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Il trionfo di Syriza scuote l’Europa. Grecia: la partita si apre ora.

Compagno P by Compagno P
Gennaio 30, 2015
in Resistenza n.2/2015
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tsipras piazza omonia
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Attorno al voto in Grecia si era creato un tale livello di attesa, preoccupazione (per i vertici della UE), speranza e aspettativa (per le masse popolari di tutta Europa) che i risultati sono stati accolti come un trionfo (e in effetti poco ci manca!): più del 36% di voti e 149 seggi (sui 151 necessari per la maggioranza assoluta in Parlamento). A pochi giorni dal voto e dopo il giuramento di Tsipras, passata la sbornia dei festeggiamenti, tutto ritorna coi piedi per terra: che succederà?
La partita è aperta. Che l’esito del voto in Grecia fosse visto con particolare preoccupazione dalla Troika (UE, BCE e FMI) era risaputo, che oggi faccia buon viso a cattiva sorte pure. Pochi giorni prima del voto la BCE ha varato il piano di intervento per assorbire parte del debito pubblico dei paesi UE (il quantitative easing), sfidando la linea del rigore imposta dagli imperialisti tedeschi e innalzando un muro contro eventuali “colpi di testa” del nuovo governo greco: per accedere al piano occorre rispettare i patti; ecco una risposta alle dichiarazioni di Tsipras circa la volontà di rispettare i patti costitutivi della UE, ma non quelli ratificati con la Troika dai governi a sovranità limitata (come lo sono stati gli ultimi due).

Il centro del discorso non è cosa faranno o non faranno Tsipras e il suo governo, ma quanto e come si svilupperà l’organizzazione e la mobilitazione popolare per attuare le misure di emergenza necessarie a rimediare alla situazione disastrosa in cui versa il paese. Per essere chiari, è del tutto fuori strada chi oggi si spertica per mostrare quanto Tsipras sia uno spacciatore di fumo (cioè che il suo governo non si metterà alla testa della rottura con la Troika): non porterà la Grecia fuori dall’euro, non azzererà il pagamento degli interessi sul debito e il pagamento del debito, non applicherà alcuna delle riforme su cui ha basato la campagna elettorale, ecc. Tsipras non è Fidel Castro e chi non ne prende atto sta fuori dal mondo. Tsipras o non Tsipras, le masse popolari greche hanno bisogno di cambiare il corso delle cose imposto dalle classi dominanti e dalla comunità internazionale. Il punto di rottura deve arrivare e il punto di rottura non sono gli scioperi generali a oltranza, gli scontri davanti al Parlamento, le barricate nelle strade, gli espropri proletari… quelli sono una manifestazione della rottura (quando c’è un ordine sociale ingiusto, il disordine è il primo passo per costruire un ordine sociale giusto), la rottura è una nuova governabilità del paese che rompe le catene del sistema imperialista mondiale e riorganizza le attività economiche e il resto delle attività sociali, in funzione delle esigenze collettive e per far fronte con successo ai ricatti, alle manovre e ai sabotaggi della comunità internazionale e dei suoi agenti locali. “Tsipras non farà nulla in questo senso”, continuano alcuni. Se Tispras non farà nulla di tutto questo, saranno le masse popolari a metterlo da parte, come sono state loro a eleggerlo, confidando in ciò che Syriza ha già fatto in questi anni… non solo convegni: con le sue tante anime, Syriza è parte promotrice dell’autorganizzazione popolare sui posti di lavoro, nei servizi, nella solidarietà, contro il razzismo e il fascismo, contro gli arbitri polizieschi e la repressione.
Se Tsipras terrà fede a un decimo di ciò che ha promesso in campagna elettorale, si tratta comunque di una bomba sotto le sedie della Troika. Perché non esistono procedure per cacciare un paese dalla UE (non è previsto, non è possibile senza scatenare uno tsunami). La Troika sarà costretta a ingoiare anche quelle “piccole riforme” che aprono la strada (possono aprirla) a un processo di emulazione (anche elettorale, ad esempio in Spagna con Podemos) di protagonismo popolare. Perché ciò che cambia le cose non è la volontà di un singolo, il suo carisma, le sue capacità, ma la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari, a partire dalla classe operaia. Il destino della Grecia non è in mano a Tsipras, ma alle masse popolari greche.

