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L’aria che tira sulla campagna elettorale per le regionali… fra il dire e il fare c’è di mezzo il farlo

Compagno P by Compagno P
Gennaio 21, 2015
in Resistenza n.2/2015
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Nella prossima primavera si terrà una nuova tornata di elezioni Amministrative e Regionali fra le quali sono di particolare interesse per noi quelle in Toscana e in Campania, due territori in cui è maggiormente dispiegato il nostro intervento su operai avanzati, organizzazioni operaie e popolari.
Le elezioni di primavera saranno ulteriore campo di battaglia per regolamenti di conti e definizione di equilibri interni alla classe dominante: basta vedere anche solo gli scontri e le manovre intorno alle primarie in Liguria e Campania! E saranno anche uno dei campi di battaglia per le organizzazioni operaie e popolari, il cui esito non si gioca nelle urne, ma nella campagna elettorale: dipende cioè da come ne approfittano per farne un ambito che favorisce la mobilitazione, l’iniziativa, il coordinamento sulle soluzioni che servono per fare fronte agli effetti della crisi.

Il nostro intervento nella campagna elettorale ha l’obiettivo di favorire la formazione, il rafforzamento e il coordinamento degli organismi popolari e la loro iniziativa, di mettere al centro dello scontro elettorale la difesa dei posti di lavoro e la creazione di nuovi (che è la base per realizzare ogni obiettivo di rinascita e progresso del paese), di far valere il criterio che il metro per misurare liste e candidati “amici del popolo” è la pratica: che inizino a fare già oggi, qui e ora, ciò che promettono di fare se saranno eletti. Cioè incitino e incoraggino a organizzarsi e ribellarsi, promuovano, sostengano e si mettano al servizio delle mille iniziative di base di cui le organizzazioni operaie e popolari sono già protagoniste sul territorio, usino le conoscenze e le relazioni di cui dispongono per rafforzarle e collegarle, per coordinarle in una rete territoriale che si occupa della regione.

Sentiremo dire, sia in Toscana che in Campania, che la disoccupazione crescente è un’emergenza, un flagello, una piaga: se non sono discorsi al vento, allora chi si candida a governare quelle regioni deve mettersi a usare i mezzi, le risorse, le relazioni di cui dispone per promuovere, ad esempio, scioperi al contrario ed estenderli città per città.

Sentiremo dire che la sanità è stata la gallina dalle uova d’oro per malavitosi, corrotti, ladri e speculatori e che oggi è in ginocchio, il sistema sanitario non riesce a garantire le cure (analisi, diagnosi e cure) a chi non può pagarle: se non sono lamenti buoni per tutte le stagioni, che chi si candida a governare quelle regioni usi mezzi, risorse, relazioni per promuovere su ampia scala lo sciopero del ticket, per organizzare utenti, infermieri, medici non solo a protestare, ma a costruire la rete alternativa e antagonista alla speculazione che garantisca il diritto alla salute.

Sono due esempi, ma rendono l’idea della campagna elettorale che serve, è utile fare: le chiacchiere stanno a zero e non ha alcuna credibilità chi sostiene e promette che le cose andranno diversamente dopo, quando sarà stato eletto.

Questo modo di intendere la campagna elettorale non impone di andare a votare, permette però di usare il carrozzone delle elezioni Regionali per mettere alla prova chi si presenta come amico delle masse popolari, per individuare le forze sane, per metterle a contribuzione dimostrando di essere conseguenti a quello che dicono. E permette alle masse popolari organizzate di emanciparsi dal ruolo di massa di manovra (pacchetti di voti) e di volgere a loro favore le sceneggiate del teatrino della politica borghese.

Fra il dire e il fare… Per il M5S le elezioni di primavera sono un’occasione per riprendersi dalle guerre interne a cui lo ha portato la concezione da “opposizione responsabile” e “sentinella della democrazia”, per passare da movimento di opinione a movimento d’azione, portando alla campagna elettorale concepita in questo modo i suoi attivisti e i suoi parlamentari, usando quella parte di soldi che con tanto orgoglio gli eletti del M5S rifiutano dalla Repubblica Pontificia, lasciandoli in un fondo per “quando potranno essere usati”. Il momento di usarli è ora, per sostenere le iniziative di base, per sostenere l’opera del Gruppo di Aiuto dell’Assemblea Permanente di Carrara per ristrutturare le case alluvionate, per contribuire in modo determinante alla lotta per l’autorganizzazione del lavoro dei dipendenti delle municipalizzate di Napoli.

Per quanto riguarda i promotori dell’unità a sinistra sullo stile di Syriza, si tratta di mettere in pratica quello che hanno osservato in Grecia mandando un’apposita brigata a raccogliere elementi (la Brigata Kalimera), di fare alle condizioni italiane quanto e come Syriza ha fatto in Grecia (si saranno evidentemente chiesti la ragione per cui in 6 anni sono passati dal 5% al 36%…): sostenere, promuovere, organizzare la mobilitazione popolare.

La sinistra sindacale e i sindacati di base hanno da mettere nella campagna elettorale per le elezioni di primavera la generosa spinta con cui i loro iscritti e delegati operano nelle aziende private e pubbliche e le relazioni e i contatti con quella parte di sinistra diffusa e movimenti che pure sono stati capaci di unire in occasione delle grandi mobilitazioni degli anni scorsi.

 

carc

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