Da nord a sud, l’ondata di mobilitazione che il 4 dicembre ha fermato lo scempio della Costituzione del 1948 va avanti nella lotta per l’applicazione delle sue parti progressiste e democratiche.

Riportiamo alcuni esempi che mostrano bene come, davanti alla Riforma Madia della Pubblica Amministrazione e al resto delle leggi varate dal governo centrale che colpiscono pesantemente le autonomie locali, c’è una resistenza attiva e crescente (e che si dispiega su ambiti variegati) da parte delle masse popolari, che non solo si mette di traverso ai tentativi di smantellamento ed eliminazione dei diritti costituzionali, ma che attraverso mille iniziative di base (in difesa dell’ambiente, della sanità pubblica, del lavoro, delle autonomie locali, ecc.) applica l’articolo 54 della Costituzione che impone ad ogni cittadino di agire per la sua attuazione.

Trentino-Alto Garda. Nel Consiglio della Comunità di Alto Garda e Ledro per azione del gruppo di maggioranza “Malfer presidente” passa la mozione che vieta finanziamenti e spazi pubblici a “fascisti conclamati e dintorni” e che impone come requisito per l’assegnazione di spazi e contributi pubblici il non aver subito condanne, anche con sentenza non definitiva, per reati legati alla legge Mancino 205 del 1993 e alla legge Scelba 642 del 1952, nonché a prevedere nei moduli di richiesta di utilizzo di spazi pubblici una dichiarazione esplicita di riconoscimento nei valori antifascisti espressi dalla Costituzione. Inoltre, si punta a istituire meccanismi che impediscano qualsiasi forma di supporto (contributi, patrocini, ecc. ) a quanti, pur avendo sottoscritto la dichiarazione di antifascismo – presentino (dopo verifica sullo statuto, sui siti Internet o social network, nell’attività pregressa o per violazione delle leggi in materia) richiami all’ideologia fascista, alla sua simbologia, alla discriminazione etnica, religiosa, linguistica o sessuale. Si domanda inoltre maggiore vigilanza al corpo di polizia locale nel contrasto a tali situazioni e in particolare alla diffusione davanti agli istituti scolastici di volantini inneggianti alla discriminazione, all’odio e alla violenza per motivi sessuali, linguistici, etnici o religiosi.

Vicenza. Nel cantiere di Borgo Berga, quartiere in costruzione e più semplicemente eco-mostro abusivo e sotto indagini della procura per irregolarità dei lavori, gli attivisti di #vicenzasisolleva sono tornati nel cantiere con un “provvedimento di sequestro”, diffidando il privato Sviluppo Cotorossi dal proseguire nelle attività edificatorie (costruzione di nuove palazzine) e dal rimuovere i sigilli apposti al cantiere con una saldatrice.

Un sequestro dal basso”. Una parte del cantiere di Borgo Berga è stato sottoposto a sequestro dalla Procura di Vicenza il 4 novembre 2015, nell’ambito dell’inchiesta che coinvolge 18 indagati tra cui il direttore generale del Comune di Vicenza, Antonio Bortoli.

È ormai acclarato, anche dalla magistratura, che le irregolarità e gli abusi insistono sull’area del cantiere di Borgo Berga dall’anno 2008. Quelli che vengono giuridicamente considerati “abusi” o “anomalie” si sono trascinati negli anni nel silenzio degli organi preposti”. Per questo, a fronte del silenzio delle istituzione e in particolare del Comune, ad occuparsi della chiusura del cantiere è stato “l’ufficio sollevazioni dell’Altrocomune di Vicenza”.

Napoli. Il presidio permanente, composto da utenti e lavoratori, occupa l’ospedale S. Gennaro dei Poveri. “Questa mattina abbiamo deciso di riprenderci l’ospedale lasciato da troppo tempo alla mercificazione del servizio pubblico. 20 milioni di euro di debito giustificano la chiusura? Chi ha fatto questo debiti? Come mai a pagare la cattiva gestione amministrativa sono sempre i cittadini? Il Governatore De Luca aveva fatto promesse sulla riconversione, che non sono state mantenute: primo soccorso h24, one day surgery e strumentistica per garantire il primo soccorso. E’ per questo che De Luca si deve dimettere come Commissario alla Sanità campana, il quartiere Sanità sta alzando la testa e si sta riprendendo ciò che è suo.”

