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Partito dei CARC
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Una buona ragione per sostenere il Centro di Formazione del Partito dei CARC

compagno PB by compagno PB
Maggio 6, 2017
in Centro di Formazione
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Siamo nel 1981, e Antonio Negri sta prendendo posizioni di dissociazione non solo da quello che lui chiama “terrorismo”, in linea con l’uso che fanno del termine Reagan, Thatcher, Woytila e l’intera Comunità Internazionale degli stati imperialisti, ma dalla lotta di classe e dall’intera storia del movimento comunista. Sono cose che fanno indignare parecchi di quelli che lo hanno seguito fino a quel momento. A ottobre del 1981 la rivista Autonomia scrive s Negri, e Negri risponde. I curatori del libro Il proletariato non si è pentito,[1] che il Centro di Formazione del P.CARC ha presentato il 24 aprile assieme alla sezione del Partito di Napoli Est, a Ponticelli (NA) anticipano i documenti del carteggio che si svolse in forma pubblica, citandone passi e commentandoli:

Autonomia scrive: “noi stavamo in attesa (seppure con atteggiamento pesantemente critico ma politico) che tu riacquistassi la dignità proletaria del silenzio, perdutasi nei mesi, negli anni di galera,”.

Naturalmente l’autocritica non viene, anzi dall’autorevole pulpito del Mattino di Padova viene la risposta arrogante, che ribalta l’invito all’autocritica, accusa Autonomia di essere un’organizzazione bolscevica (!), di ritenere l’operaio massa il soggetto delle lotte e dell’organizzazione e di essere in possesso di una memoria:

”… Che è diventata la vostra galera, mentre una generazione politica nuova (non di soli ragazzi) si disloca nelle grandi lotte per la comunità, per la pace, per un nuovo modo di essere felici. Una generazione senza memoria e perciò più rivoluzionaria.”

Questi temi, l’assenza di memoria e quello dei nuovi movimenti che Negri collega insieme come causa ed effetto, erano stati trattati dal professore nei mesi precedenti su Metropoli rispettivamente del 25.4. 81 e nel settembre ‘81. Nel primo articolo si scomoda Kant e la sua teoria della conoscenza per arrivare a chiedersi:

“… quando tutto il tempo della vita è tempo di lavoro, quale logica, quale conoscere distingue più il piacere della vita dal dominio del lavoro? Quando tutto il circuito della vita è chiuso in quello dello sfruttamento, trasposto nell’orizzonte del sistema, il mio rifiuto dello sfruttamento e del sistema sono un’altra vita.”

Siccome la dialettica è memoria e siccome la memoria del passato è consolidamento delle discipline, lavoro, comando, il proletariato metropolitano:

“… non ha memoria perché non ha lavoro, perché non vuole lavoro comandato, lavoro dialettico. Non ha memoria perché solo il lavoro può costruire per il proletariato un rapporto alla storia passata. Non ha dialettica perché solo la memoria ed il lavoro costituiscono la dialettica.”

Dalla quale sgangherata teoria si dedurrebbe che i disoccupati, i licenziati e i cassintegrati, non avendo neanche l’ombra di un lavoro, dovrebbero essere totalmente privi di memoria e perfettamente in grado di assaporare la felicità della vita!

…

”Gli schemi della memoria e quindi la memoria del funzionamento della legge del valore (perché null’altro può essere la memoria proletaria) scompaiono nella catastrofe di una dislocazione radicale, nel buio di uno spazio interstellare. Il sapere proletario non comprende più la legge del valore, neppure come sofferenza passata, come volgare coscienza del suo servo-padrone. I miei figli non sono il mio passato, la dialettica si sfuma. La mancanza di dialettica. la mancanza di memoria e ricchezza.”

Negri è professore universitario, e mestiere di costoro dovrebbe essere esporre agli studenti un insieme di tesi, descrivere come si sono formate nel corso di secoli, quindi fare storia di quei secoli. Lui invece qui invita all’ignoranza. I proletari meno sanno meglio è, dice. Soprattutto lascino perdere il nucleo della scienza iniziata con Marx ed Engels. Un discorso del genere starebbe bene in bocca a Giovanni Gentile, ministro della cultura sotto i regimi fascisti, giustiziato dai partigiani perché sulla base delle concezioni in cui credeva giustificò il massacro alle Fosse Ardeatine. “Altri sono pagati per pensare”, diceva Gelmini, ministro di Berlusconi, e Negri qui è pagato per fare smettere di pensare i proletari, per invitare i loro cervelli a non pensare. Ai tempi di Mussolini si condannò Gramsci al carcere e a una lenta condanna a morte, per “impedire al suo cervello di pensare”, ma negli anni ’80 i cervelli che pensano cominciano a essere molti, e quindi la repressione non basta.

Così come reagiamo con l’indignazione a fronte dei pentiti, che tradirono compagni e compagne e li condannarono alla morte e al carcere, reagiamo a fronte di dissociati come Negri, che si sono insinuati nella lotta di classe per sottrarle il patrimonio scientifico che aveva elaborato. Studiamo, riappropriamoci della concezione comunista del mondo, sviluppiamola, sperimentiamola, insegniamola, ma studiamo anche l’italiano, la storia e tutte le scienze sociali, quelle che la classe dominante, nelle scuole pubbliche, insegna sempre peggio! Facciamo lavoro di formazione ed educazione, e sosteniamo il Centro di Formazione del P.CARC che è all’opera per questo, in linea con il lavoro iniziato nel nostro paese da Antonio Gramsci!

Il lavoro del Centro di Formazione del P.CARC si può sostenere anche con un contributo economico

  • Tramite > PAYPAL
  • Bonifico IBAN: IT79 M030 6909 5511 0000 0003 018 -CCB Intestato a Gemmi Renzo
  • Ricarica Postepay n. 5333 1710 0024 1535 -Carta intestata a Gemmi Renzo

[1] Il proletariato non si è pentito, Autori vari, a cura di Adriana Chiaia, ed Rapporti Sociali, 2016 (2° ed.), vedi in https://www.carc.it/2016/11/10/il-proletariato-non-si-e-pentito-autori-vari-a-cura-di-ariana-chiaia/

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