La questione principale: il ruolo dei comunisti. Tsipras non è Fidel Castro e non è nemmeno Lenin o Mao Tse-Tung. Senza scadere nella personificazione, si intende dire che non è comunista, non è quindi guidato da una concezione del mondo adeguata a trasformarlo. Lui e chi con lui oggi è chiamato a governare la Grecia è guidato dalla concezione del mondo della sinistra borghese, cioè di chi è preoccupato e indignato per il corso delle cose, ma con i suoi obiettivi e proposte non va oltre l’orizzonte del capitalismo, non concepisce altra società che quella capitalista (vorrebbe il capitalismo senza i suoi mali). Ma Tsipras e Syriza e il loro governo non sono “nemici” della rivoluzione, il contributo che possono dare in quel processo esposto sopra lo decidono e lo determinano i comunisti greci. Noi non ci arroghiamo la pretesa di indicare ai comunisti greci cosa debbano o possano fare per trasformare la situazione di emergenza delle masse popolari del loro paese nella spinta alla costruzione della rivoluzione socialista, ma sappiamo che scaricare su altri le responsabilità proprie dei comunisti è sbagliato e non porta da nessuna parte. Il KKE ha raccolto circa il 6% di voti: sono tanti o pochi in relazione alla loro tattica e alla strategia in cui è inquadrata. Se attraverso le elezioni intendono costruire il socialismo, è una tattica che il movimento comunista, sia sul piano teorico che con l’esperienza pratica, ha indicato come sbagliata (frutto di una strategia sbagliata). Se attraverso le elezioni puntano a condurre una scuola di comunismo per le masse popolari greche, quel numero di voti deve essere messo a valore. Quello che sappiamo da comunisti italiani è che non serve demonizzare Tsipras e Syriza né in Grecia a opera dei comunisti greci né in Italia a opera dei comunisti italiani. Il partito comunista è l’intellettuale organico delle masse popolari e in primis della classe operaia. Tale ruolo non si ricopre per decreto, ma sul campo. Il campo di battaglia, in questo caso, è se e come i comunisti greci valorizzeranno il successo elettorale di Syriza per rafforzare ed estendere la mobilitazione e l’organizzazione popolare contro i signori della finanza mondiale e i loro complici, per alimentare la rivoluzione socialista nel loro paese, consapevoli che il primo paese imperialista che spezzerà le catene della comunità internazionale aprirà la strada agli altri.

Una questione secondaria: la “profezia” di Alba Dorata. Girava sui giornali del gruppo Espresso (Repubblica e affini) la profezia di Alba Dorata secondo la quale vincerà Tsipras, poi arriveremo noi. Benché si tratti di un’accozzaglia di rifiuti ripescati e messi insieme dai gruppi imperialisti per destabilizzare la Grecia, già in preda alle mobilitazioni popolari del periodo 2008/2013, e benché non occorra Nostradamus per simile profezia, la cosa ha dei fondamenti. Se il governo di Tsipras non si metterà alla testa della mobilitazione popolare (non metterà la sorte del paese nelle mani delle masse popolari organizzate), ma assumerà le ricette della Troika (cambiare tutto per non cambiare niente), è inevitabile che le masse popolari lo cacceranno. Ed è probabile che la delusione di tante aspettative, di tante speranze, di tanta sete di riscossa finisca per favorire i nazisti di Alba Dorata. Certo, i nazisti di Alba Dorata non hanno alcuna soluzione positiva per le masse popolari: razzismo, pogrom, persecuzioni di comunisti e anarchici, vaneggiamenti sul Quarto Reich sono tutti arnesi che fanno ben più comodo alle classi dominanti. Di giusta rimane l’analisi di fondo: in una situazione di crisi generale i cui effetti sono sempre più inaccettabili per le masse popolari, esse si mobilitano. O in senso rivoluzionario o in senso reazionario. E dato che sono le masse popolari che fanno la storia o Tsipras e il suo governo si fanno plasmare da questa legge universale o Alba Dorata (o chi per loro) potrebbe diventare il salvatore della patria greca (se a una parte degli imperialisti della Comunità Internazionale sta bene).

Una prima conclusione. Syriza ha vinto, le borse sono “nervose”, la Troika corre alle contromisure e Tsipras spiazza tutti annunciando un’alleanza con un partito di destra antieuropeo a cui pagherà pegno con ministeri di rilievo. Quanto conta e cosa comporta la vittoria della sinistra in Grecia lo decideranno le masse popolari organizzate, quanto la situazione che si è creata sarà un avanzamento generale per lo sviluppo della lotta di classe lo deciderà l’opera dei comunisti.

 

tsipras piazza omonia

 

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