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Essentra, un focolaio di riscossa operaia a Salerno

Compagno P by Compagno P
Luglio 2, 2016
in Resistenza n. 5/2014
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L’Essentra è una fabbrica che produce filtri per sigarette. Nasce nel 1974 con il nome di Filtrati, di proprietà del Monopolio di Stato Tabacchi e Finmeccanica e per il 49% del privato Filtrona e con una durata stabilita di 30 anni, alla scadenza dei quali lo Stato si ritira e la parte privata riceve “in dono” macchinari e stabilimento “in cambio” del mantenimento dei posti di lavoro, sostenuti a loro volta dalla Cassa del Mezzogiorno. Lo Stato italiano ha sempre sostenuto la Filtrona, al punto che negli anni ‘80, quando un misterioso incendio danneggiò l’impianto, stanziò dei fondi per farlo ripartire. La multinazionale Filtrona, fornitore di colossi come Imperial Tabaco e Philip Morris, ha sempre macinato grandi profitti, nel 2013 ha acquisito altre società in Italia (a Piacenza, Ravenna e Bologna), ha diviso la produzione in vari tronconi (filtri e scatole per farmaceutici), ha cambiato nome in Essentra e si è estesa anche in Turchia. Nell’autunno 2013 avvia la CIG a orario ridotto sia nello stabilimento salernitano che nel gemello britannico, provvedimento che non desta la preoccupazione degli operai rassicurati da sindacati e azienda sulla sua temporaneità. A fine gennaio 2014 invece arriva una doccia fredda per i lavoratori: licenziati in tronco, senza preavviso, senza CIG e senza disponibilità da parte dell’azienda a discutere la situazione. Non solo, oltre al danno la beffa: tutti i dipendenti erano in ferie “forzate” (proposte dal direttore e accettate dai sindacati), così l’azienda non può essere denunciata per “serrata”. Gli operai decidono di rientrare in fabbrica e indire l’assemblea permanente fino alla riapertura delle trattative o meglio fino ad ottenere la disponibilità al “dialogo”, perché per l’azienda “non c’è nulla discutere, è così e basta!”. Da questo momento si apre il periodo di 75 giorni, secondo le leggi che regolano i rapporti di lavoro, per trovare un accordo tra le parti. RSU e operai non sospettavano nulla nei giorni precedenti, nonostante le avvisaglie della CIG e nonostante l’arresto dei vertici provinciali di CGIL-CISL-UIL avvenuto solo qualche mese prima, per gli intrallazzi a danno di lavoratori di diverse categorie.

Saputo dell’accaduto, noi del P.CARC e altre/i compagne/i del movimento salernitano siamo accorsi alla fabbrica per portare solidarietà agli operai. Ma nulla è scontato e non siamo stati accolti a braccia aperte! Su 80 dipendenti della fabbrica, circa 60 sono operai e tra questi la maggioranza giovani con poca o nessuna esperienza di lotte né sindacali né politiche, arrabbiati per il sopruso e decisi a reagire, ma anche spaventati dalla nuova situazione in cui si sono visti catapultati e ovviamente molto preoccupati per il futuro loro e delle loro famiglie. Alla prima assemblea la RSU più anziana e il responsabile provinciale CGIL spiegano la situazione e quando noi esterni prendiamo la parola veniamo interrotti e corriamo addirittura il rischio che proprio gli operai ci caccino via!

I primi incontri con l’azienda non danno esiti, anzi la multinazionale ribadisce con arroganza la propria decisione. Di fronte a questo muro i lavoratori capiscono che l’unica arma che hanno in mano è lo stabilimento e i macchinari: si organizzano i turni, si organizza la mensa, si fanno striscioni con cui si tappezza il viale della zona industriale di Salerno che è disseminata di fabbriche chiuse o in crisi….

L’occupazione diventa oggetto di contrattazione con la Prefettura e la Questura che, si sa, difendono gli interessi della proprietà e non possono tollerare l’occupazione della fabbrica. Allora il sindacato dichiara che non è un’occupazione ma una “assemblea permanente” e concorda che nell’area dello stabilimento possano entrare solo i dipendenti sotto il controllo delle guardie giurate. Il direttore va tutti i giorni o quasi in ufficio, con la scusa di prendere documenti e con l’intento di continuare a esercitare la propria autorità, per scoraggiare la mobilitazione… ma queste misure non saranno sufficienti ad allontanare i comunisti e il resto del movimento dagli operai!