A novembre il presidio aveva chiuso lo sportello Ticket per garantire il controllo popolare sul riassetto dell’attività ospedaliera e soprattutto il diritto costituzionale alla sanità gratuita per tutti. Cittadini e lavoratori stanno applicando l’articolo 32 della Costituzione (ad ogni individuo va garantito il diritto alla salute e deve ricevere assistenza medica gratuitamente), ma sono andati oltre. Il passo avanti è stato infatti la comprensione che la difesa e la conquista di un diritto fondamentale come la sanità, non può essere delegata alle richieste al De Luca di turno né trattata come questione contabile (c’è il debito, si chiude l’ospedale), ma deve essere il più possibile frutto del protagonismo dei cittadini. Per questo, il comitato si è occupato di stendere un piano alternativo elaborato da lavoratori dell’ospedale e cittadini del quartiere, che metteva al centro le esigenze delle masse popolari e che rigettava la visione della sanità come una merce su cui speculare. Un primo risultato sono state le conquiste in termini di aumento dei servizi che l’ospedale San Gennaro continuerà a offrire al quartiere. Riportiamo uno stralcio del comunicato della Sezione di Napoli Centro del P.CARC che sintetizza i passi da fare per vincere la battaglia in corso:

– “Consolidare il comitato e dargli una struttura più solida e permanente;

– Chiamare a raccolta tutti i cittadini della Sanità e aprire la struttura a tutto il quartiere, rendendolo centro di confronto, controllo e decisione su temi precisi: lavoro, casa, scuola, sanità, ambiente e luoghi di aggregazione;

– Incominciare a mettere in pratica quello che il comitato decide senza aspettare il permesso o le concessioni di De Luca, Renzi o chiunque altro. Quello che conta è il volere popolare!

– Coordinare la lotta del San Gennaro e del resto del quartiere alle lotte di tutta la città di Napoli e dell’intero paese. Legare la lotta particolare alla lotta generale, quindi, è necessario per: a) Cancellare il decreto ministeriale n.33; b) Richiedere il ritiro dl commissariamento della sanità campana; c) Liberare i quartieri della città dal degrado e lo sfruttamento; d) Ridare l’ospedale al quartiere Sanità.

Per fare tutto questo bisogna rompere con il potere centrale costruendone uno nuovo, fatto di partecipazione e decisione dal basso che oggi deve porsi l’obiettivo di applicare le parti della Costituzione che tutelano gli interessi delle masse popolari”.

Massa-Carrara. La crescente mobilitazione dei cittadini per riportare la gestione del servizio idrico locale tra i servizi pubblici e toglierlo dagli artigli della società Gaia SPA ha ottenuto un’importante vittoria: promuovendo la contestazione di massa delle bollette (esose e ingiustificate) che Gaia dispensava, anche a fronte di un servizio scadente e spesso al di sotto della soglia necessaria al fabbisogno giornaliero, le istituzioni locali sono state costrette a farsi carico della questione (con consigli comunali, assemblee, ecc.) e Gaia ha dovuto interrompere i distacchi idrici effettuati illegittimamente.

Una vittoria che assume ancora più rilievo, se si somma a quanto la mobilitazione popolare ha ottenuto in provincia di Frosinone: spinti dal movimento per l’acqua pubblica (sono decine di comitati) al lavoro sin dal 2011 per l’applicazione del referendum con la Campagna di Obbedienza Civile, ben 82 comuni hanno ottenuto la risoluzione del contratto con ACEA (alternativa laziale di Gaia) e nel corso del 2017, il servizio tornerà pubblico.

