’umanità dando il via a un periodo di reazione nera che dura da circa quaranta anni, un periodo a cui con la lotta che conduciamo porremo certamente fine smentendo i predicatori di rassegnazione e di disfattismo.

La borghesia imperialista intreccia la sua opera di distruzione materiale con l’industria della comunicazione di massa, della pubblicità, di internet, della televisione. Un’industria invasiva, con la quale arriva dappertutto, in ogni momento, a tutti, anche ai bambini. Un’industria che ogni capitalista sviluppa seguendo una legge sopra tutte le altre: deve fruttare soldi ai capitalisti che forniscono reti e attrezzature e diffondono programmi. Silvio Berlusconi è un esponente esemplare di essi. Vendono droga, sesso, armi, loschi servizi d’ogni genere. Ma offrono anche gratis porno o incitamenti a soffocarti, giochi e scene di attività omicide e suicide, manuali-guida all’omicidio e al suicidio: se aumentano i contatti, aumenta la pubblicità, con l’aumento dei contatti cresce il prezzo della pubblicità, aumentano i profili e le informazioni da vendere, più soldi per il capitalista, per il Berlusconi di turno. Questi ovviamente fa “lavorare” chi elabora i pezzi e glieli vende. Facile immaginarsi ognuno di questi “produttori” con quale stima di sé e con quale mentalità. È una comunicazione che va bene ai capitalisti: se è personalmente nell’industria di comunicazione gli procura direttamente soldi, ma in ogni caso comunque va bene a tutti i capitalisti e ai loro agenti, anche a quelli che, come Sergio Mattarella (che il 17 settembre, in visita a Portoferraio ha dedicato il suo discorso ad affermare la “vicinanza alla famiglia” – ndr), ipocritamente e cinicamente dicono ogni volta di condividere il dolore dei familiari delle vittime. Va bene perché distoglie la massa dei giovani, dei lavoratori, delle donne dalla lotta di classe, dal partecipare alla guerra popolare rivoluzionaria con cui instaureremo il socialismo, dalla collaborazione con il Partito comunista che promuove la rivoluzione socialista costruendo il nuovo potere (il potere delle masse popolari organizzate) a partire da ogni punto in cui è presente; va bene perché distoglie dalla lotta per sostituire alla società borghese una società in cui il libero sviluppo di ogni individuo è la condizione e lo strumento per il libero sviluppo di tutti.

Mio nipote è morto perché la borghesia imperialista priva milioni di persone del senso della vita, li condanna a una vita senza senso, li priva della ragione di vivere, li fa sentire esuberi che hanno bisogno di evadere dalla realtà e stordirsi o di dimostrare a se stessi e agli altri di esistere, di essere più bravi degli altri, di sentirsi e mostrarsi onnipotenti, di sfidare se stessi e il mondo provando di essere capaci di compiere imprese se non dannose comunque di nessuna utilità né a sé né ad altri. Non sono inseriti in un collettivo dove sviluppano se stessi sviluppando gli altri e gareggiano a chi fa meglio  e di più e ognuno aiuta tutti gli altri a fare meglio e di più. La borghesia e il suo sistema in putrefazione hanno distrutto il senso della vita di milioni e milioni di individui, in particolare nei paesi imperialisti, dove non a caso cresce il numero di omicidi e di atti di violenza per futili motivi, i suicidi sono più numerosi che nei paesi oppressi: già quattromila all’anno solo in Italia, dicono: quanti i morti sul lavoro.

Per ogni individuo il senso della sua vita sta nei rapporti che da quando nasce ha con quelli che lo mettono al mondo, con quelli che lo nutrono e curano, con quelli che gli sono vicini, lo educano e interagiscono con lui e, man mano che cresce, con un numero crescente di persone con cui è a contatto: con attività, sentimenti e idee. Così è anche per ogni adulto. Nella sua putrefazione la società borghese priva l’individuo di una comunanza di vita con i suoi vicini, con le persone vicino a cui abita (il vicinato, il quartiere, il paese), con le persone con cui lavora o studia. Vai in un’azienda di solito lontano da dove abiti e vivi perché divisione e concentrazione delle attività economiche non sono dettate dagli interessi della popolazione ma dai capitalisti; vai in azienda solo nel momento in cui il padrone ha bisogno di te e ti chiama a lavorare, nell’orario comandato dal capitalista. La comunità dei lavoratori di un’azienda, il capitalista cerca di impedire che esista: è una minaccia ai suoi affari, gli fa paura. Sempre più lavoratori precari, a tempo determinato, in appalto, in somministrazione, con contratti diversi; come se l’azienda fosse un supermercato dove uno va solo nel momento che il padrone lo ammette a vendergli la sua forza-lavoro: il lavoratore entra, dà la sua prestazione lavorativa, riceve la paga e se ne va. L’azienda non è una comunità di lavoratori che con scienza e coscienza produce qualcosa di utile alla società. È un supermercato con il quale il capitalista accumula sempre più soldi; egli lo crea, dirige e distrugge seguendo questa legge e il capitalista che viene meno a questa legge, viene soppiantato da un altro più cinico e più abile di lui.