Ad ogni incontro in Assoindustria si tiene un presidio partecipato dagli esterni e, dopo l’ennesimo buco nell’acqua e riscontrata l’impotenza del sindacato, i lavoratori prendono coraggio e fanno il loro primo blocco stradale. Viene bloccata la strada dello shopping cittadino con uno striscione e, grazie alla nostra presenza e al nostro sostegno, si iniziano a lanciare slogan per spiegare ai passanti le ragioni della protesta e raccogliere la solidarietà dei cittadini, accorrono i giornalisti e accorre … il sindacato, che a questo punto rilascia anche interviste circa la lotta!

Questa piccola esperienza colpisce molto gli operai: hanno compiuto un’azione senza chiedere prima al sindacalista e hanno ottenuto il risultato di far accorrere i giornali e di aver comunicato con il resto della città, hanno reagito con forza e facendo rumore all’arroganza dell’azienda. Si può fare quindi! E prendono fiducia del fatto che quelle persone arrivate il primo giorno di occupazione, che si definivano compagni, effettivamente vogliono sostenere la lotta e danno anche buoni consigli su come muoversi! Non solo: hanno contatti con le altre fabbriche in crisi, altri lavoratori che stanno perdendo il lavoro, con cui dicono bisogna unirsi… E’ così che la Paif (altra azienda cartaria in chiusura sul territorio) riprende il presidio permanente fuori dai cancelli mentre un gruppo di operai sta ragionando su come costituire una cooperativa per l’autogestione dello stabilimento. Un gruppo di operai dell’Essentra va a conoscere e solidarizzare anche con i lavoratori della Centrale del Latte, partecipata in crisi del Comune di Salerno, con quelli di Pennitalia e altri arrivano allo stabilimento Essentra per solidarizzare, come quelli della Eldo.

Al Mumble Rumble di Salerno l’USB organizza un’assemblea pubblica e una delegazione di operai dell’Essentra partecipa al dibattito, assieme a disoccupati organizzati e altri lavoratori, per la prima volta prendono la parola in pubblico! Gli operai ora hanno orecchie per sentire ciò che il primo giorno di occupazione erano parole astratte e aliene: gli operai possono autogestire la produzione, possono lavorare senza padrone e anzi una società senza padroni è possibile e necessaria!

Una settimana dopo una delegazione dell’Essentra interviene al dibattito-workshop organizzato dal principale aggregato di forze popolari di Salerno “Rivolta la Città”, a cui partecipano anche l’ex Canalone (scuola occupata a scopo abitativo e di aggregazione), l’USB, singoli, professori universitari … dove si parla di lotta ma anche di autorganizzazione del lavoro come dice un compagno dei Cantieri Navali Megaride (vedi Resistenza 04/2014) e di occupazione delle case sfitte come testimonia un compagno di Magnammece o’ Pesone di Napoli. A questo punto, anche nelle assemblee all’interno dello stabilimento si parla della possibilità di autogestire…

A fronte delle iniziative di lotta e di mobilitazione autonome dalla contrattazione in corso tra azienda e sindacati, la CGIL propone di fare un pullman per andare a protestare sotto l’ambasciata inglese a Roma, ma gli operai ormai non ne vedono il senso e non ritengono possa essere utile alla vertenza. Soprattutto considerando che le istituzioni non hanno mosso un dito per imporre alla multinazionale il rispetto dei diritti dei lavoratori: la Regione Campania di Caldoro (ex PDL) non si è nemmeno presentata al tavolo in Regione! E il comune di Salerno, capitanato dal famoso sindaco sceriffo De Luca (PD), ha offerto sgravi fiscali all’Essentra per convincerla a restare in Italia! Evidentemente De Luca sa fare bene lo sceriffo con immigrati e venditori ambulanti, molto meno bene con le multinazionali. La condotta delle istituzioni locali non ci sorprende certo, anzi conferma una grossa capacità di fare affari a spese della collettività: come nel caso della Fiat, all’Essentra sono stati forniti soldi e uomini e quest’ultima una volta spremuto il limone va via lasciando 100 famiglie in strada. De Luca dal canto suo sostiene nei fatti la dismissione industriale e incita la speculazione immobiliare (“svolgendo al meglio” anche il compito di sottosegretario al Ministero dello Sviluppo!), portando così avanti il disegno di rendere la zona industriale una nuova area residenziale!