Una vittoria che, facendo leva sulla legittimità dell’applicazione del referendum e sulla disobbedienza civile alle leggi ingiuste (tramite autoriduzioni, contestazioni, mobilitazioni ecc.) ha sancito, ancora prima del recente pronunciamento della Corte Costituzionale, l’illegittimità della Riforma Madia per quanto riguarda il pacchetto di articoli relativi a dirigenza, società partecipate, servizi pubblici locali e pubblico impiego, con cui si “imponeva per legge” la gestione privata dei servizi pubblici. Infine, una vittoria popolare che ribadisce che è legittimo tutto ciò che è interesse delle masse popolari.

Dall’assemblea di Roma Ricominciamo dal NO(i)”

ricominciamo-dal-noi

“L’unica politica è quella di sinistra, cioè quella che fa gli interessi dei poveri, perché i ricchi si aiutano da soli”. Cosi afferma Alessio Pascucci, Sindaco di Cerveteri, all’assemblea “Ricominciamo dal NO(i)” chiamata dalla rete Città in Comune lo scorso 11 dicembre a Roma. L’evento, introdotto da Sandro Medici, ex presidente di Municipio della capitale e candidato Sindaco alle scorse elezioni amministrative, metteva al centro l’esito referendario del 4 dicembre, la sua valorizzazione, l’applicazione della Costituzione, il ruolo delle forze della sinistra e i rapporti con i propri referenti. Gli interventi sono stati numerosissimi e si sono susseguiti fino al pomeriggio inoltrato nell’accogliente sala in Largo dello Scoutismo e hanno visto la partecipazione di sindaci dal nord al sud, sindacalisti, esponenti della sinistra borghese (Ferrero, Fassina) e dell’associazionismo. Tutti gli interventi convergevano sul fatto che la vittoria del NO ha origini sociali e che è stata un NO di classe, poiché ha interessato le regioni povere, i giovani presi in giro dalla narrazione “neoliberista”, i disoccupati e i lavoratori precari, senza sottovalutare che comunque parte del fronte del NO è egemonizzato dalle destre, così come i malumori delle masse popolari verso l’establishment finanziario, politico e culturale si sono espressi all’estero attraverso le contraddittorie vittorie di Trump e della Brexit.
Altro punto fondamentale di discussione è stato il ripartire a fare politica di sinistra e con quali strumenti e quali metodi: dal partito non più somma di sigle, ma coordinamento di comitati, gruppi e associazioni locali che abbiano l’autorevolezza di proporre percorsi comuni, fino alla questione cardine di non andar più a cercare fiducia dalla gente, ma aver fiducia nella gente. Un consigliere comunale di Pisa, Ciccio Valente, afferma che non è importante l’unità formale a sinistra quanto invece lo è quella programmatica attorno a un programma alternativo di società che vada a migliorare le condizioni materiali della popolazione e poi, aggiunge a mo’ di monito, il tener fede nella pratica a questo programma.
Un intervento di una compagna di Napoli, Anna Fava, città fiorente di comitati, associazioni, centri sociali e guidata dal punto di riferimento delle città ribelli, Luigi De Magistris, afferma che la resistenza in Italia è già in corso, con circa 30.000 associazioni e gruppi di lotta sparsi per il paese, che tuttavia agiscono in maniera poco coordinata e senza un obiettivo comune.Insomma, dai resoconti degli interventi degli amministratori locali, le condizioni per creare amministrazioni locali d’emergenza e le condizioni per il Governo di Blocco Popolare ci sono tutte (un dato quantitativo: l’appello per il NO al referendum lanciato dalla rete ha raccolto 700 adesioni di Amministrazioni locali o amministratori…) occorre solo ampliare le prospettive. Perchè, nonostante la Rivoluzione e il Socialismo siano stati i grandi assenti dai discorsi e dagli interventi la capacità costruttiva delle masse popolari organizzate si può esprimere solo in antagonismo alla capacità distruttiva della borghesia e per rendere reale questo principio occorre la dittatura degli oppressi sugli oppressori e il Governo di Blocco Popolare è tappa di questo percorso rivoluzionario.
Un compagno della Sezione di Roma

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