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Elezioni amministrative: ribaltare il rapporto fra candidati ed elettori

Compagno P by Compagno P
Luglio 6, 2016
in Resistenza n.5/2016
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Le elezioni amministrative del prossimo 5 giugno sono destinate ad alimentare la crisi politica e ad aggravare l’ingovernabilità del paese. A conferire questo carattere destabilizzante è la situazione che descriviamo nell’articolo La “maledetta primavera” di Renzi. Se si rimane nel campo del voto, non voto, chi voto il ruolo delle masse popolari è limitato al modo che il teatrino della politica borghese prevede per loro, la delega.

Invece le amministrative sono una grande occasione per alimentare l’ingovernabilità dal basso del paese, oltre che quella dall’alto. Anche questa, insieme a quelle indicate nell’articolo “Vogliamo il pane e le rose” è una condizione preliminare affinché le organizzazioni operaie e le organizzazioni popolari impongano un loro governo di emergenza ai vertici della Repubblica Pontificia.

Il centro della questione è promuovere una specifica mobilitazione per costringere le amministrazioni locali a operare per affermare gli interessi delle masse popolari, contro gli interessi del governo centrale, operare cioè come Amministrazioni Locali di Emergenza. Il contesto è favorevole: le manovre dei vertici della Repubblica Pontificia per limitare fino ad annullare le autonomie locali in favore di un crescente accentramento dei poteri sono di per sé motivo di contraddizioni, proteste, resistenze. Per noi comunisti si tratta di imparare a usarle e di insegnare a usarle alle organizzazioni operaie e popolari. Per farlo il contesto delle elezioni amministrative, la campagna elettorale, è un terreno eccellente.

Dicevamo sul numero 3/2016 di Resistenza che “L’Amministrazione Comunale di cui le masse popolari hanno bisogno deve:

1. Mettere gli interessi delle masse popolari al centro della propria azione e davanti alle leggi e alle misure del governo. Tradurre concretamente in azione questo punto, comporta per l’Amministrazione due movimenti.

Il primo è rivolto all’esterno, alle masse popolari: prendere in mano la questione decisiva significa concentrare la propria azione sul lavoro e sulla qualità della vita. Adoperarsi subito per censire i disoccupati e i precari del territorio tramite:

– analisi sullo stato dell’emergenza abitativa;

– inchiesta sulle problematiche dei quartieri popolari (degrado, vivibilità, servizi) tramite la promozione diretta di assemblee di cittadini;

– elenco delle associazioni e delle reti di cittadini attive sul territorio e il loro impiego coordinato per la “rinascita della città”;

– analisi dei debiti delle famiglie e azzeramento degli importi destinati al Comune e alle banche su cui l’Amministrazione può influire.

Il secondo movimento è rivolto all’interno dell’Amministrazione, cioè al personale impiegato negli uffici, tenendo conto della differenza tra dirigenti (funzionari e capi-servizio) e impiegati, puntando a mobilitare i secondi.

2. Promuovere su ogni terreno la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari.

3. Disobbedire al Patto di Stabilità e alle altre misure del governo che vanno contro le masse popolari e venire meno alle funzioni e ai ruoli che il governo assegna agli enti locali.

4. Promuovere un posizionamento analogo di altre Amministrazioni Locali in tutto il paese e sviluppare il coordinamento facendosi promotrice del movimento che va verso la costituzione di un proprio governo di emergenza per far fronte alla repressione del governo dei vertici della Repubblica Pontificia.

Di questi quattro punti, il terzo è quello che è di esclusiva pertinenza delle Amministrazioni Locali, cioè disobbedire ai Patti di Stabilità è prerogativa di una istituzione”.

Le amministrazioni locali di cui le masse popolari hanno bisogno non si formano per via elettorale. Ne sono dimostrazione le amministrazioni del M5S, che si caratterizzano per una maniacale ricerca dell’attivo di bilancio e della copertura dei debiti delle precedenti amministrazioni (mettendo cioè gli interessi delle masse popolari dopo e sotto i vincoli economici e finanziari con cui le autorità della Repubblica Pontificia strangolano gli enti locali e li trasformano da istituzioni territoriali a esattori delle tasse) e quelle “arancioni” che sono miseramente fallite, con grande smarrimento di quelle forze della sinistra borghese che le avevano sostenute e grande delusione delle masse popolari che vi avevano fatto in una certa misura affidamento (eccezion fatta per la giunta di Napoli: per resistere agli attacchi dei vertici della Repubblica Pontificia, De Magistris ha dovuto avvalersi della mobilitazione popolare, costruendo così il legame con cui conta di proseguire l’esperienza dell’amministrazione “più a sinistra d’Italia”, fra le grandi città).

Per costruire le amministrazioni locali di cui le masse popolari hanno bisogno occorre una specifica mobilitazione, quella che ci proponiamo di promuovere e favorire partecipando alla campagna elettorale. Come?