I lavoratori, e tra questi la RSU CGIL più giovane, forti delle piccole esperienze pratiche che fanno, decidono di costituirsi in Comitato di Lavoratori, producono un comunicato e iniziano a volantinarlo in città e a diffonderlo in rete. Una delegazione incontra un esperto per iniziare a ragionare su come mettere in piedi una cooperativa, su quali fondi far leva, come reperire le materie prime e come ricostruire la rete di distribuzione…

All’incontro successivo in Prefettura, nella piazza antistante, una delegazione della Paif e della Eldo, i disoccupati organizzati, le/i compagne/i di “Rivolta la Città”, l’USB, noi e anche una delegazione dei Giovani Comunisti, attendono l’esito dell’incontro assieme ai lavoratori. Mentre nel palazzo, al cospetto del direttore e delle istituzioni, la delegazione del Comitato di Lavoratori, forte di avere una RSU seduta al tavolo, fa mettere a verbale che i lavoratori hanno diritto di prelazione su stabilimento e mezzi in caso di dismissione da parte della proprietà. L’incontro in sé non è una svolta, ma il solo accenno da parte dei lavoratori alla possibilità di autorganizzarsi fa crescere la preoccupazione dell’azienda e anche del sindacato che vede scipparsi di mano il primato nella contrattazione…

Il Comitato di Lavoratori dell’Essentra aderisce alla manifestazione nazionale del 12 aprile e sfila in corteo con una piccola delegazione nello spezzone dietro lo striscione “casa-lavoro-scuola-sanità: facciamo rispettare la Costituzione” indetto dall’Unione Inquilini di Siena e Pistoia. I giovani operai, tra cui la RSU CGIL, partecipano per la prima volta a una manifestazione nazionale. Vedono con i propri occhi lo schieramento di classe in campo e il ruolo delle forze dell’ordine. Ritornano alla fabbrica ancora più convinti della strada intrapresa. Intanto stanno per scadere i 75 giorni previsti per la ricerca dell’accordo e a fronte della mobilitazione messa in campo, la determinazione degli operai che invece di scemare si rafforza, l’azienda cede. Si apre la crepa nel muro di arroganza e offre una buona-uscita di 20 mila euro a ciascun lavoratore. Ma lo zoccolo duro del Comitato dei Lavoratori vuole andare avanti e strappare tutto il possibile all’azienda anche a fronte della defezione di parte degli altri operai, che vorrebbero subito accettare le briciole che l’azienda offre per ottenere lo sgombero della fabbrica. La posta si alza invece ogni giorno in più trascorso dentro. A questo punto anche le pressioni per scoraggiare la lotta si intensificano: la RSU più anziana che sosteneva la linea del cedimento alla prima offerta di buona-uscita si dimette, il quotidiano La Città del gruppo repubblica pubblica un articolo allarmista sulle “possibili strumentalizzazioni degli extra parlamentari”… ma gli operai ci vedono lungo e hanno conquistato maggiore sicurezza di sé: stanno dirigendo loro la partita e il commento all’articolo è “ottimo! vuol dire che si stanno cagando sotto di noi!”. Per tutta risposta il Comitato dei Lavoratori ha indetto la Pasquetta in fabbrica. Per la mattina dell’incontro di chiusura dei 75 giorni di trattative è già in preparazione un presidio allargato a tutto il movimento operaio e popolare, perché – come ha detto Francesco trasferitosi a vivere nella fabbrica da 75 giorni – “le macchine e lo stabilimento sono nostri! Dobbiamo vedere cosa vogliono offrirci in cambio…
e se noi siamo disposti a ragionarne!”.

La Segretaria della Federazione Campania

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