Unità  d’Italia, anomalia italiana, Costituzione

Costituzione

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Le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità  d’Italia, le fanfare nazionaliste che le accompagnano, le “nostalgie” per una grande impresa italiana che grande e definitiva non è mai stata sono l’occasione per analizzare le origini e la natura dell’anomalia italiana lamentata da imprenditori, politicanti, giornalisti, storici e intellettuali che però si guardano bene dal dire in che cosa consiste e come superarla.

Ne parliamo non tanto per fare la voce fuori dal coro reazionario con cui le fazioni borghesi usano il 15o° anniversario dell’Italia unita, da una parte il nazionalismo di La Russa, Berlusconi, Napolitano, ecc. e dall’altra le pulsioni secessioniste di Bossi, Maroni e Borghezio, ma soprattutto perchè l’anomalia italiana è il contesto particolare e concreto da cui i comunisti e i lavoratori avanzati del nostro paese non possono prescindere nella lotta per uscire dalla crisi economica, ambientale, politica, sociale e intellettuale in cui i capitalisti, i banchieri, i finanzieri, gli speculatori e le loro autorità  nazionali e internazionali ci hanno sprofondati.

La retorica nazionalista sul 150° anniversario dell’Unità  d’Italia va a braccetto con le proposte e le iniziative per riformare la Costituzione, le ultime in ordine di tempo sono quelle sull’art. 41 e la giustizia della banda Berlusconi.

Non solo la “difesa della Costituzione”, ma sempre più l’attuazione della Costituzione è diventata la parola d’ordine che muove le forze, i movimenti, le associazioni e gli esponenti della società  civile (o almeno del grosso di loro) mobilitati contro la deriva autoritaria e liberticida che la destra reazionaria sta imprimendo al nostro paese.

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