Da qui in milioni e miliardi di uomini e donne la mancanza di senso della vita, di una comunanza sentita e vissuta di destino, di attività, di idee e di sentimenti con i tuoi compagni di lavoro, di scuola, di isolato, di quartiere: di una comunità che fa e decide con scienza e coscienza cosa fare e come fare e che a sua volta è legata alle altre comunità del paese e tramite esse a quelle di tutto il mondo.

Ecco da dove viene il colpo che oggi mi ha colpito. Quindi essermi solidale vuol dire partecipare ognuno al massimo delle sue capacità alla lotta per vincere i capitalisti ed eliminare il loro dominio sulle relazioni che ci uniscono a formare una società. Dopo che hanno preso nuovamente nelle loro mani la direzione del mondo, i capitalisti hanno scatenato e conducono una guerra di sterminio contro la massa della popolazione. Una guerra che guasta o addirittura distrugge la principale delle forze produttrici, gli esseri umani; uccide esuberi, anche se si guardano bene dal dichiararla, perché speculano proprio sull’ignoranza, l’incoscienza, l’abbrutimento degli esuberi, dei loro bersagli, delle loro vittime. Una guerra che non dobbiamo ignorare, non possiamo farla cessare con la nostra bontà, non partecipando, supplicando come predicano papa Bergoglio e i suoi Gesuiti, protestando come spingono a fare i variopinti esponenti della sinistra borghese. Una guerra che dobbiamo combattere, ma combattere a modo nostro, come più ci conviene per vincere, sconfiggendo i capitalisti che l’hanno scatenata e la promuovono, ognuno avido di soldi. Dobbiamo togliere loro il potere, creando il potere delle masse popolari organizzate. Non si tratta che ci prepariamo oggi per essere pronti e iniziare domani a combattere. Ognuno di noi può iniziare da oggi a creare il nuovo potere, organizzandosi con i suoi vicini di casa, con i suoi compagni di lavoro. In cosa consiste il potere? Consiste in far fare ad altri quello che senza il tuo intervento non farebbe. Il potere del capitalista sfrutta e opprime, ha bisogno di rassegnazione e di corruzione, si perpetua solo grazie a una costrizione senza fine. Nel caso di noi comunisti, il potere è far fare ad altri quello che senza il nostro intervento non farebbe ma di cui ha bisogno e facendolo lo apprezza, si rafforza ed è pronto a fare di più e meglio, il suo sguardo si allarga, la sua coscienza si eleva. La costruzione del nuovo potere incomincia simultaneamente in mille punti isolati, ovunque siamo presenti, in punti che via via si connettono fino a costituire un potere tanto forte da estromettere i capitalisti e annientare il loro potere che oggi è ben più forte del nostro.

 Questo è partecipare alla guerra popolare rivoluzionaria, l’unica guerra giusta, veramente guerra santa a cui anch’io dedico la mia vita; alla guerra santa contro il sistema capitalista, contro il dominio di questa classe di assassini ognuno maniacalmente dedito ad accumulare denaro sfruttando, opprimendo, soffocando la massa della popolazione; alla guerra per far crescere il nuovo potere, il potere delle masse popolari organizzate partendo da ogni azienda, da ogni scuola, da ogni caseggiato, quartiere e paese, fino a instaurare il socialismo.

Chiudo questa lettera diretta in particolare a ogni persona che mi ha espresso solidarietà, riportando il messaggio che ho inviato a mio nipote Igor, al suo funerale a Lambrate quartiere di Milano.