Favorire la formazione di nuove organizzazioni operaie e organizzazioni popolari. Attraverso banchetti, comizi, assemblee, ecc. agitare la parola d’ordine “organizziamoci per indicare i veri problemi e organizziamoci per risolverli”; organizzare quelli che ci stanno (le persone già in qualche modo attive o disposte ad attivarsi) in comitati che elaborano il programma dei lavori che servono e su questa base chiamano i candidati ad attuarlo, stanno addosso alle amministrazioni perché lo attuino, si mobilitano per attuarlo direttamente, chiamano altri a organizzarsi e mobilitarsi.

Spingere le organizzazioni operaie e popolari esistenti ad agire da Nuova Autorità Pubblica (NAP). La stesura di programmi basati su quello che occorre fare per risolvere le situazioni problematiche costringe a guardare oltre la propria vertenza o lotta, proietta le organizzazioni operaie e popolari all’esterno e alimenta il coordinamento con altri organismi. In questo iniziano ad agire da NAP, partendo ognuna dal suo campo d’azione e allargandolo. I punti di partenza possono essere i più vari:

– censire i disoccupati e i precari del territorio, fare l’elenco delle principali emergenze (manutenzione, servizi e che tipo di servizi, aree da bonificare, edifici da ristrutturare, ecc.) e dei punti di forza (patrimonio, risorse),

– collegarsi con i comitati, le associazioni, le reti che esistono sul territorio,

– mobilitare i tecnici, i consulenti che già si conoscono e utilizzare tutte le fonti pubbliche al livello in cui oggi è possibile (centri per l’impiego, istituti di ricerca, uffici delle amministrazioni locali) per elaborare progetti,

– promuovere assemblee pubbliche, riunioni e comitati per farne un momento di riflessione sullo stato in cui versa il comune (prendere l’iniziativa), di propaganda di quello che occorre fare, di organizzazione di chi è disposto a darsi da fare (tenere l’iniziativa), di mobilitazione per attuare da subito il programma.

Ribaltare il rapporto tra elettori e candidati. Anziché sorbirsi le promesse dei candidati e i programmi (magari confezionati da esperti di marketing!) in nome dei quali chiedono di votarli, le organizzazioni operaie e popolari devono dettare ai candidati l’agenda dei lavori. L’affidabilità dei candidati si misura su quanto si dedicano a mettere in luce comune per comune i lavori necessari e su quanto nei loro tour elettorali chiamano i partecipanti a fare e a organizzarsi per fare quanto indicato nei programmi delle organizzazioni operaie e popolari. Ad esempio, se il loro programma prevede di censire le case sfitte delle immobiliari, della Chiesa, del Comune, ecc. per assegnarle a chi cerca un’abitazione, un candidato che si impegna a fare suo questo programma, in ogni comizio elettorale deve chiamare i partecipanti a indicargli le case sfitte che ci sono nella loro zona, a organizzarsi per individuarle e occuparle (assegnarle di fatto); se si tratta di un candidato che è già membro dell’amministrazione comunale, deve rendere noto il patrimonio immobiliare che il comune possiede e chiamare i dipendenti comunali a dargli le informazioni che possiedono che lui renderà pubbliche.

Quando abbiamo a che fare con candidati della classe operaia e proletari che si presentano con proprie liste o in liste in rottura con le Larghe Intese e in discontinuità con il passato, li spingiamo a organizzare e mobilitare le masse popolari perché elaborino programmi elettorali del tipo sopra indicato: farlo significa iniziare a occuparsi da subito della città che vogliono amministrare e darsi i mezzi per portare avanti la propria politica e iniziativa. È in questo modo che si distinguono dai candidati che fanno belle promesse.

Ci sono due riferimenti storici utili per l’intervento a questo fine nella campagna elettorale:

– al tempo della Rivoluzione Francese, agli Stati Generali convocati dal re i delegati delle varie zone del paese presentarono i “cahiers de doléances” (i quaderni delle lamentele) che raccoglievano le rivendicazioni avanzate dalla popolazione che essi rappresentavano. Il passo successivo fu che con l’avvento della Convenzione in molti comuni gli elementi avanzati (borghesi, preti e nobili declassati, artigiani) stesero programmi dettagliati di quello che occorreva fare nella loro zona sulla base dello stretto legame con i contadini. Questi programmi servirono in ogni comune per mobilitare capillarmente la popolazione;

– nella fase finale della Resistenza contro il nazifascismo, uno dei compiti a cui hanno assolto i Comitati di Liberazione Nazionale delle fabbriche, dei quartieri, delle categorie professionali, dei comuni, dei villaggi è stato quello di tradurre le direttive dei CLN regionali e nazionale in linee adatte alla situazione concreta che le masse facevano proprie e applicavano e di stendere programmi dei lavori per la ricostruzione (dallo sgombero delle macerie al riordino e riparazione dei reparti danneggiati, dal reperimento e distribuzione delle derrate alimentari all’epurazione dei collaborazionisti, dalla creazione di asili nido al reimpiego dei partigiani, ecc.).

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