Per Igor e a tutti i presenti al funerale del 13 settembre a Lambrate

Sono tuo nonno Bepi, il padre di tuo padre, ma non sono presente di persona al tuo funerale.

Mi impedisce di esserci il compito che da anni ho scelto di svolgere nel nuovo Partito comunista italiano, nella lotta per porre fine al sistema di società che ti ha portato a una morte precoce, il sistema di cui sei stato una vittima.

Ogni giorno, nel nostro paese e in ogni angolo del mondo, migliaia di famiglie si trovano nelle nostre condizioni. Perdono persone care, anche persone ancora in giovane età. Alcune vittime delle guerre, delle violenze, della miseria e dell’abbrutimento. Altre, come te, vittime di azioni inconsulte suscitate da un flusso ininterrotto e invasivo di immagini, suoni e parole dementi, che intossicano le menti e i cuori di giovani e adolescenti, fin dall’infanzia. Tramite telefoni, computer e televisione arrivano ogni momento dappertutto. Distolgono dalla comunione di vita e dalla collaborazione in attività, sentimenti e idee, con le persone che ci stanno attorno. Portano in un mondo di fantasia malata che i padroni della nostra società, i grandi capitalisti, fanno costruire e diffondere per aumentare i soldi che come ossessi accumulano, ma soprattutto per distogliere dalla lotta per costruire la società dove ogni individuo collabora in attività, sentimenti e idee con quelli che gli sono vicini e, tramite questo suo collettivo, con tutti gli altri del suo paese e del mondo e, svolgendo il ruolo di cui è capace, ha in questo il senso della sua vita.

Da quando sei nato ho combattuto questa lotta anche per te. Perché tu avessi una vita degna di essere vissuta, ricca di attività, di sentimenti e di idee.

Pensavo che prima o poi avresti anche tu raggiunto le nostre file. Purtroppo non siamo arrivati in tempo per te.

Mi impegno a continuare su questa strada, fino a quando avremo creato una società dove i ragazzi come te vivranno e cresceranno attivi, sereni e felici. Da oggi lo faccio anche nella tua memoria.

Tu vivrai con me e con tutti quelli che ti hanno conosciuto e che partecipano a questa lotta.

Tuo nonno Bepi

***

 

Cari compagni,

il 6 settembre mio nipote Igor, di 14 anni, è morto mentre provava a fare uno dei “giochi estremi” diffusi dal sistema di diversione delle masse popolari dalla lotta di classe e di intossicazione intellettuale e sentimentale con cui la borghesia imperialista fa strage in particolare tra bambini, adolescenti e giovani.

La disgrazia che ha personalmente colpito me, mio padre Giuseppe Maj (fondatore della Carovana e membro del (nuovo)Partito comunista italiano) e i miei familiari, ogni giorno in Italia e nel mondo colpisce migliaia di famiglie. È un aspetto della guerra di sterminio non dichiarata che la borghesia imperialista e le altre classi dominanti colluse con essa impongono alle masse popolari nel nostro paese e in tutto il mondo, una guerra che colpisce su molti fronti: dalle aziende dove i proletari lavorano alle relazioni sociali, dall’emigrazione alle scuole, dai quartieri degradati all’esclusione dalle attività specificamente umane, dalla condanna al lavoro precario all’esclusione dalla partecipazione alla gestione della società. Questa volta ci ha colpito personalmente. Io, mio padre e altri nostri familiari siamo già impegnati nella guerra che eliminerà questo sistema sociale imposto e diretto da assassini maniacalmente devoti dell’accumulazione finanziaria: fanno produrre ogni tipo di veleno materiale e spirituale basta che porta profitti e fa durare il loro sistema. La forma di solidarietà che più apprezziamo da parte dei nostri compagni e degli altri lettori di questa lettera aperta è che rafforzino la loro partecipazione alla rivoluzione socialista che il P.CARC promuove in accordo con il (nuovo)PCI e tutta la sua Carovana, dando ognuno il contributo a lui più consono (dall’impegno personale nella lotta che conduciamo al semplice contributo economico all’attività del Partito, dalla diffusione della sua stampa alla segnalazione di recapiti a cui inviare i comunicati e la stampa del Partito).

Con dolore, rabbia e determinazione, perché a nessun adolescente debba più succedere quello che è successo a mio nipote.

Manuela Maj

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